venerdì 15 maggio 2020

UNA INFORMAZIONE E UNA RIFLESSIONE PREZIOSE

La crisi del pontificato di Francesco. 

Un'analisi di Massimo Faggioli  

Adista 2/5/2020
Le importantissime intuizioni spirituali di Papa Francesco rischiano di disperdersi, perché non sono ancora state tradotte e inserite in un quadro di riforme istituzionali e strutturali. 
E il pontificato di Bergoglio di essere una grande occasione mancata per la Chiesa cattolica. E' la conclusione della puntuale analisi dello storico e teologo Massimo Faggioli docente nel Dipartimento di Theology and religious studios alla Villanova university di Philadelphia (USA), il quale, in un lungo articolo in due puntate pubblicato sulla Croix internazional disegna quella che sembra essere un avere propria crisi del settimo anno del pontificato di Francesco, incanalato in fase declinante, a meno che lo stesso Bergoglio non sia in grado di avviare presto un' inversione di tendenza. 
La diagnosi appare assai significative per due ulteriori motivi: non è pubblicata su uno dei media della galassia conservatrice e ostile a Francesco, ma sul più autorevole quotidiano cattolico francese, nella sua versione internazionale; e non arriva da un oppositore del Papa argentino, bensì da uno studioso che ha guardato sempre con attenzione simpatia al pontificato di Bergoglio, come ammette egli stesso in coda all'articolo. "Queste preoccupazioni riflessioni sono quelle di un laico o cattolico la cui vita è stata profondamente trasformata da Papa Francesco in molti modi", scrive Faggioli nella traduzione italiana dell'articolo curata da Finesettimana. "Ma sento il dovere, in filiale devozioni al Papa, di aiutare la mia chiesa a capire l'urgente bisogno di riforme. Uno dei teologi preferiti di Francesco, Yves Congar, nel suo memorabile libro Vera e falsa riforma della Chiesa indicava quattro atteggiamenti necessari per la riforme: obbedienza, pazienza, comunione e moderazione. Ma nella stessa sezione del libro ricordava ai leader della Chiesa la loro responsabilità di non essere troppo paziente". 

Meriti e limiti del pontificato
Dopo aver riconosciuto i grandi meriti di Francesco (la liberazione dell'insegnamento morale cattolica "dalla sua camicia di forza ideologica", la riabilitazione di teologi costretti al silenzio da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, l'attenzione ai problemi socio economici) Faggioli elenca quelli che sono i due nodi che sembrano aver determinato un arretramento del suo progetto riformatore-il ruolo del prete e delle donne-e le cause che hanno bloccato la progressività del pontificato: lo stile di governo, la prassi della pressione delle opposizioni interne, i limiti teologici di Francesco. Lo stile di governo si sintetizza in sostanziale non intervento sulle questioni più spinose, che "ha prodotto alcuni effetti collaterali negativi, come il rilancio dei tradizionalismo liturgico non solo ha permesso che la scelta tradizionalista continuasse ma non ha fatto nulla per impedire agli importanti uffici ed officiali del Vaticano di incoraggiarla, cosa che ha peggiorato la situazione specialmente per alcune chiese locali". 
Gli oppositori interni che hanno contribuito al rallentamento del processo riformatore non sono estremisti o figure marginali con me l'ex Nunzio apostolico negli USA Carlo Maria Viganò (il quale non deve aver gradito la citazione, dal momento che, intervistato da Aldo Maria Valli per il proprio blog, ha parlato di  "un certo Massimo Faggioli altero nel nome e  sgrammaticato nel cognome") ma pezzi da 90 della curia romana: l'ex prefetto della congregazione per la dottrina della fede, cardinali Gherard  Muller; il prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti cardinal Robert Sarah; E lo stesso Papa emerito Benedetto XVI coinvolto da Sarah nel libro contro l' allentamento della norma canonica dell'obbligo celibato per i presbiteri, pubblicato proprio mentre Francesco si apprestava a pubblicare l'esortazione apostolica post sinodo amazzonico che aveva discusso proprio di quella questione, proponendo l'ordinazione presbiteriale di diaconi sposati e con famiglia. Infine "i limiti della teologia di Francesco quando parla di clericalismo e di donne". 

Le riforme mancate: donne e preti
"Fino ad ora-spiega Faggioli-la maggior parte delle persone credeva che il Papa argentino, indipendentemente dal suo modo di esprimersi derivante dall'uso di una seconda lingua o di espressioni particolari, fosse fondamentalmente aperto a cambiamenti disciplinari e a sviluppi compatibili con una comprensione organica della tradizione. Ma dopo l'ultimo anno, con Querida Amazzonia e la decisione della nuova commissione sul diaconato femminile, alcuni si chiedono se il pontificato di Francesco sia giunto al limite delle possibili riforme". Due, sono i punti che dimostrano la battuta d'arresto, se non un vero e proprio arretramento del processo riformatore. Il primo riguarda il ruolo delle donne nella Chiesa, a partire dalla questione diaconato femminile. "Al termine dei suoi lavori,-scrive Faggioli- la prima commissioni sul diaconato femminile ha steso una relazione finale che però non è mai stata resa pubblica. 
Ci si chiede a buon diritto il perché. 
In una chiesa sinodale è giusto aspettarsi una certa dose di trasparenza. La formazione di una seconda commissione è stata annunciata l'8 aprile. Nessuno tra i sette uomini e cinque donne che compongono questo gruppo proviene dal sud del mondo. Questo è molto difficile da capire e perfino impossibile da giustificare, specialmente per un Papa che ha fatto tanto per la crescita della comprensione della dimensione globale della Chiesa cattolica. Francesco dice che è necessario ascoltare tutte le parti prima di prendere una decisione. E questo è assolutamente giusto. Purtroppo è difficile ritenere che questa seconda commissione rappresenti differenti visioni". E la seconda è la già richiamata questione dell'allentamento dell'obbligo del celibato ecclesiastico, richiesto dalla maggioranza dei partecipanti al sinodo speciale dei vescovi dell'Amazzonia ma respinta da Francesco. 

Non c'è cambiamento senza riforme
"Papa Francesco è stato molto più efficace nel decostruire un paradigma ecclesiastico e teologico culturalmente e storicamente limitato che nel costruirne uno nuovo, ma quando si è trattato di riforme strutturali nella Chiesa, l' ottantatreenne Papa appare come un uomo di parole profetiche più che di concrete decisioni, parole che favoriscono una conversione personale piuttosto che un cambiamento istituzionale. Per quanto Francesco sia forte nell'offrire intuizioni spirituali che cambiano la vita a livello di conversione individuale e collettiva, il problema del cambiamento strutturale da un punto di vista sistematico ed ecclesiologico non è stato mai realmente impostato (neppure alla luce della tragedia della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica).
La visione trasformatrice di Francesco è un dono dello Spirito Santo, quando parla di argomenti sociali, economici, ambientali e in termini di ecclesiologia della famiglia, ma poi sembra bloccarsi quando si tratta di strutture ecclesiastiche di peccato e quando si tratta di sviluppo dottrinale riguardante i ministeri. 
Il fatto è che anche la conversione pastorale richiede qualche conversione ecclesiastica strutturale ma Francesco non vuole andare in quella direzioni, almeno non ancora e l'ecclesiologia del popolo di Dio necessità di cambiamenti di struttura. Se questi cambiamenti non vengono anche dall'alto l'ecclesiologia del popolo di Dio non va da nessuna parte". Conclude Faggioli "Francesco ha ragione: è il momento di porsi obiettivi a lungo termine. Durante gli ultimi sette anni  ha messo a fuoco dei modi di raggiungere i fedeli non mediati dai canali curiali. Cambiamenti epocali come quelli che ci sta chiedendo di fare, ovviamente, hanno bisogno di tempo. Non c'è dubbio che senza profondi cambiamenti spirituali e culturali ogni cambiamento esterno sarà di breve durata o, peggio, deludente. Anche qui bisogna giocare su lungo termine. Il problema è che senza decisioni su temi istituzionali e strutturali (e in particolare su donne e ministeri) in alcune chiese semplicemente potrebbe non esserci uno lungo termine. Francesco ha cambiato profondamente la vita di tantissime persone e sta rendendo la Chiesa cattolica più Evangelica. Questo è dovuto in gran parte alla sua impareggiabile abilità di offrire una lettura  spirituale delle situazioni esistenziali. Ma anche questo cambiamento ha bisogno di cambiamenti strutturali. Lui e i vescovi non dovrebbero screditare o respingere le richieste di riforme istituzionali ritenendole tecnocratiche o élitarie perché la Chiesa è istituzioni. 

Luca Kocci