giovedì 3 settembre 2020

Viaggi, regali e favori  
Cantone chiede il processo a Palamara


ROMA - Interrogatori fiume, memorie e controprove non li hanno convinti: la procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex consigliere del Csm Luca Palamara. L'accusa per lui, per la sua amica Adele Attisani e per l'imprenditore Fabrizio Centofanti è di corruzione. Per un quarto indagato, Giancarlo Manfredonia (titolare di un'agenzia di viaggi) i pm hanno chiesto il processo per il reato di favoreggiamento, mentre è stata stralciata la posizione di Luigi Spina, anche lui ex componente dell'organo di autogoverno della magistratura: accusato in concorso con Palamara di rivelazione di segreto d'ufficio, ha chiesto la sospensione del procedimento e la messa in prova. A questa istanza ha dato parere favorevole la procura, ora tocca al gip decidere.

E sarà sempre il giudice a dover stabilire se mandare a processo questi 4 indagati. Le accuse sono sempre quelle del 415. Ovvero sette soggiorni dell'ex pm con la Attisani, tra il 2014 e il 2017: da Favignana alle terme in Toscana passando per Londra e Dubai. Altri tre viaggi sono stati fatti dall'ex consigliere con la sua famiglia: Madonna di Campiglio, Madrid e Sardegna. Tutte utilità, secondo la ricostruzione dei sostituti Gemma Miliani e Mario Formisano coordinati dal nuovo procuratore capo Raffaele Cantone, di cui Palamara avrebbe beneficiato per la sua funzione di componente del Csm. E la sua amica Attisani sarebbe stata "l'istigatrice delle condotte delittuose". Agli atti, oltre alle vacanze, ci sono lavori a casa dell'insegnante, offerti da Centofanti per 66 mila euro.

Chiesto il processo anche per Manfredonia, titolare della Circum Viaggi. A metà luglio i magistrati hanno notificato a Palamara un nuovo avviso di garanzia per altri episodi di corruzione: viaggi e uno scooter in comodato d'uso. E poi c'è il disciplinare, al vaglio del Csm: agli atti dell'inchiesta ci sono migliaia di chat e conversazioni dell'ex presidente Anm e leader di Unicost che rivelano una serie di accordi per stabilire incarichi e nomine al vertice di tutti i tribunali d'Italia. Trattative che Palamara faceva con i suoi colleghi ma anche con i dem Luca Lotti e Cosimo Ferri. Ed è proprio sulle conversazioni da far trascrivere che il giudice di Perugia si esprimerà il 21 settembre. «Prendiamo atto della richiesta di rinvio a giudizio nonché della conferma della derubricazione delle iniziali imputazioni» (l'accusa di aver ricevuto 40mila euro per la nomina del procuratore di Gela): questo il commento dei difensori Mariano e Benedetto Marzocchi Buratti e Roberto Rampioni.
Maria Elena Vincenzi

(la Repubblica 26 agosto)

L'indagine dei pm antimafia
Aiuti ai boss, arrestata direttrice di Rebibbia


Favori a boss detenuti, trasferimenti ritardati o ignorati di importanti capo-mafia, inspiegabili concessioni distribuite fra luogotenenti e generali dei più importanti clan calabresi finiti in cella. Sono queste alcune delle accuse che sono costate i domiciliari a Maria Carmela Longo, ex direttrice del carcere di San Pietro di Reggio Calabria, da un anno alla guida della sezione femminile della casa circondariale di Rebibbia. I pm della procura antimafia della città calabrese dello Stretto, guidata da Giovanni Bombardieri, le contestano il reato di concorso esterno. Ma la funzionaria potrebbe non essere l'unica al centro dell'inchiesta: nel mirino anche diversi agenti penitenziari che avrebbero collaborato nell'omaggiare di piccoli e grandi favori i boss detenuti. - alessia candito

(la Repubblica 26 agosto)