L’ospedale è vuoto e il paese lo occupa
Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti
CARIATI (CS)
Il Manifesto
19.02.2021
Non
si sono estinti in Calabria i sit-in dei comitati popolari in lotta per
la sanità pubblica. Davanti ad ospedali dismessi e strutture
incompiute, gruppi spontanei di cittadini espongono striscioni e
invocano l’immediata attivazione di presidi medici sul territorio. A
Cariati, dove da 100 giorni i comitati occupano alcuni locali
dell’ospedale in segno di protesta, un’intera popolazione pone domande
che attendono risposte.
GIÀ IL CARTELLO
all’ingresso del territorio municipale mescola pubblico e privato:
«Benvenuti a Cariati. Firmato: i Greco». Di solito la segnaletica reca il
logo delle amministrazioni comunali.
Qua invece il segnale è griffato
da una delle famiglie calabresi impegnate nella sanità privata. Tre sono
le cliniche di sua proprietà nella sola città di Cosenza, lontano
capoluogo di una provincia che sul versante ionico termina proprio qui,
sul confine tracciato dal fiume Nicà, dove nel 510 A.C. sibariti e
crotoniati combatterono una delle battaglie più sanguinose dell’età
antica.
Anche il sindaco è una Greco, stirpe intraprendente che progetta
la realizzazione di altri ospedali privati. Uno avrebbe voluto
costruirlo in casa propria, a Cariati.
Eppure
un ospedale c’era già, quello pubblico, e adesso riposa agonizzante
sulla via principale della marina. È in perfette condizioni, ma chiuso.
L’edificio da 13mila metri quadrati, 150 posti letto attivabili subito,
vanta addirittura un laboratorio d’analisi funzionante, però non
operativo per mancanza di personale. Tornerebbe utile in piena emergenza
pandemica.
Di quello che un tempo fu l’ospedale di Cariati rimane in
piedi solo la facciata, il «Punto di primo intervento», in realtà un
centro di smistamento per 12mila accessi all’anno. «Tutti i reparti sono
chiusi. Allora, quando stiamo male, veniamo qua e ci dicono dove
possiamo andare a morire», spiega un anziano signore che partecipa
all’occupazione. Se tutto il resto dell’ospedale non è stato ancora
vandalizzato, il merito è soprattutto dei pochi operatori sanitari
rimasti, ma anche del comitato popolare che lo occupa. «Il primo ad
entrare ed a chiedere che sia rimesso in funzione sono stato io. Poi i
comitati “Le Lampare BJC”, “Uniti nella Speranza”, “Escia a mare”. Alla
fine è arrivato tutto il paese con gli striscioni e non ce ne siamo
andati più», spiega orgoglioso Mimmo Scarpello, detto “il Massaro”. Al
suo fianco ha le idee chiare Mimmo Formaro, giovane attivista che
racconta la storia della mobilitazione con la bandiera del “Che” alle
spalle.
UN COGNOME che a Cariati devi
pronunciare sottovoce è Scopelliti. Sentendolo, la gente ti guarda male.
Fu lui il presidente di Regione quando fu avviato il «Piano di
rientro». Dal governo centrale arrivò l’ordine di risanare il buco nel
bilancio. Tra gli ospedali massacrati c’è anche questo, il «Vittorio
Cosentino» di Cariati, l’unico che aveva il bilancio in attivo.
IL
«CENTRO DI ECCELLENZA». Così, lungo questo tratto della fascia jonica,
300mila abitanti sono senza cure. Ogni 1000 persone il numero dei posti
letto disponibili è 0,98, contro i tre della media nazionale. Tra
Policoro, in Basilicata, e Crotone, 60 chilometri a sud, l’unico
ospedale aperto sarebbe quello di Rossano, che comunque dista 40
tortuosissimi chilometri. Ma la recente infelice idea di impiantarvi un
centro Covid ha ridotto l’ospedale rossanese al collasso. «Qui la
pandemia è arrivata molto tempo prima del 2019 – spiega Mimmo Scarpello
-. La nostra pandemia è l’infarto. Da quando hanno chiuso il reparto di
Cardiologia l’indice di mortalità è schizzato dal 3 al 10 per cento.
Arrivamo morti al primo intervento d’urgenza, anche perché non abbiamo
ambulanze medicalizzate».
Disagi
moltiplicati per le donne partorienti. Giovanna è un’ex ristoratrice.
Adesso il suo ristorante è chiuso. Giovanna fece in tempo a mettere al
mondo qui i suoi tre figli, prima che il commissariamento decretasse
anche la chiusura di Ostetricia e Ginecologia.
E pensare che al tempo di
Scopelliti la Regione promise di trasformare l’ospedale di Cariati in
un «centro di eccellenza». Trascorse poco tempo da quell’annuncio
roboante e il commissariamento ripiegò sulla formula di «Casa della
Salute», che gli occupanti liquidano come «uno stratagemma per ottenere
due risultati: abbattere una volta per tutte la possibilità di
restituirci l’ospedale e consentire ai privati di rientrare in gioco
appaltando la gestione dei principali servizi e delle prestazioni più
richieste».
Al tramonto davanti agli
striscioni si formano capannelli spontanei di anziani. Qualcuno ricorda
che il commissario Longo ha promesso che verrà per un sopralluogo,
«ancora però non s’è visto». Il prossimo striscione appeso
all’inferriata potrebbe essere un messaggio rivolto a lui: «Il paradiso
può attendere. Cariati no». Prima che pure Longo si dimetta.