CELEBRAZIONE COMUNITARIA DI DOMENICA 25 APRILE 2021
Il piano di Dio non finisce mai
P. Saluto all’assemblea
T. Ecco tornare il momento in cui vogliamo raccoglierci per cantare le lodi di Dio, per ascoltare insieme la Parola di Dio, per accoglierci gli uni e le altre. Che gioia ritrovarci! Benediciamo Dio e apriamo il cuore al Suo soffio, perché sia coinvolto e rinnovato.
1. “Metterò la mia legge nella loro mente, la scriverò sul loro cuore: sarò il loro Dio ed essi il mio popolo”.
2. Dio, che ami tutte le genti, che hai posto l’arcobaleno di pace tra Te e noi, aiutaci ad ascoltare oggi la Tua voce.
1. Tu hai seminato nei nostri cuori la Tua Legge: ma noi non sempre la ritroviamo.
2. Tu ci proponi di avere un cuore nuovo: ma la novità a noi fa paura.
1. Tu ci indichi la strada della vita vera: ma quante volte preferiamo le mete effimere del provvisorio, quelle appariscenti, quelle che fanno notizia.
2. Tu ci aspetti pazientemente: ma noi abusiamo della Tua pazienza ignorando i Tuoi segnali, i Tuoi inviti.
1. Tu ci lasci liberi di costruire con Te un mondo nuovo: ma noi crediamo spesso di conoscere in anticipo i Tuoi pensieri.
2. Tu ci indichi gli altri e le altre come Tua immagine: ma noi ci concentriamo sul nostro io.
T. Sappiamo che ciò che conta è la giustizia, la solidarietà, l’amore, il rispetto reciproco: eppure i nostri occhi guardano altrove;
Ma tu, o Dio, prendici per mano nelle nostre indecisioni e nelle nostre paure. Aiutaci ad aprire i nostri cuori a Te, ai fratelli e alle sorelle; concedici la capacità di rinascere ogni volta che Tu ce lo chiedi.
LETTURE BIBLICHE
Giobbe, cap. 37, 5-16
Dio tuona mirabilmente con la sua voce, opera meraviglie che non comprendiamo! 6Egli infatti dice alla neve: «Cadi sulla terra» e alle piogge torrenziali: «Siate violente». 7Nella mano di ogni uomo pone un sigillo, perché tutti riconoscano la sua opera.
[...] 10Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e le distese d'acqua si congelano. 11Carica di umidità le nuvole e le nubi ne diffondono le folgori.
[...]
14Porgi l'orecchio a questo, Giobbe, férmati e considera le meraviglie di Dio. 15Sai tu come Dio le governa e come fa brillare il lampo dalle nubi? 16Conosci tu come le nuvole si muovono in aria? Sono i prodigi di colui che ha una scienza perfetta.
Atti 1, 6-8
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
Genesi 18, 22-26
23Abramo si avvicinò [al Signore] e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? 24Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25Lontano da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo».
Predicazione e interventi
Chi possiede il disegno di Dio? La fede e Dio che cammina con noi
1. Fuori dal contesto della storia di Giobbe, il passo che abbiamo letto restituisce poeticamente l’intuizione di un ebreo del quinto secolo avanti Cristo: nella potenza dei formidabili fenomeni naturali si manifesta la grandezza inarrivabile di Dio. Questa intuizione ci può aiutare a riflettere.
È così anche per noi nella modernità; di fronte allo spettacolo di un paesaggio rupestre quieto e maestoso ci emozioniamo e sentiamo che non vi è nessuna migliore espressione del progetto di Dio. È un’ebbrezza che dura un istante. Se ci voltiamo in un’altra direzione, lo scenario cambia e nel fluire senza sosta dell’acqua cristallina di un torrente avvertiamo altrettanto chiaro il manifestarsi dello stesso disegno. E non è così anche per il canto degli uccelli e la brezza serale dopo un calda giornata d’estate?
Sì; dobbiamo ammettere che è così. Nel suo insieme, la multiforme diversità del mondo in cui viviamo, di cui la nostra individuale unicità fa parte, esprime il disegno di Dio. Questa intuizione, come quella di Giobbe, può servirci a qualcosa.
Queste sagome colorate sono diverse per forma e colore, ma ognuna copre la stessa superficie; ciascuna ha la stessa estensione. Sono rappresentazioni diverse di una uguale quantità di superficie. Un solo messaggio, tante forme e colori. Oggi vedo il quadrato, domani il cerchio. Tu vedi il triangolo rosso e io vedo il rombo verde.
Il nostro percorso per costruire il regno di Dio non è certamente l’unico e l’idea che si possa possedere quello giusto sembra cozzare con la stessa realtà complessa con la quale interagiamo ogni giorno e che intuiamo essere espressione di Dio. L’incontro e la condivisione con donne e uomini nella loro innumerabile diversità possono solo aggiungere al nostro altri frammenti del grande disegno per arricchirci nel lungo viaggio verso la nostra piena realizzazione individuale e comunitaria.
2. La conversazione simbolica al momento del commiato da Gesù riportata negli Atti (1, 6-8) presenta il contrasto tra due estremi: l’essere e il divenire, il possesso e la ricerca, la staticità e il dinamismo.
I discepoli chiedono esplicitamente se sia questo il momento della ricostruzione del Regno. La domanda è lecita, date le attese di una comunità ancora in parte confusa dalla crocifissione e che ha nutrito aspettative di cambiamento, di rivoluzione politica nell’immediato.
Nella domanda dei discepoli io riconosco la nostra innata voglia di possedere, in questo caso la conoscenza della verità, dell’imminente futuro. Il desiderio di possesso è profondamente radicato nell’uomo. È probabilmente una caratteristica originaria, primaria del nostro essere; può aiutare nel cammino verso la pienezza di sé? In questo contesto il possesso mi fa pensare
alla staticità. In che direzione si può andare quando si possiede già qualcosa? Possedere sembra piuttosto l’obiettivo finale che non una tappa di un percorso. Non somiglia affatto al nostro mondo in costante divenire.
Nella risposta di Gesù “Non spetta a voi conoscere i tempi o momenti… ma riceverete la forza dallo Spirito Santo… e sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” vedo il dinamismo che è proprio della fede, della fiducia, in contrasto con il possesso e la sua staticità. La fiducia in un progetto è per sua natura proiettata verso il futuro attraverso l’operare in un presente in continua evoluzione.
Se il possesso, nella sua compiutezza, neutralizza il presente fissando lo sguardo su un incombente passato, la fede realizza un continuo cambiamento verso una sempre maggiore, dinamica crescita. La realizzazione del Regno è un progetto in continua costruzione, passo dopo passo, attraverso il contributo di tutti. Certo, con gli occhi del disincanto, queste parole possono sembrare roba da sognatori. Ma la fiducia è la linfa dei sogni buoni, quelli per cui vale la pena di lottare.
Se guardiamo questo grafico di una sinusoide, la forma delle onde, la somma complessiva del valore di tutti I punti della curva è zero. La somma non tiene conto della morfologia della sinusoide, della sua interna vitale dinamicità fatta di creste e di vallate. Io direi che anche se la somma finale è zero, percorrerla vale la pena. E poi pensiamo a quanto è importante questa semplice forma: onda è la luce, onde sono i suoni, con le onde radio si trasmettono le idée, la musica… Sì, la somma totale è zero, ma non ci dobbiamo lasciare ingannare. In fondo vivere non richiede necessariamente vincere (qui cito don Franco) e Gesù con la sua ricchissima e feconda esperienza di vita ne è una chiara prova!
3.Nel dialogo del Signore con Abramo, un grande esempio di fede, un uomo in cammino, io vedo una rappresentazione di Dio che ci accompagna. Abramo interroga il Signore e alla fine sembra che Dio sviluppi a passi una decisione a proposito del futuro di Sòdoma e dei suoi abitanti.
Dio si manifesta nel mondo intorno a noi, nei rapporti che noi creiamo, nella rete di relazioni e nel supporto che noi ci diamo camminando insieme. Come Abramo, Mosè, come Gesù anche noi partecipiamo alla sempre più completa realizzazione di quel sogno che anima i percorsi di tutte le persone di fede. In un certo senso anche noi, operando in questo mondo in perenne trasformazione, siamo piccoli occhi e piccole mani di Dio. Lo accompagnamo in un cammino in cui ha smesso di nascondersi tra le nuvole, di vestire l’armatura di Signore degli eserciti ed è diventato padre che ci viene incontro, amico che ci sa ascoltare, costruttore di libertà e di un regno che si definisce e si realizza passo dopo passo, istante dopo istante adesso e nel futuro.
1. Tu ci conduci verso la sapienza più profonda: non è importante aver chiarito ogni cosa. La Tua Parola non è il faro che elimina ogni dubbio, che dissipa ogni tenebra e dilegua ogni incertezza, ma la lampada che ci aiuta a camminare anche nel buio.
2. Con essa Tu porti nei nostri cuori una fiamma e ci inviti a tenerla accesa. Tu sei il Dio che ci avvolge nel Suo amore; ci coinvolgi nel sogno di un mondo di giustizia e ci chiedi di costruirlo con Te.
G. Come fare perché lo zoppo salti come un cervo? Come fare perché il muto gridi di gioia? Come fare perché il deserto diventi terra feconda?
Il sogno, ci insegni, ha bisogno di piccoli passi, ha bisogno di fiducia. Aiutaci a mantenerla guardando il prossimo passo, più che la fine della strada.
Quando la strada è in salita, le nostre forze scendono. Come creature sparse nell’immensità, andiamo avanti confidando nel tuo sostegno, Dio che ami chi è debole. Qui davanti a te, o Dio di tutta la creazione, vogliamo fare nostro il cammino di Gesù, dandoci la mano per aiutarci a vicenda.
1. Da questa mensa sgorghi per ciascuno/a di noi non la forza magica dei giganti, ma la voglia, umile ed insieme audace, di vivere coinvolti/e sulla strada di Gesù.
2. Noi siamo semplicemente quello che siamo, uomini e donne di questo tempo difficile; con le nostre ambiguità, le nostre paure, le nostre pigrizie, che pure è così bello porre davanti a Te, perché Tu tutto accogli, raccogli, valorizzi.
T. O Dio, nella fiducia che vogliamo riporre in Te, oggi noi rinnoviamo il nostro impegno a camminare sulla strada di Gesù di Nazareth e ripetiamo il gesto che egli compì con i suoi amici e le sue amiche, prima di essere processato e poi crocifisso. Egli prese nelle sue mani il pane della mensa e, dopo aver alzato gli occhi al cielo per benedire il Tuo nome dolce e santo, lo divise dicendo: “Prendete e mangiatene tutti. Questo pane che spezziamo e mangiamo, sotto lo sguardo di Dio, è il segno della mia vita, riassume il significato della mia esistenza. Se ogni giorno voi condividerete i doni che Dio vi ha fatto, davvero farete corpo con me, sarete il mio corpo, la mia vita nel mondo”.
P. Preghiera di condivisione
Comunione
Padre Nostro e Preghiere spontanee
O Dio, rendi contagiosa la gioia che ci hai messo nel cuore: fa’ che si rifletta e risplenda come una luce, in modo da spazzare via le incertezze e le paure. La nostra gioia nasce da Te e perciò non può spegnersi. Ma la gioia nasce anche dal renderci conto che possiamo essere Tue amiche e Tuoi amici e che Tu ci starai vicino quando cercheremo di costruire un mondo più lieto, senza guerre, senza odio, senza ingiustizie, un mondo di sorelle e fratelli.
Per la Comunità di Base di Pinerolo
Antonella Ippolito e Sergio Speziale – 25.04.2021


