lunedì 5 aprile 2021

Francia, legge sul separatismo, dichiarazione congiunta dei leader cristiani

I responsabili di culto cattolici, protestanti e ortodossi in Francia hanno avvertito l'esecutivo e i parlamentari sui pericoli del disegno di legge sul «separatismo», che a loro avviso "mina" la libertà di culto e di associazione. Si tratta dell'ennesimo capitolo della vicenda legata alla nuova norma voluta dal presidente Macron al fine di aumentare il controllo sulle possibili derive antirepubblicane di predicazioni e sermoni. Norma pensata soprattutto in termini di maggior controllo delle attività delle comunità islamiche, e che in realtà penalizza un po' tutte le chiese e le comunità religiose.
«Stiamo esprimendo pubblicamente la nostra preoccupazione per il disegno di legge cosiddetta di "consolidamento dei principi della Repubblica"» (definita in prima battuta legge contro il "separatismo" islamista)», scrivono in un testo congiunto firmato da Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese, dal pastore Francois Clavairoly, presidente della Federazione protestante di Francia, e dal metropolita (ortodosso) Emmanuel Adamakis. Il disegno di legge è stato adottato in prima lettura dai deputati a febbraio e sarà esaminato dal Senato a partire dal 30 marzo.
«Per la sua logica interna (...) questo disegno di legge rischia di minare le libertà fondamentali della libertà di religione, associazione, istruzione e anche la libertà di opinione che è già stata abusata da una corrente di pensiero securitaria che sta prendendo sempre più piede nello spazio comune», dicono.
«Voltando le spalle alla separazione (delle Chiese e dello Stato operata dalla legge del 1905, ndr), lo Stato viene a interferire nella qualificazione di ciò che è religioso e nel suo funzionamento», giudicano i tre responsabili di culto.
La futura norma sarà «una legge di vincoli e controlli moltiplicati: controllo sistematico da parte del prefetto: ogni cinque anni sulla "qualità" del culto, controllo raddoppiato delle attività, controllo dei finanziamenti dall'estero e delle risorse delle associazioni religiose, e via dicendo».
«A che serve complicare la vita delle associazioni religiose previste dalla legge del 1905? Pensiamo seriamente che chi vuole vivere in disparte nella Repubblica contestandone le fondamenta aderirà a uno statuto ufficiale perennemente sottoposto allo sguardo dei prefetti?» si chiedono.
Ricordano che «la legge del 1905 (...) prevedeva limiti, controlli e sanzioni. Possiamo riaffermare i primi, attuare i secondi, adattare i terzi».
Claudio Geymonat
Riforma 19 marzo