Quelle profezie realizzate al contrario
Non c'è pace mondiale senza pace religiosa. È il presupposto da cui partiva Hans Küng nel suo Progetto per un'etica mondiale, come ribadì quando venne a Milano per presentare il libro. Si trattava di individuare alcuni punti fondamentali su cui tutte le confessioni potessero trovarsi d'accordo, perché «le differenze sono più nella dogmatica che nell'etica». E invece.
Prendiamo il Medio Oriente. «Islam, cristianesimo e ebraismo», ammonì il teologo, «dovrebbero domandarsi quali contenuti potrebbero dare alla futura Conferenza per la pace. I musulmani hanno molto da chiarire sul problema della violenza. E gli israeliani devono decidere se la revisione delle frontiere è compatibile con le Scritture». Prendiamo la Jugoslavia. «Croati cattolici e serbi ortodossi dovrebbero interrogarsi sulle origini del loro odio. Dalle due confessioni ci attenderemmo iniziative di pace, e non nuove scintille».
Era l'ottobre del 1991. Di lì a poco i popoli balcanici avrebbero preso a dilaniarsi nel più feroce conflitto europeo post Seconda guerra mondiale. Dieci anni dopo, l'attentato alle Torri Gemelle inaugurò la stagione più allucinante del terrore islamista. E Israele avrebbe conosciuto nuove intifade.
Il tempo si è incaricato di demolire il progetto di Küng. Ribadendone, per converso, l'urgente attualità. —
Maurizio Assalto, La Stampa 7 aprile