Cina. L'Europa continuerà a tacere sul genocidio degli uiguri?
di Pasquale Annicchino e Knox Thames
Domani, 20 aprile 2021
Le
democrazie occidentali sono chiamate a prendere posizione sulla
sconcertante repressione in atto nello Xinjiang contro la minoranza
musulmana. Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi e altri hanno già segnalato
in varie forme la disponibilità a qualificare quello che sta succedendo
come un genocidio, ma altri paesi sono orientati a cedere alle pressioni
economiche della Cina.
La guerra della
Cina contro i suoi cittadini musulmani uiguri continua a intensificarsi.
Gli abusi sono sconcertanti. Eppure, non è certo se i principali stati
europei definiranno come "genocidio" i tentativi della Cina di
distruggere l'islam nella provincia occidentale dello Xinjiang. La
questione è in esame in diverse capitali e ogni democrazia alla fine
sarà chiamata a prendere una decisione importante rispetto alla priorità
da attribuire al commercio o ai valori. Pechino non renderà la
decisione semplice.
Le atrocità cinesi
che, nello specifico, prendono di mira gli uiguri e altri gruppi etnici
tradizionalmente musulmani sono sempre meglio documentate. Come in un
ritorno ai giorni di Mao, la Cina comunista ha costretto un milione di
musulmani in campi di internamento chiamati "centri di rieducazione". È
dai tempi del nazismo che la detenzione di massa basata sulla religione e
sull'etnia non avveniva a questo livello.
Con
la scusa della lotta all'estremismo religioso, le autorità accusano di
"crimine" chi porta la barba lunga, rifiuta gli alcolici, o digiuna
durante il Ramadan. Questi comportamenti sono sufficienti per vedere un
padre scomparire. Come ha riportato la Commissione statunitense per la
libertà religiosa internazionale, i detenuti subiscono "torture, stupri,
sterilizzazione e altri abusi. Inoltre, quasi mezzo milione di bambini
musulmani sono stati separati dalle proprie famiglie e messi in
collegi". Un dottore uiguro, recentemente fuggito dalla Cina, ha
riferito di ottanta sterilizzazioni forzate al giorno. Una ripresa da
drone filtrata fuori dallo Xinjiang ha mostrato file di uiguri legati e
imbavagliati come prigionieri di guerra.
Non solo i musulmani
- La Cina ha anche dichiarato guerra ad altre religioni. Il programma
decennale per sradicare il buddismo tibetano continua, così come i
tentativi di annientare l'esercizio indipendente della fede cristiana,
nonostante l'accordo con la Santa sede. Tuttavia, quello che i musulmani
uiguri si trovano ad affrontare è un genocidio. Con un atto di
convergenza bipartisan, cosa rara a Washington di questi tempi, la
designazione di genocidio contro la Cina, annunciata dall'allora
segretario di Stato Mike Pompeo prima di terminare l'incarico, è stata
confermata dal segretario di Stato Antony Blinken. Questi fatti hanno un
risvolto personale per il segretario Blinken. Durante l'audizione per
la sua conferma ha parlato di come il suo padre adottivo sia
sopravvissuto all'Olocausto. Comprende bene il rischio che corrono oggi
gli uiguri. Questa non è una discussione che inizia oggi. Come
evidenziato da Joanne Smith Finley in un articolo recentemente
pubblicato sul Journal of Genocide research, molti nella comunità
internazionale, inclusi studiosi, diplomatici, politici e attivisti,
hanno sostenuto, con interventi sempre più importanti, la definizione di
genocidio.
A causa di queste
preoccupazioni è probabile che il Congresso degli Stati Uniti approvi lo
"Uyghur Human Rights Protection Act" (una legge per la protezione dei
diritti umani degli uiguri), una possibile via per garantire agli uiguri
in fuga - e agli altri gruppi oggetto della repressione - lo status di
rifugiati dello Xinjiang negli Stati Uniti. Inoltre, a febbraio il
parlamento canadese ha votato all'unanimità la definizione di
"genocidio" per qualificare gli eventi in Cina, mozione ancor più
apprezzabile visto il caso giudiziario ancora aperto contro il cittadino
canadese Michael Kovrig.
La risposta dell'Europa
- Come risponderà l'Europa? Seguirà gli Stati Uniti e il Canada in un
tentativo comune delle democrazie di far fronte a queste violazioni? I
Paesi Bassi sono stati il primo paese europeo a definire gli eventi
contro gli uiguri come genocidio. Altri paesi sono stati lenti nella
risposta, affermando in privato la necessità di una decisione delle
Nazioni unite.
A livello superficiale
aspettare una decisione delle Nazioni unite appare ragionevole, ma cela
la realtà della crescente influenza cinese sulle agenzie dell'Onu.
Inoltre, dimentica il potere di veto della Cina sulle risoluzioni del
Consiglio di sicurezza. Di fronte a questi eventi drammatici non ci si
può nascondere dietro a una decisione delle Nazioni unite. L'Italia e il
Regno Unito daranno presto una risposta: la Commissione esteri del
Parlamento italiano voterà probabilmente il 21 aprile e la Camera dei
comuni britannica discuterà la questione il 22 aprile. Oltre a
considerare gli aspetti tecnici dell'uso del termine "genocidio", il
sottotesto è se Roma e Londra si uniranno ai loro alleati nordamericani e
olandesi o metteranno al primo posto i rapporti con la Cina.
La
Cina non renderà la decisione semplice o priva di conseguenze.
Ribatterà con un linguaggio iperbolico e reazioni ingiustificate.
Pechino ha già sanzionato i funzionari statunitensi e canadesi, i
parlamentari inglesi e olandesi e i membri del Parlamento europeo per
essersi espressi contro le atrocità commesse dalla Cina. Tutto questo
per mettere a tacere le loro critiche. Farà leva sulla propria potenza
economica per aumentare la propria influenza, minacciando il commercio e
gli affari, strategia che sta dando risultati. Come riferiscono le
cronache di questi giorni, l'Ungheria ha bloccato una dichiarazione
dell'Unione europea sugli abusi cinesi a Hong Kong. Nonostante il
promesso impegno di Budapest nella lotta alla persecuzione dei
cristiani, l'Ungheria non ha ancora lanciato alcun allarme sugli abusi
cinesi contro pacifici fedeli cristiani. Non toccheranno mai la
questione del genocidio e potrebbero bloccare iniziative più articolare a
livello dell'Unione europea. Le aziende occidentali potrebbero anche
essere disposte a fare pressioni al fine di usare un linguaggio più
morbido nel posizionamento dei paesi europei sulla questione per
preservare i loro investimenti nel paese e la loro posizione nel mercato
cinese. Le organizzazioni statunitensi come la Nba hanno già
sperimentato quanto possa essere difficile. Pechino ha interrotto la
trasmissione delle partite dell'Nba a causa di un semplice tweet del
direttore generale degli Houston Rocket, Daryl Morey, a sostegno della
popolazione di Hong Kong.
I valori e gli interessi -
Allo stesso modo, nonostante le atrocità di massa contro i musulmani,
la Cina è riuscita a a mettere a tacere l'Organizzazione per la
Cooperazione Islamica (OIC) e i suoi membri, con alcuni addirittura
incredibilmente favorevoli alle cosiddette misure antiterrorismo cinesi.
Molti membri dell'OIC si affrettano a denunciare le discriminazioni
contro i musulmani in Europa e nel Nord America, ma si voltano
dall'altra parte di fronte a un effettivo genocidio e perdono la voce
per paura della potenza e della diplomazia economica della Cina.
Anche
la Turchia, che un tempo alzava la voce, ora ha limitato le proteste a
causa delle pressioni cinesi. La Cina ci costringe a chiederci quanto le
democrazie europee apprezzino i propri valori. Fanno parte di
un'alleanza occidentale basata sui diritti o della nuova Via della seta
cinese? Quando si parla dell'espansionismo della Cina, sono finiti i
tempi facili della denuncia senza ripercussioni. Non solo gli Stati
europei, ma anche Bruxelles, attraverso il ruolo del Servizio europeo
per l'azione esterna, è chiamata a prendere una posizione decisa. Tutte
le nazioni europee sanno cosa succede quando il mondo tace di fronte a
un genocidio.