Omofobia, l'ora delle scelte
Il presidente della Repubblica Mattarella nel maggio scorso disse: "le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale costituiscono una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani necessari a un pieno sviluppo della personalità umana. È compito dello stato garantire la promozione dell'individuo non solo come singolo, ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive". Un monito importante. Le relazioni sentimentali esistono anche tra persone dello stesso sesso e non per questo tali persone devono essere perseguitate, semplicemente perché si amano. Ormai la maggioranza degli italiani lo pensa fin dal 2011 quando in una indagine condotta per la prima volta dall'Istat il 66% dichiarò "si può amare una persona dello stesso sesso o una di un altro sesso, l'importante è amare".
Eppure episodi di cronaca terribili si susseguono, non solo espressione di intolleranza ma istigazioni alla discriminazione e alla violenza. E quando questi atti avvengono per motivazioni precise (essere gay o lesbiche o trans o queer o altro) c'è bisogno della tutela rafforzata. È già previsto, con la legge Mancino, nel caso di istigazione a commettere atti discriminatori o di violenza fondati sul razzismo o motivazioni religiose. Deve avvenire anche per l'omofobia, la transfobia, quando non ci si limita ad esprimere un'opinione su ciò che si ritiene normale e ciò che non si considera tale, ma si istiga alla repressione, all'eliminazione fisica, alla persecuzione, si aggrediscono cittadini solo in quanto omosessuali, transessuali. E chiamo a riflettere tutti coloro che hanno votato contro questa legge. Non si sta così perseguendo la libertà di espressione, è proprio questa legge che tutela la libertà di essere sé stessi, senza essere perseguitati, minacciati e oggetto di crimini d'odio solo a causa di un diverso orientamento sessuale o identità sessuale. È difesa della dignità della persona, la base dei diritti individuali. È una questione di civiltà, dobbiamo uscire dalla preistoria dei diritti civili. E così come è stato fatto per il razzismo e le motivazioni religiose va fatto anche per la omotransfobia. Le leggi a volte sono il punto di arrivo di trasformazioni culturali profonde, a volte innestano loro stesse crescita della coscienza collettiva, per far avanzare i diritti di tutti. Servono a garantire la difesa della dignità delle persone, uomini o donne, gay o lesbiche o trans, disabili o altro. Servono a far crescere la cultura del rispetto degli altri. Questa legge è punto di arrivo di una crescita di coscienza collettiva ma al tempo stesso punto di partenza per la battaglia contro i crimini d'odio. Dà più strumenti per combattere le fonti della istigazione alla discriminazione e all'odio. Tutto è perfettibile, basta discuterne.
Ma non c'è dubbio che sulla omotransfobia come su tutti i crimini d'odio bisogna fare un salto di qualità. .C'è un secondo elemento che mi preme sottolineare. Il disegno di legge Zan è approdato al Senato in Commissione Giustizia. È bene che sia al più presto calendarizzato per lo sviluppo di una discussione democratica. La maggioranza della Commissione lo ha richiesto. Ma per due volte l'ufficio di Presidenza è stato rimandato. Ora è stato convocato per il 7 aprile. È una bella notizia. Mi auguro che la discussione sulla legge si avvii. Tante voci della società civile, del mondo della cultura si stanno pronunciando a favore. Il fatto che la maggioranza di governo non abbia una posizione univoca non deve essere di freno. In una vera democrazia il Parlamento dovrebbe discutere iniziative legislative che vanno al di là delle maggioranze di governo sulla base dell'iniziativa parlamentare. Ben vengano su tematiche di questa portata anche posizioni differenti all'interno degli schieramenti. Anche questo è un modo per vivificare la nostra democrazia.
Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat.
la Repubblica 2 aprile
Il presidente della Repubblica Mattarella nel maggio scorso disse: "le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale costituiscono una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani necessari a un pieno sviluppo della personalità umana. È compito dello stato garantire la promozione dell'individuo non solo come singolo, ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive". Un monito importante. Le relazioni sentimentali esistono anche tra persone dello stesso sesso e non per questo tali persone devono essere perseguitate, semplicemente perché si amano. Ormai la maggioranza degli italiani lo pensa fin dal 2011 quando in una indagine condotta per la prima volta dall'Istat il 66% dichiarò "si può amare una persona dello stesso sesso o una di un altro sesso, l'importante è amare".
Eppure episodi di cronaca terribili si susseguono, non solo espressione di intolleranza ma istigazioni alla discriminazione e alla violenza. E quando questi atti avvengono per motivazioni precise (essere gay o lesbiche o trans o queer o altro) c'è bisogno della tutela rafforzata. È già previsto, con la legge Mancino, nel caso di istigazione a commettere atti discriminatori o di violenza fondati sul razzismo o motivazioni religiose. Deve avvenire anche per l'omofobia, la transfobia, quando non ci si limita ad esprimere un'opinione su ciò che si ritiene normale e ciò che non si considera tale, ma si istiga alla repressione, all'eliminazione fisica, alla persecuzione, si aggrediscono cittadini solo in quanto omosessuali, transessuali. E chiamo a riflettere tutti coloro che hanno votato contro questa legge. Non si sta così perseguendo la libertà di espressione, è proprio questa legge che tutela la libertà di essere sé stessi, senza essere perseguitati, minacciati e oggetto di crimini d'odio solo a causa di un diverso orientamento sessuale o identità sessuale. È difesa della dignità della persona, la base dei diritti individuali. È una questione di civiltà, dobbiamo uscire dalla preistoria dei diritti civili. E così come è stato fatto per il razzismo e le motivazioni religiose va fatto anche per la omotransfobia. Le leggi a volte sono il punto di arrivo di trasformazioni culturali profonde, a volte innestano loro stesse crescita della coscienza collettiva, per far avanzare i diritti di tutti. Servono a garantire la difesa della dignità delle persone, uomini o donne, gay o lesbiche o trans, disabili o altro. Servono a far crescere la cultura del rispetto degli altri. Questa legge è punto di arrivo di una crescita di coscienza collettiva ma al tempo stesso punto di partenza per la battaglia contro i crimini d'odio. Dà più strumenti per combattere le fonti della istigazione alla discriminazione e all'odio. Tutto è perfettibile, basta discuterne.
Ma non c'è dubbio che sulla omotransfobia come su tutti i crimini d'odio bisogna fare un salto di qualità. .C'è un secondo elemento che mi preme sottolineare. Il disegno di legge Zan è approdato al Senato in Commissione Giustizia. È bene che sia al più presto calendarizzato per lo sviluppo di una discussione democratica. La maggioranza della Commissione lo ha richiesto. Ma per due volte l'ufficio di Presidenza è stato rimandato. Ora è stato convocato per il 7 aprile. È una bella notizia. Mi auguro che la discussione sulla legge si avvii. Tante voci della società civile, del mondo della cultura si stanno pronunciando a favore. Il fatto che la maggioranza di governo non abbia una posizione univoca non deve essere di freno. In una vera democrazia il Parlamento dovrebbe discutere iniziative legislative che vanno al di là delle maggioranze di governo sulla base dell'iniziativa parlamentare. Ben vengano su tematiche di questa portata anche posizioni differenti all'interno degli schieramenti. Anche questo è un modo per vivificare la nostra democrazia.
Linda Laura Sabbadini