ALFEO CORASSORI PRIMO SINDACO DI MODENA DOPO LA LIBERAZIONE
(Beppe Manni gazzetta 22.4.21)
Settantasei anni fa Modena la Liberazione di Modena. Alfeo Corassori è a capo delle truppe partigiane che restituiscono la città ai modenesi prima dell’arrivo degli americani. Una pagina gloriosa e irrepetita.
Gli italiani migliori si trovarono affratellati: liberali, cattolici, socialisti, comunisti, per lottare contro la dittatura che aveva devastato le città, distrutto le case e le fabbriche, ucciso quasi mezzo milioni di italiani. In quei giorni Alfeo Corassori fu eletto sindaco di Modena come altri capi partigiani. E’ bene ricordare queste nobili figure: con la loro vita coerente e disinteressata possono dare qualche insegnamento ai politici di oggi. E insieme a loro facciamo memoria dei cittadini modenesi che collaborarono prima a lottare poi a ricostruire la loro città ferita. Operosi e insieme generosi e accoglienti per i ‘disastrati’, i profughi, gli ex prigionieri, gli orfani.
Corassori nasce a Campagnola di Reggio nel 1903. Bracciante, figlio di braccianti. Dal 1919 è iscritto alla Federazione Giovanile Socialista e nel 1921 è tra i fondatori della Federazione Comunista Modenese. A 20 anni viene arrestato e processato. Nel 1927 è condannato dal Tribunale Speciale a 10 anni di reclusione. Ne sconterà sei. Nel 1934 è confinato nell’isola di Ponza per cinque anni dove incontra Amendola e Pertini. Ritornato a Carpi, dopo l’8 settembre 1943 partecipa insieme alla moglie Rina Nizzoli, alla lotta di liberazione come Responsabile militare della provincia di Modena e nel Triumvirato del nord Emilia.
Eletto sindaco di Modena, incarico che conserverà fino al 1962, Il 2 giugno 1946 è nominato Deputato all’Assemblea costituente. Rinuncia al prestigioso ruolo di onorevole a Roma, per poter fare ‘bene’ il sindaco ‘periferico’ della sua amata città nel delicato momento della ricostruzione. “Solo se tutti saranno consci dei propri diritti e dei propri doveri si potrà fare in modo di soddisfare i bisogni impellenti della cittadinanza” annuncia .
Dante già nel 1300 rimproverava i fiorentini sempre alla caccia dei primi posti politici, disponibili anche se impreparati e disonesti ad assumersi incarichi importanti: ”…Ma il popol tuo sollicito risponde io mi sobbarco” (Pg 6,135 ss). Nel 1947 Modena fu insignita della medaglia d’oro al valor militare consegnata al Sindaco dal presidente De Nicola. In quello stesso anno Corassori partecipa alla magnifica avventura dell’accoglienza (insieme a Reggio, Parma e Bologna) di 70000 bambini del sud accolti nutriti e vestiti da famiglie emiliane, nonostante la propaganda del clero che parlava di bambini venduti all’URSS o chiusi nei forni e ‘saponificati’. Fu lui che chiamò ‘I treni della felicità’ le vetture che trasportavano al nord quei piccoli. La moglie del figlio di Alfeo Adelmo Iris racconta ch diventò amica per la vita di bambini accolti in casa dalla sua famiglia. Nel novembre del ‘51 vennero accolte famiglie che fuggivano dalle inondazioni del Polesine. Nel 1953 fu inaugurato il Villaggio Artigiano di Modena Ovest, il primo in Italia che diede la possibilità a un centinaio di piccoli imprenditori e operai licenziati dalle fabbriche, di costruirsi un’azienda. Purtroppo fu testimone dell’eccidio di sei operai alle Fonderie Riunite durante lo sciopero del 9 gennaio del 1950. Modena deve Corassori non solo una via o un polisportiva ma un monumento.
PS. Adelmo Corassori custodisce un prezioso archivio nel quale sono raccolte le memorie del padre: interessanti tutti i documenti che Alfeo richiese dalla Questura di Modena sulle sue vicende giudiziari che raccontano la terribile persecuzione fascista nei suoi confronti e in quelli di sua moglie.
Ecco la citazione completa dal Canto VI che inizia con le famose parole “Ahi serva Italia di dolore ostello – nave sanza nocchier in gran tempesta – non donna di province ma bordello”
“Ché le città d'Italia tutte piene
son di tiranni, e un Marcel diventa
ogne villan che parteggiando viene. 126
Fiorenza mia, ben puoi esser contenta
di questa digression che non ti tocca,
mercé del popol tuo che si argomenta. 129
Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca
per non venir sanza consiglio a l'arco;
ma il popol tuo l'ha in sommo de la bocca. 132
Molti rifiutan lo comune incarco;
ma il popol tuo solicito risponde
sanza chiamare, e grida: «I' mi sobbarco!».