lunedì 12 aprile 2021

«Reddito di cittadinanza agli immigrati dopo 2-5 anni di residenza del Paese»  


Gli ultimi dati sulla natalità ci fanno capire che la visione che dobbiamo adottare, e che l'Inps più di altri ha ben presente, deve essere trentennale. C'è un problema di sostenibilità del sistema di Welfare e pensionistico». Steni Di Piazza, senatore M5S ed ex sottosegretario al Welfare nel Conte 2, commenta così il dibattito nato dalle parole del presidente dell'Istituto, Pasquale Tridico, il quale ha sottolineato la necessità, visto l'impoverimento da pandemia, di intervenire in favore di famiglie numerose e immigrati allargando il Reddito di cittadinanza. E l'ex direttore di Banca etica Sicilia, autore di progetti di microcredito per famiglie di immigrati, alla Lega chiede, se sta in questa maggioranza, di aderire a un progetto di Europa «solidale, sociale e sostenibile».

Dal dl Sostegni arriva un altro miliardo per il Rdc. A cosa servirà?

Innanzitutto considera l'aumento del 20% dell'attuale platea di beneficiari a criteri invariati. Il problema ulteriore è, appunto, raggiungere famiglie numerose e immigrati regolari con meno di 10 anni di residenza. Sono elementi emersi già nel dibattito senza suscitare scandalo. M5s aveva proposto due anni di residenza, massimo cinque. Per il Reddito di inclusione il governo Gentiloni ne prevedeva due, come in tutti i Paesi europei. Tra l'altro siamo a rischio sanzione da parte della Corte di giustizia europea, che considera 10 anni un criterio discriminante ed eccessivo.

Sono arrivate, però, forti reazioni di Lega a Fdi. Cosa ne pensa?

Va chiarito che non parliamo della questione dei flussi, ma di quegli immigrati che vivono già tra noi e lavorano con noi. Paradossalmente senza gli stessi diritti. All'Ue, che ci dà i 209 miliardi del Recovery Fund, dobbiamo dare il segnale forte che andiamo nella direzione del modello economico che chiamo delle tre "esse": sociale, solidale e sostenibile. Salvini deve scegliere. Se vuole stare nella maggioranza, deve essere europeista e aprirsi all'inclusione.

Cosa ne pensa del dare la cittadinanza ai figli degli immigrati?

Cominciamo a pensarci realmente. C'è già nei principali Paesi dalla Francia alla Germania.

Pensa a un percorso tipo "ius soli"?

Parlare di ius soli è sbagliato. A me piace chiamarlo ius communitatis. Perché questi ragazzi vivono all'interno della comunità e la stanno facendo crescere. Bisogna guardare a un Paese migliore, più giovane, rigenerato.

Come coordinate il Rdc con la nuova misura dell'assegno unico per figlio?

Sono due misure pienamente compatibili, come dice lo stesso ddl Delrio-Lepri. Ovviamente bisogna uniformare la scala di equivalenza di entrambe a favore delle famiglie numerose e anche il requisito di residenza, che nell'assegno unico è ridotto a due anni.

Quali attenzioni ci sono state verso i disabili nella gestione della pandemia?

Il lavoro fatto dall'Inps è stato straordinario. Una mole di prestazioni aggiuntive rispetto a quelle ordinarie che non si è mai vista: per circa 14,5 milioni di cittadini e per oltre 35 miliardi. In particolare Tridico va ringraziato per l'impegno sulla vaccinazione delle persone più fragili, riuscendo a mettere a disposizione i dati di tutti i beneficiari della legge 104.

Il Rdc è stato criticato sulle politiche attive del lavoro. Ora il ministro Orlando ha annunciato nuovi criteri. Cosa aspettarsi?

È un fatto molto positivo. Ci lavora un comitato di esperti di grande affidabilità, che contribuirà a costruire la seconda fase.

Vede continuità tra Conte 2 e Draghi?

Sì, soprattutto nel perseguimento dell'equità, senza ideologismi.  

Gianni Santamaria

Avvenire 28 marzo