Domanda per un padre
di Michela Murgia
La Repubblica 20/4
Per
far capire agli scettici nostrani del #metoo quanto sia difficile per
una donna denunciare una violenza sessuale basterebbe mostrare loro il
video con cui Beppe Grillo, coi toni scomposti delle reazioni a caldo,
insinua che in una denuncia presentata otto giorni dopo i fatti ci
sarebbe qualcosa di “strano”, cioè sospetto e dubitabile.
La
presunta vittima, colpevole di essere stata troppo lenta a reagire,
sarebbe dunque la vera carnefice, decisa a incastrare a posteriori dei
ragazzi ingenui senz’altra colpa che quella di esser stati troppo
esuberanti. Grillo esprime una presunzione comune a molte persone:
quella di sapere come dovrebbe comportarsi ogni vera vittima di violenza
per essere credibile (e dunque creduta). Secondo questo vademecum
dell’affidabilità, la donna deve correre subito al primo commissariato e
contestualmente al pronto soccorso, altrimenti è legittimo pensare che
si sia inventata tutto a mente fredda per incastrare qualcuno e magari
specularci su.
Come troppi, il fondatore
del Movimento 5 Stelle fa finta di ignorare che vivere l’esperienza di
uno stupro non è come subire un furto. Capire di esser stata violentata
mentre eri ubriaca è tutt’altro che immediato. Devi ricordare, poi
superare la vergogna di confessarlo, affrontare la paura di non essere
creduta (ti chiederanno com’eri vestita? Perché avevi bevuto? Come mai
eri lì?) e sopportare l’ipotesi - utile agli inquirenti, ma terrificante
per te - che esistano prove digitali che possano nel frattempo girare
pubblicamente e che, nel caso di un rinvio a giudizio, finirebbero sotto
gli occhi di decine di estranei pronti a giudicare i tuoi atteggiamenti
intimi decine di volte.
Visti da questa
prospettiva, otto giorni per trovare il coraggio di denunciare sembrano
persino pochi, invece per Grillo - manettaro da politico e garantista
da genitore - sarebbero già la prova che non è vero niente, rafforzata
da un filmato dove la presenza di consensualità si evincerebbe dal solo
fatto che un gruppo di maschi diciannovenni sembri divertirsi molto. In
che modo si siano divertiti Grillo junior e i suoi amici lo stabilirà
ovviamente un tribunale. A noi spetta invece interrogarci sulla strana
idea di consensualità che emerge dal ragionamento di Grillo senior,
perché sta alla base della diffusa difficoltà italiana a riconoscere
come tale qualunque violenza sessuale. Il consenso tra adulti esiste se
le persone fanno un patto su termini condivisi. La persona consenziente è
quindi quella che ha espresso un accordo esplicito. Ovvio? Non se
parliamo di sesso. Per un meccanismo sociale che si chiama cultura dello
stupro quella secondo la quale la violenza è sexy e la sessualità è
violenta - in Italia avviene infatti l’esatto opposto: il consenso
femminile ai rapporti sessuali è considerato implicito anche in assenza
di disaccordo. Se non dici no, allora è già sì. Non ha alcuna importanza
se il tuo rifiuto è impedito dal fatto che sei ubriaca, spaventata o
intimidita da circostanze, sostanze e persone. Questi fattori possono
essere addirittura considerati rafforzativi del consenso, giacché se hai
assunto alcool o droghe è perché volevi perdere il controllo. Per
questo, agli occhi di molti, bere sottintende già il consenso a fare
sesso in stato di alterazione, così come l’indossare abiti
convenzionalmente definiti provocanti o l’accettare situazioni
confidenziali che però non sono ancora sessuali. Il consenso come
volontà espressa non gode di gran credito nel nostro Paese, dove fior di
commentatori sui giornali intervengono a giorni alterni per lamentarsi
di quanto il #metoo abbia ucciso il romanticismo e di come chiedere
assenso esplicito burocratizzi la spontanea arte del corteggiamento. La
vicenda Grillo è come tante e la dirimerà un giudice, ma ai ragazzi e
alle ragazze chiederei di usarla per fare un piccolo esperimento sociale
in famiglia. Mostrate ai vostri genitori il video dell’ex comico e
chiedete loro: papà, se mi diverto col corpo di un’altra persona senza
chiederle il permesso, anche tu mi difenderai così? Mamma, se bevo a una
festa e poi mi fanno questo, anche tu mi scaricherai così? C’è un
Grillo in ogni famiglia. Forse è il momento di stanarlo.