domenica 15 agosto 2021

L'IMPOSTURA DEGLI ELOGI FUNEBRI

 Uomini e no di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano del 14 agosto 2021 

La cosa peggiore della morte di Gino Strada è il pensiero che non ci metterà più in crisi con le sue invettive intransi­genti e spiazzanti. Ora tutti, i prò e gli anti, lo dipingono come un santino del buonismo: chi l'ha conche era un uomo buono, ma quanto di più lontano dal buonismo. Personaggio diffi­cile, ruvido, spigoloso, capace di grandi slanci e altrettanto grandi sfuriate. Come tutte le persone di carattere, ne aveva uno pessimo. Parlando chiaro e rifiutando i compromessi si era fatto molti più nemici che amici. A destra, ma anche a sinistra.

 In un Paese che etichetta tutti con le bandie­rine dei partiti, pochi capivano che era anzitutto un chirurgo. Quando gli portavano un corpo squartato da una bomba, una scheggia, una mina, una pallotto­la vagante, non pensava a nazio­nalità, bandiera, fede politica o religiosa, né riusciva a derubri­carlo a "effetto collaterale"di mis­sioni o strategie superiori: lo cu­rava e basta.

 Perciò era contro tutte le guerre e i traffici di armi: perché ne vedeva gli effetti sulla carne viva degli uomini. Non era un politico, anche se faceva poli­tica da cittadino. Non avrebbe potuto fare il ministro degli Este­ri, perché se ne fregava delle al­leanze e delle convenienze. Ma sarebbe stato un ottimo ministro della Salute, perché avrebbe leva­to fino all'ultimo centesimo pub­blico alla sanità privata. Gli insul­ti da ogni parte politica erano per lui il migliore complimento. Non era temuto tanto per quel che di­ceva, quanto per lacredibilità con cui lo diceva: la gente vedeva in lui un uomo vero e lo stava a sen­tire. Perciò non apparteneva a nessuno: perché era di tutti