LA FINE DELL’OPERAZIONE NATO-ISAF
La
fine della operazione Nato-Isaf, alla quale l’Italia ha assicurato
un numero di militari cospicuo - con 52 caduti - obbliga a riflettere
sul senso non solo dell'intervento in Afghanistan ma anche di quello
in Iraq.
Questi due azioni militari che hanno impiegato uomini
e risorse in abbondanza non hanno raggiunto i loro obiettivi
dichiarati di portare la pace e la democrazia.
Si sono rivelate
improvvide iniziative di apprendisti stregoni che hanno lasciato
focolai di tensione accesi. E per venire a casa nostra non sarebbe
ora di ricordare l'arroganza e la sicumera della destra berlusconiana
al governo nel suo sostegno spassionato all’invasione in Iraq, al
di fuori di ogni norma e diritto?
Oggi che si ricorda un uomo come
Gino Strada, in prima linea a portare umanità laddove veniva
calpestata, sarebbe più che mai necessaria una discussione sulle
responsabilità politiche di chi ha sostenuto una visione bellicista
e aggressiva delle relazioni internazionali. Senza per questo pensare
che il modo sia una arcadia. Tutt'altro. Ma ci sono modi diversi
di essere presenti: i cannoni non sempre devono tuonare.
Dal Manifesto