Comunità cristiana di base di via Città di Gap, Pinerolo
NOTIZIARIO DELLA CASA DELL'ASCOLTO E DELLA PREGHIERA
N°82 settembre '21
In evidenza:INCONTRI COMUNITA' IN SEDE E SU MEET
- 31/8 + 7, 14, 21 e 28/9: gruppi biblici
- 5, 12, 19 e 26/9: eucarestie
- 26/9: assemblea comunitaria
RECENSIONI E SEGNALAZIONI
- K. Bahluol, Mon islam, ma liberté
- P. Scquizzato, La ferita e la luce…
- G. Squizzato, Sussurri e grida…
- G. Piovano, Diversamente Chiesa…
SPUNTI PER MEDITARE E RIFLETTERE
- Nutrirci di Gesù
- Nostalgie che fanno vivere
- Il Dio dei potenti
- Profeta, chi sei tu?
- Ricordando Roger Lenaers
DALLA NOSTRA COMUNITA'
- Questa comunità
APPUNTAMENTI COMUNITA' IN SEDE (v.Città di Gap) E SU MEET
NB: da domenica 5 settembre, l'eucarestia si svolgerà in modalità mista (in presenza e su meet, utilizzando il link meet.google.com/vpu-vkkh-wfm). Da martedì 7 settembre si terranno due gruppi biblici: quello del pomeriggio sarà solo in presenza in sede, mentre quello delle 20:45 si svolgerà in modalità mista (in presenza e su meet, utilizzando il link meet.google.com/qpe-wfjz-cdp).
MARTEDI' 31 AGOSTO h 20:45 – Gruppo biblico: Franco Barbero introduce le letture di quest'anno (l'incontro si svolgerà in modalità mista: in presenza in sede e a distanza su meet).
MERCOLEDI' 1 SETTEMBRE h 17:30 – Incontro con cdb di Piossasco (in sede)
DOMENICA 5 SETTEMBRE h 10 – Eucarestia (prepara Franca A.)
MARTEDI' 7 SETTEMBRE h 15:30 e 20:45 – Gr. biblici: Lettera di Giacomo 1,1 - 1,25
DOMENICA 12 SETTEMBRE h 10 – Eucarestia (preparano Esperanza O. e Stefania P.)
MARTEDI' 14 SETTEMBRE h 15:30 e 20:45 – Gr. biblici: Lettera di Giacomo 1,26 - 2,26
DOMENICA 19 SETTEMBRE h 10 – Eucarestia (prepara Fiorentina C.)
MARTEDI' 21 SETTEMBRE h 15:30 e 20:45 – Gr. biblici: Lettera di Giacomo 3,1 - 4,12
DOMENICA 26 SETTEMBRE h 10 – Momento di preghiera (prepara Franca G.)
DOMENICA 26 SETTEMBRE h 10:30 - Assemblea comunitaria
MARTEDI' 28 SETTEMBRE h 15:30 e 20:45 – Gr. biblici: Lettera di Giacomo 4,13 - 5,20
DOMENICA 3 OTTOBRE h 10 – Eucarestia (prepara Walter P.)
RECENSIONI E SEGNALAZIONI (a cura di Franco Barbero)
Kahina Bahluol, Mon islam, ma liberté
A conclusione della lettura delle pagine di Kahina Bahluol ho provato una gioia ecumenica.
Si tratta di un percorso personale che insieme avviene con una "rivisitazione radicale e costruttiva" della fede islamica sulla quale gravano pregiudizi e preclusioni.
L'Autrice, con il suo rigore dell'informazione storica e con la sua spiritualità capace di rompere le mille catene dei mille fondamentalismi, ci fa passeggiare nei secoli della Tradizione islamica con le sue chiusure e le sue aperture. E' un'emozione profonda che ti dà la lettura di quelle pagine (specialmente dal 90 al 120) che segnalano i piccoli passi e le grandi svolte dell'Islam.
Libertà, interiorità, maturità della coscienza in questo mondo che stimola le donne e gli uomini islamici a ripensare l'Islam come cammino di vita e fioritura dei diritti umani.
Raccomando questa lettura. Cercherò di mettermi in contatto con l'Autrice per un dialogo e un confronto. Queste pagine sono una testimonianza di vita e di fede, scritte in un francese chiaro ed elegante, di facilissima lettura e comprensione.
Ho detto che si tratta di una lettura liberante. Direi, molto di più: un sogno rivoluzionario che può far risvegliare l'Islam mondiale.
(In libreria per Albin Michel editions, 2021, pp. 202, € 18,90)
Paolo Scquizzato, La ferita e la luce, 40 meditazioni per spiriti inquieti
Il lavoro prezioso che l'Autore ha compiuto è costruito su una coinvolgente rilettura del testo biblico che sollecita il lettore ad un cammino di fede adulta.
Il mistero di Dio non si impone, per cui sono archiviate le immagini del Dio provvidenzialista e giudice, di quel Dio che dirige, come onnipotente macchinista, tutto il viaggio della storia cosmica e personale.
Scoprire la Sua presenza nella apparente assenza è il cammino di tutta la vita. Il "padrone della vigna o del campo", che parte e va lontano, parabolizza quel Dio che, lungi dall'essere interventista, si "assenta" perché noi ci prendiamo la responsabilità del campo.
E' la tenerezza del Suo amore non invasivo, che ci cerca senza sfondare le porte, "balsamo di un amore che tutto recupera" (pag. 131).
Gesù ci ha illustrato questo amore di Dio che ci permette, anzi ci sospinge a far pace con la luce e le tenebre, a "riconciliarci con le nostre zone d'ombra" (pag.131).
Mi sembra in certe pagine di rileggere la eco delle riflessioni del teologo Metz sulla "mistica dagli occhi aperti".
Non si può mai prescindere, in un cammino di fede adulta, da quella realtà fatta di albe e di tramonti, di possibilità e di fragilità, di fioritura della vita e di presa d'atto dei limiti.
In questo contesto Gesù "ci ha voluto indicare la via del compimento e il segreto per salvarci dall'autodistruzione" (pag.204).
Queste pagine mi sembrano soprattutto un nutriente dialogo sulla saggezza e anche un possibile itinerario verso nuovi linguaggi della fede cristiana: "Credo nel sole anche quando non splende, credo nell'amore anche quando non lo sento, credo in Dio anche quando tace" (pag.83).
Chi accusasse l'Autore di essere andato fuoristrada dalla più esplicita ortodossia, a lettura ultimata non potrebbe che ricredersi. Personalmente, da eretico collaudato, mi rammarico di alcuni linguaggi che trovo addirittura leggibili in chiave tradizionalista. Mi fa problema l'affermazione che il Vangelo di Matteo (28,8-15) delinei compiutamente "la piena umanità di Gesù e la sua piena divinità" (pag. 224).
Così faccio fatica a condividere a pagina 97: "Se faccio spazio di accoglienza, Dio può operare la mia trasformazione ed essere me. Questa è la nostra vocazione: essere Dio per partorire Dio proprio come Maria, per manifestarlo al mondo". Per me, ebreo discepolo del Nazareno, che Maria abbia partorito Dio è un linguaggio, anche simbolico, che puzza troppo di salvataggio del dogma.
Così, con tutta la stima che nutro per il compianto don Michele Do, non posso condividere che "Gesù, nato uomo a Betlemme, muore Dio sulla croce". Tanto meno condivido che "con Gesù di Nazareth non c'è più religione, ma è iniziata l'epoca della fede" (pag.43).
Penso, invece, con Molari che la fede non è la condanna della religione in sé, ma il criterio di verifica sulla qualità della religione che, ha ragion d'essere solo se è a servizio della fede (Adriana Destro, Mauro Pesce, Hans Kung)
Un ebreo, leggendo che "con Gesù è iniziata l'epoca della fede" probabilmente "sente un'antica canzone" per lui inaccettabile. Oggi in Italia, centinaia di studi ebraici e giudaici fino a quelli della Elena Lea Bartolini De Angeli, inseriscono Gesù in quella numerosa corrente di credenti ebrei e non solo che hanno contestato ogni forma religiosa non finalizzata alla fede. E non può darsi che noi cristiani, quando parliamo della "legge" (pag.5), siamo poco attenti a ciò che essa significava per L'ebreo credente? Inoltre è assolutamente legittimo che l'Autore legga il Vangelo di Giovanni con strumenti ed approcci diversi dai miei.
In ogni caso quando, per esempio, non condivido con Barth o con Bonhoeffer che "Gesù è morto per i nostri peccati", non intendo separarmi dalla loro fede, ma segnalare la contingenza e relatività con le quali tutti noi, in tempi e culture diverse, cerchiamo di dare parole alla nostra fede.
Ma, compiute queste osservazioni, alle pagine di un amico che stimo e amo, sono convinto che chi legge queste meditazioni possa cogliere in esse lo spirito di quella sana inquietudine che anima la vita e il ministero di Don Paolo. Non solo: il lettore è dolcemente invitato ad una fede in continua "edizione", in continuo rinnovamento, in una crescente "coniugazione" con tutto ciò che vive.
L' essenziale della nostra fede è qui ribadito ad ogni capitolo: "Il cammino verso la vita, verso gli altri, comincia quando iniziamo a credere alla parola di Gesù e a incarnare la parola" (pag.83).
Il mio caldo invito alla lettura di queste meditazioni parte dalla convinzione dell'estremo bisogno che abbiamo tutti e tutte di trovare dei momenti in cui, nel silenzio, cerchiamo l'essenziale della nostra vita e della nostra fede.
(In libreria per Effatà edizioni, Cantalupa 2021, pp. 272, € 16)
Gilberto Squizzato, Sussurri e grida. Salmi laici e cristiani per il nostro tempo
Anche chi, come me, non crede affatto che "siamo andati oltre i confini religiosi" ma abbiamo solo rifiutato quella religione che non è a servizio della fede, il libro di questo Squizzato (da non confondere con don Paolo Scquizzato) è uno dei più costruttivi che abbia letto in questi ultimi anni.
A parte il fatto che lo sento in totale sintonia con il mio "Preghiere di ogni giorno", qui veramente l'amico Gilberto tocca le corde più profonde della fede salmica dell'ebraismo, ma sa trovare le parole di oggi per esprimere quella fede antica così piena di sussurri e grida.
Qui la presenza del Dio Mistero innominabile ha tutti i nomi dell'amore, della fiducia, della Sua sconcertante e nascosta presenza. Qui la vita "grida e sussurra" davanti al Mistero e tutto sta in relazione con quello con quel Tu che Giobbe, Amos, Davide, Mosè, Miriam e mille altri/e hanno invocato con tonalità, nomi e sentimenti diversi e in contesti culturali a noi estranei.
In ogni caso, qui tutta la vita sta davanti al Mistero.
La Bibbia non è il prontuario, ma un racconto in cui anche la preghiera porta i segni di un tempo che fu e il linguaggio che lo caratterizzava. L'Autore, con una poetica affascinante, pone l'oggi, con tutte le sue inquietudini, le incertezze e i sogni davanti al mistero di Dio.
Qui, a mio avviso, non siamo "oltre Dio", ma ben saldamente davanti a Dio, con la danza dei giorni felici, con le domande inquietanti e quasi irricevibili, ma sempre gridate.
Qui viene alla luce la fede di un fratello che non cerca fughe e ripari davanti all'esigenza di un cambiamento vero, di un passaggio reale ad una "adultità" componibile con il processo culturale del nostro tempo.
Grazie, Gilberto… Ho temuto qualche volta che tu prendessi qualche scorciatoia teologica oggi di moda, ma in queste tue pagine sento una sintonia profonda con la tua inquietudine di itinerante e con la tua capacità di abbandonarti al soffio vivificante e pacificante del Mistero che insieme adoriamo.
Anche se per me, da ebreo impenitente, la parola "Signore" è applicabile esclusivamente a Dio e tu la usi spesso riferita a Gesù di Nazareth, noto con gioia che nelle tue pagine l'alterità di Dio è costantemente presente.
Nel mio blog mi permetterò, oltre a questa segnalazione, di riprendere alcuni tuoi salmi nella convinzione che essi siano anche una scuola di preghiera per tante persone nelle diverse tappe del loro cammino.
(In libreria per Gabrielli edizioni, 2021, pp. 338, € 20)
Guido Piovano, Diversamente Chiesa
Guido Piovano, redattore di Insonnia, mensile di confronto e di ironia, è da sempre partecipe dell'esperienza delle comunità di base.
L'Autore, raccogliendo un lavoro durato dieci anni e comparso mensilmente su Insonnia, ci fornisce la documentazione di un panorama di credenti in "movimento", in ricerca, segnalando con efficacia e concisione le difficoltà, le lotte, le speranze, i cammini. Si tratta di uno strumento utile per non perdere la memoria di questo tempo difficile, ma anche aperto a nuove prospettive.
L'Autore, dunque, ci narra e ci documenta una chiesa in cammino, un "corpo vivo", attraversato da patologie e da contraddizioni profonde, da ritardi secolari, ma anche segnato da torrenti di profezia e da mille esperienze creative di solidarietà, autentici piccoli passi verso un mondo "altro".
Piovano coglie nel segno: la sua lucidità lo porta ad individuare i nodi da sciogliere, le svolte da operare, le domande da accogliere in vista della crescita di una "chiesa del nazareno", cioè fedele alla testimonianza di Gesù di Nazareth. Qui ogni parola di denuncia è sempre motivata e orientata al nuovo da costruire. Guido, per chi lo conosce come me, è tutt'ora ed è sempre stato un "costruttore" appassionato in ogni ambito della sua vita e del suo impegno.
Spesso chi, come l'Autore, coltiva una fede vissuta in una sofferta ma fiduciosa marginalità ecclesiale, vede e segnala con singolare chiarezza e lucidità quanto il castello istituzionale promuova e difenda un tessuto religioso e devozionale molto difforme da una fede matura e consapevole.
Queste pagine sono anche particolarmente significative perché escono dal cuore e dalla penna di un laico che si è coinvolto vitalmente e culturalmente in un cammino di rinnovamento biblico e teologico. Da cima a fondo questo libro rappresenta un invito alla Chiesa a riconciliarsi con il Vangelo, a deporre tanti inutili fardelli, a guardare avanti con fiducia.
A te, a me lettore, l'Autore dice sostanzialmente: "Se sei cristiano/a non fare mai lo spettatore. Mettici il cuore la faccia, le mani".
(in libreria per Il mio libro edizioni, 2021)
SPUNTI PER MEDITARE E RIFLETTERE
Non è che con la comunione ci si nutra di Gesù, lo si riceve corporalmente.
Quella è una credenza dogmatica chiamata presenza reale in cui molti cristiani/e sono imprigionati.
Si tratta d'altro. Quando un gruppo di donne e uomini meditano insieme le Scritture e spezzano il pane (che rimane pane, ma significa condivisione), allora davvero possono nutrirsi del messaggio di Gesù.
Quella memoria del gesto e delle parole di Gesù devono e possono cambiare la nostra vita.
"Gesù come pane"
Nutrirci di Gesù non è un gesto rituale, un sacramento ricevuto a scadenze fisse. Noi leggiamo il Vangelo e le Scritture perché crediamo che Dio ci venga incontro per "salvare" le nostre esistenze dal non senso, dagli idoli, dall'egoismo, dall'indifferenza, dalla seduzione di sensazioni ed esperienze sempre nuove. Voglio al riguardo proporre alcune righe del teologo José Antonio Pagola: "Un individuo senza ideali né aspirazioni preoccupato soprattutto di godere, possedere cose, rimanere in forma, divertirsi e rilassarsi. Un individuo più interessato a conoscere il bollettino meteorologico del fine settimana che il senso della propria vita. Non dobbiamo demonizzare questa società. E' cosa buona vivere ai nostri giorni, avendo tante possibilità di coltivare le diverse dimensioni della vita. Il male è restare vuoti interiormente, presi solo dalla necessità superficiali, smettere di fare il bene per cercare solo il benessere, cadere nell'indifferenza, dimenticare l'amore... Quando l'individuo vive solo dell'effimero, resta senza radici e senza consistenza interiore".
Il Vangelo di Gesù non è solo la medicina contro questi mali, ma la "buona notizia" che rende piena di senso la nostra vita liberandola dagli idoli.
Franco Barbero
Nostalgie che fanno vivere"Al di là delle loro diverse radici esistenziali, ci sono nostalgie nei loro sconfinati arcipelaghi che aiutano a vivere, e ci inducono a guardare al passato, a recuperarne le immagini, e sono donatrici di senso: aiutandoci a sfuggire al drago dell'oblio, ai ghiacciai delle emozioni perdute, e non più ritrovate.
Ci sono nostalgie dolorose e scarnificanti, nostalgie trasognate e sognanti, nostalgie che fanno vivere, e nostalgie che fanno morire, nostalgie che si nutrono di ricordi lampeggianti di gioia e di tristezza, nostalgie che non si cancellano nel corso del tempo, nostalgie labili ed effimere, nostalgie leopardiane arcane e fuggitive, che si accompagnano ad ogni stagione della nostra vita, illuminando il nostro cammino con i loro bagliori stellari, e liberandoci dagli scogli dell'aridità sui quali naufragano facilmente i nostri cuori stanchi e affaticati".
(tratto da Eugenio Borgna, "La nostalgia ferita", ed. Einaudi, pag. 13)
"Che Dio bastardo si sono creati quei perfidi padroni a loro immagine e a propria somiglianza! un Dio cinico e pigro che nasconde il suo volto per starsene tranquillo, in pace, fuori dal mondo.
No, il mio è un Dio che sente e soffre, un Dio che col ribelle galileo fa visita ai tuguri più immondi, un Dio che prende alloggio nelle tendopoli dei profughi.
É il Dio che rischia il naufragio sui barconi sconnessi e traballanti in mezzo al mare, è il Dio dei vinti che annega con le loro speranze mal riposte.
«Beati voi, che non avete neanche il fiato per fare un altro passo... beati voi miti, voi che cercate solo la pace, beati voi puri che non avete mai mentito, voi onesti che non avete mai rubato...»
Ma è mai possibile che i prepotenti non si rendano conto che il loro è un finto Dio? che è un idolo fasullo, un feticcio comodo e vile che mai potrà salvarli?
Un vero Dio, amici e nemici, chiede conto alle coscienze e non ai portafogli; non si lascia abbindolare da incensi e rituali; non si accontenta per i suoi figli prediletti degli avanzi dei banchetti dei ricchi".
(tratto da Gilberto Squizzato, "Sussurri e grida", ed. Gabrielli, pag. 40)
E' chiaro che non fai fortuna. Chi ti sente ha la percezione di qualcosa di nuovo, ma prendere la strada che tu indichi è altra cosa, come dice in modo straordinariamente efficace il libro di Ezechiele 33, 30_33: "Figlio dell'uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l'un l'altro: Andiamo a sentire qual è la parola che viene dal Signore. In folla vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono delle parole, ma il loro cuore va dietro al guadagno. Ecco, tu sei per loro una canzone d'amore: bella è la voce be piacevole l'accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica...".
Sei un uomo disarmato. In alto non piaci, in basso sei scomodo e ti considerano un grande sognatore. Non hai nulla da dimostrare e tutto solo da testimoniare.
Caro profeta, tuo pane quotidiano saranno lacrime, solitudine, speranza e fiducia in Dio.
E Poi....non sei mai un vittorioso e andare controcorrente ogni giorno è vita grama. Eppure, caro profeta, nella tua pazza avventura e nella tua fragilità si avverte una poesia che arriva dal futuro, una canzone di pace e di giustizia che Dio ti ha messo nel cuore e che a suo tempo fiorirà.
Franco Barbero
Il giorno 5 agosto ha terminato il suo corso terreno per giungere al porto eterno.
A 96 anni ci mancherà ancora, ma ci restano le sue preziose opere a partire da "Il sogno di Nabucodonosor", Massari ed., Bolsena.
La sua impresa teologica, rivolta al superamento della chiesa medievale, è quanto di più costruttivo si possa immaginare per una svolta che permetta alla chiesa di riconciliarsi con il Vangelo e con la società moderna. Mentre scuote fortemente l'albero dei dogmi cristiani e cattolici, enuncia con chiarezza l'esigenza di esprimere la fede oggi in nuovi linguaggi.
"Se Gesù di Nazareth vivesse ai nostri tempi e noi, figli della modernità, c'incontrassimo con lui, useremmo un linguaggio del tutto diverso per esprimere la stessa esperienza di profonda sacralità che i suoi discepoli hanno vissuto nell'incontro con lui. Non usciremmo mai con immagini quali "Re", "Gran Sacerdote", "Agnello di Dio", "Verbo", "Seduto alla destra di Dio, né con definizioni dogmatiche del suo rapporto con Dio come seconda persona della Santissima Trinità. Ciò non invalida le antiche formulazioni; significa piuttosto che non sono più vincolanti per l'uomo moderno perché non trasmettono più alcuna intuizione rivelatrice" (da "Il sogno di Nabucodonosor, p.45)
"Per il credente moderno ciò significa un esodo davvero doloroso. Parlare di esodo fa venire in mente la partenza di Abramo da Ur dei Caldei, quando, lasciandosi alle spalle la sua tribù e la sua cultura babilonese, si pose alla ricerca di una terra a lui ancora sconosciuta.
O anche l'avventura portata a termine, secondo il suo mitico passato, da Israele, il popolo di Dio. Ciò significa anche, ricordo, che questo nostro libro non è stato pensato per distruggere immagini sacre ma, proprio come nel caso di Abramo e Israele, per una partenza di liberazione.
Un tale esodo dovrebbe condurre il lettore verso un rinnovato incontro con il divino, com'è accaduto ad Abramo alle querce di Mamre e a Israele all'Horeb" (da "Il sogno di Nabucodonosor, pp.50-51)
"L'aggressione restringe la visuale rende ciechi. Nella sua aggressione contro la Chiesa, l'Illuminismo è diventato cieco riguardo alla profondità dei miti cristiani e nella sua cecità ha buttato via il bambino con l'acqua sporca. I credenti dell'epoca moderna sono alla ricerca di questo bambino.
Essi non sono meno avversi dei moderni non credenti nei confronti del rifiuto da parte della Chiesa della realtà intramondana e delle sue leggi di pensiero.
Anche per loro non c'è più un Dio che interviene dal suo mondo sul nostro, rivelando verità, minacciando punizioni, accogliendo suppliche, premiando i giusti, discendendo in forma umana nel nostro mondo, con camminando in esso, sovvertendone le leggi fisiche.
Anche per loro questo è un obsoleto pensiero mitico, una vecchia mitologia cristiana, a volte poetica e commovente, a volte irritante, talvolta strana ai limiti del bizzarro.
Lo trovano obsoleto non perché è mitico, ma perché quegli antichi miti cristiani cozzano troppo ferocemente con la loro esperienza della realtà. Tuttavia, diversamente dall'Illuminismo, essi vogliono scoprire la ricchezza nascosta sotto questo linguaggio mitico, così da poterlo riformulare nel linguaggio del XXI secolo. Questo nuovo linguaggio sarà in qualche modo anche esso mitico. Come già stato detto, parlare della misteriosa Realtà Ultima, si può fare solo attraverso immagini e quindi con miti. Ma oggi questi devono essere le immagini e miti del XXI secolo che possano far aprire gli occhi alle persone dello stesso secolo. Occasionalmente il credente potrà anche conservare qualcosa del vecchio linguaggio mitico come immaginario convenzionale, ma non come la registrazione di avvenimenti reali, quali sono ancora considerati dal credente medio, nonché dalla maggioranza delle autorità ecclesiastiche.
Nella maggior parte dei casi tuttavia dovranno abbandonare questo linguaggio per cercarne uno migliore" (da "Il sogno di Nabucodonosor, p.52)
Con il concilio Vaticano II, contro la volontà della curia romana, la liturgia cattolica, resa immobile dal concilio di Trento (1545-1563), ebbe un risveglio.
"Spinta dal vento democratico, che aveva iniziato a soffiare anche nella Chiesa, portando con sé un senso di responsabilità per il bene del popolo di Dio, la base dei fedeli iniziò a rinnovare, correggere, adattare, riscrivere e ricreare. L'idea era quella di riportare la liturgia al suo scopo originario di preghiera comune della Chiesa, così che non fosse più il giardino privato e recintato delle autorità ecclesiastiche, tenuto da esse costantemente sotto controllo affinché tutti rimangano sul sentiero tracciato nel passato" (da "Il sogno di Nabucodonosor, p.86)
Nota di Franco Barbero: la curia romana, a partire da Paolo VI, ritornò ben presto a somministrare il sonnifero clericale e riportò tutta la liturgia nelle mani del clero. La "bella addormentata " riprese il suo sonno.
Lenaers è il grande teologo della preghiera: "La preghiera è l'esperienza di un incontro più o meno cosciente con il Tu divino. Quali parole riempiano questo incontro e quali immagini aiutino ad esprimerlo è secondario...Chi prega non vuole capire Dio, vuole incontrarlo" (da "Il sogno di Nabucodonosor, p.120)
"Se ci basiamo sulle fonti che sono più vicine nel tempo al ministero pubblico di Gesù e alla sua tragica morte, possiamo essere certi che egli non concepiva se stesso come un essere divino, ancor meno come "la seconda persona della Trinità", un modo di pensare del tutto estraneo a quel tempo. Inoltre, la definizione della natura divina di Gesù non compare mai durante la sua vita e neanche nei primi decenni dopo la sua morte, non è presente neanche nella Chiesa palestinese delle origini con il suo centro a Gerusalemme. Una tale definizione era del resto impensabile in questa Chiesa. Ne facevano parte esclusivamente ebrei di pura razza, che erano convinti della trascendenza assoluta nonché dell'unicità di Yahweh" (da "Il sogno di Nabucodonosor, p.135)
Dopo aver descritto il formarsi del castello mariano nei secoli, Lenaers conclude: "Dopo tutto ciò, cosa rimane dunque in piedi dello straordinario grattacielo della devozione mariana nella tradizione cattolica e ortodossa? Questo edificio non solo è sbalorditivo per le sue dimensioni, ma anche per la sua forma. Assomiglia a un fungo nucleare o una piramide rovesciata. Nella Scrittura infatti esso trova a stento qualche sostegno, ma ciononostante ha progressivamente riempito il cielo ecclesiastico. Inoltre, se uno si avventura a ritornare al Vangelo, verrà immediatamente sospettato di eresia o mancanza di fede" (da "Il sogno di Nabucodonosor, p.183)
"Come ogni cosa che ha vita, una tradizione vivente ha una sua interna vitalità, che può portare a sorprendenti trasformazioni. E la lealtà al passato può diventare slealtà alla Tradizione. Un bruco è fedele alla sua natura solo quando diventa una farfalla" (da "Il sogno di Nabucodonosor, p.282)
Nota di Franco Barbero: quando ci si aggrappa al passato facendone un monumento sacro e intangibile, allora si compie un radicale tradimento della Tradizione e si cade nel tradizionalismo.
Nella mistica sufi ho trovato il vero messaggio di Maometto
Kahina Bahloul ha occhi dolci e un portamento gentile, ma al telefono le sue risposte sprizzano
forza e determinazione. Kahina è la prima imam donna di Francia: ha fondato la moschea Fatima, d'ispirazione sufista, e si batte per un islam moderno e liberale, purificato da paure e sclerosi. Ha una voce serena, il tono sicuro che soppesa le parole e illumina le idee. Racconta la sua vocazione e sfida la tradizione musulmana, nella quale la funzione di guida spirituale è sempre stata dominio esclusivo degli uomini.
«Le donne devono prendere il loro posto, non possono aspettare che glielo si regali». Lo spirito combattivo è preannunciato dal nome: Kahina, infatti, era un'indomabile regina berbera del VII secolo, e inoltre in arabo significa sacerdotessa. Predestinazione?
Quel che è certo è che diventare imam è stato per questa giovane donna di 42 anni il frutto di un lungo e tortuoso cammino, che ripercorre nel suo libro fresco di pubblicazione, "Mon islam, ma liberté" (Albin Michel, 2021).
Nata a Parigi nel 1979, da padre algerino kabyle e madre francese, Bahloul è cresciuta in Algeria, dove ha intrapreso studi di giurisprudenza, prima di ritornare in Francia all'età di 24 anni. L'Algeria è dunque il Paese in cui ha mosso i primi passi, «sotto il suo sole caldo, coccolata e amata» dalla famiglia paterna, ma è in Francia che si è costruita come donna adulta e ha ritrovato la libertà. In Algeria ha ricevuto un'educazione musulmana impregnata di valori umanisti: «Mio padre mi ha sempre insegnato che la cosa più importante per un musulmano è purificare il cuore». Ma in Algeria ha vissuto anche il "decennio nero" (1991-2002) e il terrore dei continui attentati islamisti. È stata costretta a portare il velo come tutte le altre donne per avere la vita salva. Un trauma per lei, educata a un islam diverso e disorientata di fronte ai massacri commessi al grido di Allah akbar contro gli stessi musulmani. Il recente film Papicha può solo dare un'idea di che cosa volesse dire essere donna nell'Algeria degli anni'90. Ritornata in Francia, Kahina ha preso le distanze da qualsiasi forma di religiosità pur conservando un legame intimo con Dio: non si riconosceva nell'islam formalista ed egemonico. Qualche anno dopo, dopo la morte del padre e una profonda crisi esistenziale, il suo medico le parla di sufismo. Così inizia la sua ricerca spirituale, che prosegue ancora oggi. «Avevo l'impressione di aver trovato finalmente quello che avevo sempre cercato». È infatti nella mistica sufi che Kahina si riscopre musulmana in Francia, dopo aver rimesso tutto in discussione. Perché «la fede non si eredita, si acquisisce, si abbraccia volontariamente, con un profondo assenso del cuore», scrive nel suo libro.
Per Kahina, dunque, l'islam è stata una scelta. Tanto più difficile quando si hanno radici diverse. Suo padre era musulmano, sua nonna materna era ebrea polacca e il nonno materno era cattolico francese. «La scelta della religione mi ha tormentata per tutta la vita finché non ho riscoperto l'islam e l'universalità del pensiero musulmano spirituale.
In quanto ultima religione rivelata, l'islam è la sintesi delle altre e delle mie appartenenze». Perciò si dice d'accordo con Edgar Morin (filosofo e sociologo francese), per il quale l'islam è "una religione giudeo-cristiana".
La sua storia rispecchia la contaminazione di culture, religioni e lingue diverse che convivono in lei. Non è una sorpresa il fatto che non voglia definirsi: «Sono musulmana, donna, francese, algerina e faccio spazio a tutte le mie appartenenze. La mia identità è in evoluzione».
Oggi vive a Parigi e condivide con i suoi concittadini l'orrore degli attentati terroristici. Ma è stato dopo quello del 2015, contro Charlie Hebdo, che ha deciso di insorgere contro il fondamentalismo. Così ha ripreso gli studi di islamologia ed è diventata, nel 2019, la prima imam di Francia. Non è una trasgressione né una novità: «Amina Wadud ha tenuto la sua prima predica in una moschea in Sudafrica nel 1995», dice. Esistono da tempo imam donne in Cina, India, Messico, Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Paesi scandinavi e Italia, dove Naima Gohani dirige una preghiera mista nella moschea di Colle Val d'Elsa, in Toscana. Eppure la notizia suscita ancora choc, «tanto l'islam, in questi ultimi decenni, ha dato un'immagine degradante della donna musulmana». Davanti alle polemiche e all'ignoranza, Kahina risponde con un'attenta lettura del testo sacro, «Il Corano non specifica se la funzione d'imam deve essere appannaggio degli uomini o delle donne, quello che emerge è il concetto di guida spirituale o modello», Bahloul ricorda i tanti modelli citati nel Corano, tra cui Maria, la madre di Gesù, la regina di Saba o Sarah, la sposa di Abramo. «La lettura degli uomini ha preso il sopravvento sul messaggio di Dio. Riservare la funzione di imam agli uomini è una tradizione patriarcale che si è perpetrata fino a imporsi come norma, ma non esiste alcun divieto per le donne». Inconvincibili, gli ideologi fondamentalisti ribattono che «il corpo di una donna sarebbe provocante e potrebbe turbare la concentrazione degli uomini durante la preghiera», scrive nel libro. Ma Bahloul chiude la questione rievocando il grande mistico Ibn 'Arabî, che ritiene la complementarità di maschile e femminile il principio primo della vita del cosmo. Idem per l'assenza di velo. Anche qui, nessuna trasgressione: «Il velo non è un obbligo religioso», dice. Che in quel pezzo di stoffa vede solo un «simbolo dell'oppressione».
Kahina Bahloul è di nazionalità franco-algerina ed di professione è Imam. È figlia di un algerino («Da mio padre ho imparato che la cosa più importante per un musulmano è purificare il cuore») e di una francese, ha una nonna materna ebrea e un nonno cattolico.
(tratto da Francesca Caferri, "D - la Repubblica delle donne", 14 agosto 2021)
Fare i conti con il madonnismo
1) Chi leggesse queste righe come un pensiero irrispettoso e sprezzante riguardo ai "devoti", sarebbe molto lontano dall'intento di queste considerazioni.
Io parlo di quel "fenomeno religioso" che chiamo madonnismo che è un vero e proprio sistema, uno dei pilastri portanti non solo della devozione popolare, ma di tutto il cattolicesimo tradizionale. Oggi questo sistema è intangibilmente protetto dalle definizioni dogmatiche di Nicea, Efeso, Calcedonia e, se la dogmatica mariana è così difesa con tutti i denti e le scomuniche dalla gerarchia, è perché senza di essa cade l'intero Castello.
La gerarchia è consapevole che, tolta la mariologia ufficiale, il cattolicesimo va in frantumi.
2) La sobrietà dei dati del Testamento cristiano ci permette in ogni caso (vedi "Gesù di Nazareth" di Barbaglio) di costruire una piccola carta d'identità della famiglia di Nazareth: Maria, Giuseppe suo sposo e i suoi figli e figlie tra cui Gesù. Una famiglia ebrea a tutti gli effetti. Solo il dogmatismo mette in dubbio queste pacifiche acquisizioni.
Il madonnismo, con tutti i suoi dogmi e le sue devozioni- apparizioni- superstizioni, ha cancellato la figura storica reale di Maria di Nazareth e ha costruito una figura asessuata, un'immagine, un simbolo, una semidea. Così la vita e la fede di Maria sono state sepolte sotto una montagna di dogmi e di leggende.
Il rischio, come sottolineava il teologo Hans Kung nel suo libro "Salviamo la chiesa" (Rizzoli) sta nel perdere il centro della fede cristiana e crearci dei "castelli di carta" che compromettono la serietà e la credibilità della chiesa e del messaggio evangelico.
MA ANDIAMO A VEDERE UN PO' DI STORIA
Per alcuni secoli Maria non fu assolutamente al centro dell'attenzione; la svolta venne con i tre concili (nel 325 a Nicea, nel 431 ad Efeso e nel 451 a Calcedonia). Nel concilio ad Efeso nel 431 Maria fu definita "madre di Dio". Da questo momento cristologia e mariologia diventano un intreccio di totale compenetrazione dogmatica.
Proprio allora Maria diventò la sostituta, nel sistema culturale del tempo, delle divinità pagane. La strategia missionaria della chiesa cattolica fu lungimirante. Maria doveva sostituire le dee pagane con una dea cristiana, come ha documentato Mary Christine Athans nel suo libro "Alla ricerca di Maria donna ebrea" (Queriniana).
L'arte fu messa a servizio della dogmatica dai committenti imperiali e gerarchici. Così Maria progressivamente viene cancellata nella sua realtà di donna ebrea e diventa l'icona di un femminismo celestiale.
Pulcheria, la moglie di Teodosio II, quando l'imperatore morì improvvisamente, sposò il vecchio senatore romano Marcione. Dopo essere ascesi al trono, predisposero nell'impero una diffusione dell'immaginario imperiale di Maria.
Lei e l'imperatore Marcione presiedettero di persona la sessione finale del Concilio di Calcedonia nel 451.
Un movimento appoggiato da Pulcheria, l'imperatrice e da altri alla corte imperiale, portò all'esaltazione di Maria come "Teo-tocos" madre di Dio. Coloro che dicevano, ed erano la maggioranza, Cristo-tocos, madre di Cristo, furono espulsi e dichiarati eretici. In seguito il codice cavalleresco ritraeva poi lentamente, quando avvenne il medioevo, Maria sempre come la signora, madonna, mea domina. Si veda il volume "Maria nell'arte" (Renato Pisani, Gangemi Ed.).
E' incredibile come per secoli questa figura celestiale e imperiale pervada l'arte. Nell'arte medievale Maria viene isolata col bambino e celebrata nel trionfo angelico.... Ma il vero sviluppo, anche nella devozione, arriva intorno all'anno 1000 quando nasce l'Ave Maria (una traduzione impropria dal greco; non c'entra niente piena di grazia ma Dio ti ha fatto grazia, non è un privilegio ma è un dono). Poi nascerà poco dopo il rosario, che però non si diffonderà subito e sarà di 5 misteri e poi di 15 misteri. Anche il sommo poeta Dante darà il suo contributo in questa celebrazione mariologica.
Quando esplose la Riforma, ci furono delle battaglie molto interessanti. Mentre Lutero non si arrischia molto in questa discussione, Calvino comincia ad opporsi.
La Riforma su questa posizione darà una prevalenza a Calvino.
Intanto era in atto il periodo della grande conquista: i conquistadores non pensano tanto al Vangelo, come ben sappiamo, ma hanno due grandi segni del cristianesimo cattolico che portano per il mondo delle Americhe: la Madonna e il papa, una Madonna regina del mondo e il Papa sovrano universale della chiesa.
Sarà appunto nel 1531 evidentemente che faranno apparire la prima madonna a Guadalupe e nel 1571 il rosario esploderà perché a Lepanto le truppe cristiane riescono a prevalere sui musulmani "per l'aiuto della madonna".
Il papa lancerà il rosario per festeggiare la madonna delle vittorie: più preghiamo più sconfiggiamo gli eretici. In questo tempo si diffonde anche la Salve Regina: "vita, speranza e salvezza nostra".
Il genio funesto del cattolicesimo ha capito che quanto di più la figura di Dio si faceva severa e quella di Gesù diventava impegnativa, bisognava compensare con una madonna ausiliatrice, soccorritrice con i mille nomi che poi arriveranno nelle variopinte e stravaganti litanie lauretane: madonna di tutte le grazie, pronto soccorso universale....
Nel 14°-15º secolo questa espansione troverà…uno sbocco universale. La stagione dell'Illuminismo sembrò offuscare per un breve periodo il trionfo devozionale e mariologico, ma sopraggiunsero i papi dell''800.
Pio IX nel 1854, quando fiorirono alcuni movimenti delle donne consapevoli nel nostro territorio europeo, dichiarerà il dogma della Immacolata Concezione. Pio XII nel 1950 ne inventerà un'altra, l'Assunta in cielo, raccolta dagli angeli, dai santi....
Più i papi sono reazionari, più sono mariani e quindi questo è il tempo in cui vengono lanciate le apparizioni della madonna (Lourdes, Fatima fino a Medjugorje...)
I teologi che hanno messo in dubbio queste apparizioni, queste "costruzioni" della cosiddetta pietà popolare, hanno trovato poca attenzione e poca fortuna perché la struttura cattolica ha un assoluto bisogno di questa devozione per la sua sopravvivenza.
Intanto nel 1759 si era dichiarato il mese di Maria e poi coroncine, novene, congregazioni mariane... Si rinnovano le litanie con delle aggiunte sempre particolari, le madonne cominciano ad apparire e poi statue della madonna, case della madonna che viaggiano, (Loreto e Oropa). Tutto il mondo si è popolato progressivamente nel secondo millennio di chiese, santuari, piloni.... Quanto più la società si laicizza, tanto più la Madonna si clericalizza e diventa funzionale all'istituzione gerarchica. Con Radio Maria cresce l'oceano di affari e di devozioni. Le apparizioni sono continue: la madonna bianca, nera, meticcia (mai "arcobaleno"!!!), questa bambola di gesso continua a svolazzare ed apparire da una parte all'altra del mondo parlando di diavoli e di diavolerie varie, lanciando un messaggio poco in linea con il messaggio del Nazareno.
Non è più tanto la grazia di Dio che conta; è Maria che fa le grazie: la Madonna dei dogmi e delle devozioni ha cancellato la Maria reale.
Passare dal mito del dogma, dal devozionalismo, dal madonnismo, alla scoperta di Maria reale è una bella e difficile impresa di ricostruzione storica e di rinnovamento della fede.
Non si tratta affatto di cancellare i miti e l'arte in una sorta di iconoclastia, ma di leggerli come prodotti storici, totalmente interni e funzionali al sistema di cristianità.
Non si tratta di dimenticare Maria, si tratta piuttosto di riscoprirla uscendo dalla prigione madonnistica dei culti, delle apparizioni, delle superstizioni. Uscire da questo stravolgimento storico di Maria di Nazareth è oggi doveroso per demolire il castello ecclesiastico e affaristico creato per l'infantilizzazione del popolo di Dio e per una deformazione della figura femminile di Maria. Questo è il passaggio oggi indispensabile: abbandonare il madonnismo per una memoria vera e dignitosa. Maria fu una donna piena di fiducia, una donna forte come le madri dei profeti. Se non avesse creduto fermamente in Dio, non avrebbe potuto reggere alla realtà che stava vivendo.
Maria non si arrende davanti alle difficoltà, nemmeno davanti alle scelte "pazze" del figlio, nemmeno davanti alla sua crocifissione. Maria sarà presente nel Cenacolo; quindi non una figura eterea, evanescente, gloriosa, ma una donna dentro la vita, una donna dentro la fede, una fiducia radicale in Dio.
Da madre di Gesù diventerà discepola, come ci dice la narrazione del libro degli Atti. Raccogliamo questa testimonianza, cerchiamo una fede adulta che metta di nuovo la Maria reale davanti ai nostri occhi e allora abbiamo molto da imparare dal suo cammino di fede.
Ha incontrato le asperità, le difficoltà, i dubbi, lo sconcerto. Maria resta una grande testimone anche per la nostra fede. L'importante è cancellare la mariolatria che tiene una fede infantile ed è funzionale ad esaltare una donna, farne una dea, per mettere in secondo piano le donne reali nella storia della società e della chiesa. Questo in realtà è l'abuso di Maria che è stato fatto con grande abilità e con grande potenza dalla chiesa ufficiale.
Si tratta di un passaggio impegnativo perché per la struttura e il castello cattolico senza la madonna c'è solo il precipizio e il burrone.
Per la mia fede e per milioni di credenti Maria è una stimolante presenza nel cammino di fedeltà al Dio della vita.
(tratto da "Speciale teologia / 2 di "Adista" n.27 del 17/7/21)
Il re è nudo
"La chiesa rischia di essere irrilevante…la cristianità è finita, ripartiamo dall'essere evangelici…una minoranza creativa che parla al futuro". Così Zuppi Vescovo di Bologna il 10 luglio in Piazza Maggiore. 'Il re è nudo': ha rivelato quello che tutti da anni sanno. Le chiese si stanno svuotando, dopo 'la chiesa dell'obbligo', battesimo, comunione e cresima, i giovani spariscono. Molti adulti scelgono strade alternative, costruendosi spiritualità personali che non coincidono più con la religione cattolica. Siamo in un'epoca postcristiana. Il regime di cristianità si strutturò lungo due millenni dopo che Costantino e Teodosio (IV sec.), scelsero il cristianesimo come religione di stato concedendo ricchezze e privilegi ai vescovi 'cattolici'.
Fu costruita nei secoli una struttura complessa con un bacino di dogmi da credere, regole liturgiche, giuridiche e morali da seguire, sotto la direzione di un clero obbligato al celibato estromettendo la donna da ogni ruolo dirigenziale. Un grande peso economico e un ruolo politico determinante specialmente in Italia, sancito dal Concordato. Gli scandali che hanno accompagnato la storia della chiesa e che oggi emergono, ci sono sempre stati e sono in gran parte dipesi da questa compromissione di fondo.
Sfogliamo la storia. Da subito: persecuzione dei dissidenti, guerre di religione, massacri, schiavitù, colonizzazione spesso in nome della fede; genocidi e torture. Per arrivare alle ultime due guerre combattute tra cristiani con abomini e nefandezze innominabili. E' questa l'Europa dalle gloriose radici cristiane?
In verità i cosiddetti cattolici non sono mai stati nella quasi totalità, dei seguaci del Vangelo di Cristo. Non ci sono solo i dieci comandamenti del catechismo. Molti nemmeno conoscono ad esempio il Discorso della montagna o la Parabola del Samaritano. Fondamentali per chi ha fede. Parlano di misericordia e perdono, amore e riconciliazione; benevolenza anche verso i nemici; chiedono di essere vicini ai poveri, ai carcerati, ai senza casa e lavoro, denunciano l'uso delle ricchezze contro i poveri; della ipocrisia delle liturgie pubbliche ad uso politico; di condivisione e solidarietà. La stragrande maggioranza odia, non perdona, si vendica, sfrutta, bada al proprio tornaconto. E si scandalizza ipocritamente degli scandali nella chiesa. Questa religione dell'egoismo e della vendetta è predicata sui giornali nelle Tv, nei film, anche dai predicatori sedicenti cristiani che si fanno paladini dei cosiddetti valori del cattolicesimo.
Bravo Vescovo Zuppi che ha denudato il re e smascherato questo grande imbroglio.
E' finalmente finita la cristianità ma non la fede. I cristiani, come i veri credenti di altre religioni, sono stati, sono e saranno sempre 'una minoranza creativa che parla al futuro' che testimonia tenacemente quei valori che solo salveranno l'uomo, l'umanità e la terra dall'autodistruzione.
(tratto da Beppe Manni, "Gazzetta di Modena", 14/7/21)
Gran premio dell'editoria
Credo che nei grandi premi all'Editoria non trovate il nome dell'Editore Massari. Ragionando da teologo, assegnerei al dottor Massari uno specialissimo Gran Premio perché da decenni ha continuato a pubblicare opere di grandissimo valore teologico.
Ma, come è noto, la grande editoria premia il commercio. Io premio l'intelligenza.
Grazie, caro dottor Massari.
Franco Barbero
Purché passeggino dentro il perimetro
"Viviamo dentro il circuito di una manipolazione dove anche il sussulto di libertà è funzionale al mantenimento di questo stretto rapporto fra l'intelligenza, il potere e il popolo da dominare.
Il nostro cristianesimo si muove dentro questa cerchia.
Il nostro sistema permette anche che passeggino dei profeti, purché passeggino dentro il perimetro; purché - in qualche maniera - essi accreditino il sistema davanti ai diseredati e ai lontani, i quali, contemplando questo o quel cristiano che ha dato la propria vita per la liberazione degli oppressi, possa acquistar fiducia in un sistema cristiano capace di tanto.
E così, potremmo anche avere un cristianesimo da tempo di rivoluzione in cui i cristiani sono anche tra i rivoluzionari, in modo che l'insieme acquisti credito presso le classi ascendenti.
Ci muoviamo dentro questa morsa.
E più ci riflettiamo a livello della universalità della fede è più sentiamo l'angoscia di questa contraddizione: sentiamo davvero che noi moriremo prima che "le mura di Gerusalemme" si siano spezzate.
Perché, ormai a temere Il Regno di Gesù non è solo il Faraone dell'Antico Egitto, ma è tutta la città di Gerusalemme che è impaurita. Tutta la cristianità ha paura di questo annuncio".
(da Ernesto Balducci, "Il mandorlo e il fuoco", Borla ed., 1979, pag.73)
Nota di Franco Barbero: solo l'intelligenza acuminata e la lucida profezia di Ernesto Balducci hanno potuto descrivere in modo così letterariamente espressivo il processo, davvero sistematico, con cui il cristianesimo ufficiale, dimenticando il Vangelo e mettendolo a servizio dell'istituzione, ha messo se' stesso al centro utilizzando tutto ciò che potesse dare lustro e credito all'istituzione stessa. Potremmo pensare che si tratti di un'analisi superata. A mio avviso, essa rimane di piena attualità.
Una nonna benedice i nipoti gay
Mentre la Chiesa Ufficiale maledice le coppie gay, una nonna di 95 anni, esprime così la sua gioia in occasione delle nozze dei nipoti.
Benedizione di una nonna a una coppia di nipoti gay
Nipotini miei carissimi, sono molto dispiaciuta di non potere partecipare fisicamente alla vostra festa, ma sono certa che mi sentirete presente con il cuore e con la mia preghiera intensa, perché il Signore sia sempre in mezzo a voi e possiate essere felici!
Nella mia condizione di ultra-anziana della bella Comunità, che mi ha dato la gioia di conoscervi e l'occasione di convertirmi da una formazione più legalista che evangelica, sento il bisogno di invocare su di voi una benedizione speciale, avvalendomi anche del mio sacerdozio battesimale, oso quindi salire su un altare virtuale ed, in comunione con tutti i vostri amici presenti, esprimo la mia preghiera: "Il Signore confermi nel Suo Amore tutti i giorni della vostra vita, vi protegga sempre e faccia brillare il Suo volto su di voi." E la benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo scenda su di voi e con voi rimanga sempre!"
Averne tante di nonne così
Decisa e lucida, questa nonna è ben consapevole che il battesimo l'ha resa partecipe del sacerdozio universale dei fedeli.
In presenza di un parroco oscurantista, ecco che attiva il suo sacerdozio di tutti i cristiani/e e impartisce la benedizione nuziale, cioè annuncia la benedizione di Dio ai nipotini gay nel giorno del loro matrimonio. Li dichiara sposi.
Questa nonna, che ben conosco, è un esempio di lucidità teologica e di coraggio profetico. Dieci e lode in profezia.
Franco Barbero
Manca il potere deliberativo
Nel diritto universale del codice di diritto canonico del 1983 (per i cattolici di rito latino) oltre al can. 127 che tratta del consenso di cui un superiore ha bisogno per compiere un atto, si tratta del consenso del collegio dei consultori (cann. 272; 485; 500 §2; 1018 §1,2; 1277; 1292 §§1-4), dell'approvazione di chi di diritto in materia principalmente patrimoniale (cann. 174; 1222 §2; 1277; 1292 §§1-4; 1524 §2) e del consenso del consiglio del superiore o moderatore nella vita consacrata (cann. 638 §3; 647; 665 §1; 684 §1; 686 §§1 e 3; 688 §2; 690; 703; 726 §2; 743; 744 §1; 745; 1018 §1,2).
Tanto negli istituti di vita consacrata (cann. 573-720) quanto nelle società di vita apostolica (cann. 731-755) come pure nelle associazioni di fedeli, private o pubbliche (cann. 298-329), il consenso dei membri è generalmente richiesto per le questioni principali della vita e del governo di tali istituzioni, in conformità con i loro statuti e costituzioni. Oltre a questi canoni, sul piano delle chiese locali diocesane, a parte le lezioni a un ufficio o a una carica (cann. 164-179) non vi è alcuna menzione della necessità di un consenso individuale o collettivo per risolvere una questione o prendere una decisione. In linea generale il suffragio deliberativo è in realtà appannaggio dei vescovi sul piano dei raggruppamenti di chiese o su quello della Chiesa universale (*), salvo, come appena segnalato, negli istituti di vita consacrata, le società di vita apostolica e le associazioni di fedeli.
In altre parole nel diritto del Codice del 1983, è giocoforza constatare in modo generale un deplorevole minimalismo del coinvolgimento dei battezzati sul modo deliberativo, almeno nella vita diocesana e in particolare parrocchiale. Il loro protagonismo non si esercita affatto in organi deliberativi.
(*) L' assenza di protagonismo dei fedeli laici è ancora più flagrante sul piano di un raggruppamento di chiese particolari. I vescovi hanno un suffragio deliberativo nei concili particolari e nelle conferenze episcopali, ma le decisioni che approvano devono basarsi su una maggioranza qualificata e se sono soggette a modalità di recognitio da parte della sede Apostolica. E infine sul piano della Chiesa universale, i vescovi in concilio ecumenico hanno voce deliberativa, ma i decreti conciliari devono essere approvati dal Papa in unione con i padri conciliari, confermati e da lui approvati; al di fuori di un concilio, i decreti del collegio episcopale hanno bisogno di questa conferma e promulgazione pontificia. Quanto al sinodo dei vescovi esso ha potere deliberativo solo su concessione del Papa.
(da Alphonse Borras, "Sinodalità plurale", Concilium 2/21)
Luoghi comuni sull'ebraismo
"Gesù ha messo da parte l'immagine di Yahvé e si incontrato con quella del Padre....In questo senso Gesù è realmente un post-teista. Con Gesù muore il Dio dell'Antico Testamento e si rompe il velo dell'ebraismo. Gesù ha ricreato il Dio che lo creò... (pag.158 di "Oltre Dio", Ed Gabrielli).
Lo stesso Autore Santiago Villamayor parla del "processo seguito dallo stesso Gesù nel suo superamento dell'ebraismo" ("Una spiritualità oltre il mito", Gabrielli ed., pag.178).
La barzelletta che ripetiamo da secoli è che Gesù ha superato l'ebraismo. Ma questo è un Gesù messo a servizio delle nostre ideologie o delle nostre ipotesi di lavoro.
Franco Barbero
Gente della via
"La ricerca del Gesù storico e autentico continua da secoli da parte dei cristiani. Oggi siamo fortunati ad aver ereditato, quale esito di così tanti studi e riflessioni, un quadro considerevolmente più chiaro di Gesù e delle sue preoccupazioni ma la ricerca continua mentre ancora cerchiamo di cogliere la sua sapienza, in un senso realissimo, ma misterioso, Gesù è ancora vivo e attivo per noi.
Ancora egli è guida sul cammino. La nostra ricerca di Dio include la ricerca del Gesù vivente: il Cristo. Nessuno di noi è mai solo su questa strada.
Facciamo il viaggio insieme. Impariamo gli uni dagli altri e ci aiutiamo vicendevolmente.
Siamo in cammino con tutti coloro che si sono incamminati prima di noi e con tutti coloro che verranno dopo.
La meta non è per me solo o per qualche altro individuo nei termini della "perfezione". L'obiettivo è partecipare con gli altri da qualche parte lungo la lunga strada verso la libertà. E' un tempo straordinario questo, per essere cristiani. Abbiamo percorso una lunga via e il futuro pare pieno di speranza, nonostante le crisi massicce e le provocazioni che ci si delineano davanti. Il guardare soltanto al passato e gli scandali delle chiese cristiane attuali sono come la pula che viene separata dei semi di grano che stanno crescendo in mezzo a noi… Siamo un popolo in cammino, gente della via".
(da Albert Nolan, "Concilium" 2/2011, Queriniana ed., pag.71)
DALLA NOSTRA COMUNITA'
- In queste ultime settimane ci siamo sentiti parte di una umanità piena di guerre, di violenze, di respingimenti. Si costruiscono muri da più parti. La nostra fede si deve esprimere in solidarietà.
- In ogni caso l'amore solidale riempie anche di speranza perché molte persone, associazioni, parrocchie, gruppi hanno dimostrato che i ponti sono più forti dei muri e che l'amore inventa mille modi e sentieri per essere capace di creare fraternità e sororità.
- Come comunità abbiamo vissuto due mesi, luglio e agosto, con una partecipazione mai vista negli anni precedenti sia ai momenti di preghiera che a quelli di studio, con la sede aperta ogni giorno con numerose richieste di incontro e di ascolto.
- Mi sono sforzato, lavorando con piena sintonia con tutti i collaboratori/trici del blog, di fornire la segnalazione di molti studi, qualche recensione. Abbiamo ricordato la morte del teologo Roger Lenaers facendo memoria di alcuni suoi scritti. Così pure il blog e i vocali sono stati gli strumenti con cui ho tentato di fornire e segnalare libri e riviste di approfondimento teologico che la grande informazione non segnala mai.
- Speriamo che settembre ci restituisca la regolarità dei due gruppi biblici settimanali: martedì alle ore 15,30 in presenza in sede e alle ore 20,45 in presenza e in collegamento.
- Martedì 31 agosto alle ore 20,45 in collegamento svolgerò una introduzione al "Progetto di lettura biblica" che vuole tenere conto delle numerose proposte arrivate dai gruppi. I testi scelti: A) Lettera di Giacomo (4 incontri); B) Libri apocrifi: Vangelo di Maria e Filippo (2 incontri); C) Isaia: lettura gemmatica (18 incontri); D) Una volta ogni due mesi: una tematica proposta; E) Natale - Pasqua - Fine anno: temi liberi da individuare.
- Venerdì 3 settembre alle ore 17:30: su meet alcuni/e di noi parteciperanno al collegamento nazionale delle CdB per organizzare il seminario nazionale del 4 e 5 dicembre.
- Domenica 5 settembre Eucarestia comunitaria alle ore 10 preparata da Franca Avaro. Un cordiale saluto augurale a Germana e a Cristina di Saluzzo la cui salute è stata messa a dura prova, ma anche accompagnata da tanta solidarietà.
Franco Barbero
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