giovedì 11 novembre 2021

Le parole per dirlo

La speranza cristiana non richiede ottimismo, richiede coraggio (Adrien Candiard)

di DERIO OLIVERO – Vescovo di Pinerolo

Ho letto un libro che mi ha colpito per il titolo: "La speranza non è ottimismo. Note di fiducia per cristiani disorientati". L'autore Adrien Candiard, è un francese, domenicano, che vive al Cairo. Ultimamente ha cercato di riflettere sui temi della fiducia e della speranza. Nei tempi difficili è necessario chiederci: "Come posso continuare a credere alla vita? Come posso continuare a sperare?". Ogni giorno dobbiamo scegliere come stare al mondo. E' tipico di noi umani vivere scegliendo come vivere. Il gatto fa il gatto, sempre e sempre allo stesso modo. Non può fare altro, non può scegliere. E' già tutto definito, pieno. Noi non siamo così. Non siamo "programmati" come il gatto, dobbiamo scegliere ciò che vogliamo essere. Questa è l'avventura affascinante e tremenda della libertà. Pertanto ogni giorno cerchiamo motivi e strumenti per mantenerci fiduciosi. In questa luce mi è piaciuta l'espressione: "La speranza cristiana non richiede ottimismo, richiede coraggio". Spesso confondiamo il credente con l'ingenuo, il facilone. Definiamo il credente come uno che guarda con superficialità la vita, chiude gli occhi alla complessità e risolve i problemi con qualche preghierina. Un ingenuo troppo ottimista. Un devoto troppo sicuro che "tutto andrà bene". Invece il credente è una persona che guarda con realismo la vita, che prende sul serio la tragicità del male. Non vede solo la luce e i colori, ma vede benissimo le ombre, le ferite, il buio, il male. Ha gli occhi ben aperti, conosce le fatiche del vivere. Credere non significa cancellare i problemi e semplificare le risposte. Credere significa affrontare la vita con coraggio. Significa invocare da Dio forza abbastanza per avere coraggio. Significa lottare per non darla vinta al male mai. Per questo motivo noi cristiani diciamo che la speranza è un dono di Dio. La sua Presenza e la sua Azione ci abilitano a guardare con fiducia la vita e a giocarla con coraggio. Sapendo che il coraggio non è la temerarietà, l'assenza di paura, la spavalderia. Il coraggio è la capacità di "andare oltre". Tutti siamo tentati di "trattenere la vita", di tenerci aggrappati a ciò che abbiamo: le nostre certezze, le nostre sicurezze, il nostro passato. Coraggioso è colui che "osa lasciar andare per procedere". In questa luce la cosa più coraggiosa è l'amore. Chi ama osa uscire da sé per un altro. Chi ama osa oltre il dovuto. Chi ama si spende. Sperare non significa essere ottimisti, ma avere il coraggio di andare oltre. Perché sostenuti da una Presenza amorosa. "Sperare – dice l'autore – è qualcosa di molto concreto: è credere che Dio ci rende capaci di porre degli atti eterni. Che, quando ci amiamo, questo amore non è semplicemente un bel sentimento in un oceano di assurdità votato alla morte, ma una finestra che apriamo sull'eternità. Perché gli atti eterni, gli atti che noi possiamo fare e i cui frutti sono eterni, sono naturalmente gli atti d'amore, i soli che contino".

 L'Eco del Chisone – 27 ottobre 2021