domenica 7 novembre 2021

QUANDO I FRATELLI SE NE VANNO - 9



Oltre il suffragio - 3.1

di Franco Barbero

 

Alcune note per proseguire la ricerca

 

(1) Può risultare utile la lettura del volume di J. LE GOFF, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino 1982.

 

Il grande storico francese si muove, perfettamente a suo agio, in una mole immensa di materiale scelto, vagliato, debitamente contestualizzato. Dopo un ampio excursus sulle visioni antiche (gli aldilà prima del purgatorio), vengono presi in esame i 'padri del Purgatorio' sia nell'area greca che nella chiesa latina (Agostino e Gregorio Magno). Nell'Alto Medioevo, accanto ad un ristagno dottrinale, si verifica tutto un vasto fiorire di visioni e di sogni. Nella visione di Carlo il Grosso si avvia la politicizzazione dell'aldilà. Alla metà del secolo XI, probabilmente tra il 1024 e il 1033, Cluny istituisce la commemorazione dei defunti il 2 novembre.

Il secolo XII, il secolo del grande slancio, conosce voci e maestri decisivi al riguardo. Basti ricordare il canonico parigino Ugo di San Vittore, Bernardo di Chiaravalle, Graziano da Bologna e il vescovo Pietro Lombardo. L'Autore può dire con chiarezza: «Non esiste Purgatorio prima del 1170 almeno» (pag. 151). Chi per la prima volta usa il sostantivo Purgatorium è, con tutta probabilità, Pietro il Mangiatore (così detto perché era conosciuto come un insaziabile divoratore di scritti), discepolo di Pier Lombardo e cancelliere della Chiesa a Parigi. «Ora, secondo me, continua Jacques Le Goff, non vi è dubbio che sia quello l'ambiente in cui è nato il Purgatorio, e più precisamente presso la scuola di Notre Dame di Parigi». (pag. 176). Non tutti gli studiosi condividono questa datazione così precisa e alcuni ravvisano il rischio di contrarre indebitamente un processo di crescita già in atto nei secoli precedenti (R. W. Southern).

Scoppiano allora i problemi e le dispute teologiche circa l'esistenza e la natura del fuoco del Purgatorio, circa il luogo della purgazione. Tra una miriade di sogni e di visioni, viaggi nell'aldilà e fantasmi, hanno un posto di grande rilievo quattro viaggi monastici nell'altro mondo. Ma dov'è situata la porta del Purgatorio? Contro lo scarso credito delle testimonianze siciliane, giganteggia la scoperta irlandese: il Purgatorio di San Patrizio. E così… verso il 1200 il Purgatorio si insedia! Nessuna resistenza a questo insediamento del Purgatorio? Non fu così pacifico come noi potremmo pensare. Valdesi e catari alla fine del secolo XII e agli inizi del secolo XIII opposero un netto rifiuto anche perché tali cosiddetti eretici convergevano tutti su un punto: i vivi non possono far nulla per i morti. Ciò proprio mentre si stava consolidando la dottrina cattolica dei suffragi. «È contro gli eretici nei secoli XII e XIII, contro i greci dal secolo XIII al XV, contro i protestanti nel XVI e XVII che la Chiesa romana mette a punto la dottrina del purgatorio. La continuità degli attacchi contro il purgatorio da parte degli avversari della chiesa ufficiale è impressionante» (pag. 189).

Tutto ormai si stava gradatamente precisando per i teologi ufficiali e l'insegnamento pastorale era minuzioso e tassativo: «Chi dubita del Purgatorio vada in Irlanda ed entri nel Purgatorio di Patrizio, e da quel momento non dubiterà più delle pene del Purgatorio» (pag. 224). Nemmeno sulla chiave per la porta d'ingresso non esistevano dubbi o perplessità: «Aveva la chiave il priore della chiesa di San Patrizio» (pag.217). Se proprio qualcuno si ostinava a volerlo visitare e non si lasciava dissuadere nemmeno dal vescovo della diocesi: «Una processione lo accompagnava cantando fino al Purgatorio, dove il priore apriva la porta rammentando la presenza dei demoni e la scomparsa di numerosi visitatori precedenti. Se il candidato perseverava, veniva benedetto da tutti i sacerdoti ed entrava facendosi il segno della croce. Il priore richiudeva la porta» (pag. 217). Non si dimentichi che lo stesso priore, prima di concedere tale permesso, prescriveva al candidato di pensarci bene e prepararsi passando prima quindici giorni in preghiera nella chiesa. Si capisce come simili racconti avevano tutta la possibilità di diventare dei veri e propri best sellers del Medioevo. Essi riempirono a poco a poco l'immaginazione dei credenti, entrarono nella predicazione al popolo, nella pietà popolare.

Sarà interessante notare, semplicemente per motivi di cronologia parallela (anche se vi sono profonde interazioni tra i due fatti) che proprio in questo medesimo tempo giunge quasi a maturazione la dottrina e la prassi della confessione auricolare i cui inizi vanno rintracciati nel VI secolo.

L'Autore dello studio si sofferma sulla logica del Purgatorio che viene a corrispondere a nuove esigenze e sensibilità di giustizia e ad una accresciuta attenzione alla sorte della persona singola. Non posso  nemmeno accennarvi per non rendere questa segnalazione troppo estesa. Questo passaggio da uno schema binario (Paradiso-Inferno) ad uno ternario (Paradiso-Purgatorio-Inferno), mediante la creazione di un terzo luogo 'intermedio', non è certamente estraneo allo «schema della società tripartita definito all'inizio del secolo XI e che si estende nel secolo XII: oratores ( = l'ordine che prega), bellatores ( = l'ordine che combatte), laboratores ( = l'ordine che lavora)» (pag.147).

Quando nel 1274 il secondo Concilio di Lione fece del Purgatorio un dogma, cioè una verità di fede, ormai tutto il sistema colpa e pena, peccati veniali, remissione ed espiazione stava giganteggiando e il dibattito sul luogo del Purgatorio e sulla particolare natura del fuoco di purgazione era tutt'altro che sopito. Durerà per secoli.

«Ma l'invenzione del Purgatorio non fu soltanto il risultato dell'evoluzione del pensiero teologico, ma anche il prodotto di una delle più intelligenti strategie politiche della Chiesa romana. Col Purgatorio la Chiesa giunse infatti ad affermare il proprio diritto – sia pure parziale – sulle anime dei defunti. Mentre in passato il destino ultraterreno degli uomini dipendeva soltanto dai loro meriti individuali e dalla volontà di Dio, ora veniva a dipendere anche dalla potestà della Chiesa di liberare, con l'aiuto di Dio, le loro anime dal fuoco del Purgatorio, per poi avviarle in Paradiso. Dagli inizi del Trecento il papato giunse così a disporre, attraverso il sistema delle indulgenze, di un nuovo formidabile strumento di pressione, Se prima la Chiesa poteva ricorrere, in casi estremi, alla minaccia dell'Inferno, con l'avvento del Purgatorio poteva utilizzare meglio l'arma politica ed edificante dell'aldilà, graduando, a seconda delle circostanze, le pene e i castighi» (V. Castronovo, Repubblica del 28 dicembre '82).

La Chiesa, con consumata attenzione, raccoglieva una istanza presente nella società di allora e non solo di allora: «La possibilità di abbreviare il soggiorno in Purgatorio dei propri "cari" per mezzo dei suffragi, le preghiere e le opere meritorie dei vivi, era qualcosa di profondamente congeniale allo spirito comunitario della società medievale: famiglie carnali, artificiali, religiose, confraternite. E il fatto che il Purgatorio, nella nuova geografia dell'Aldilà, non fosse un mondo sotterraneo ma si ergesse come una montagna dalla terra verso il cielo stellato, rafforzò ancora di più l'idea suggestiva di uno stretto rapporto fra i vivi e i morti» (Idem). E così siamo al trionfo del Purgatorio, fino alle sublimi pagine di Dante che Le Joff, però, fraintende abbondantemente. Per una discussione critica del libro si veda GIAN LUCA POTESTÀ, Cristianesimo nella storia, volume V, Devoniane Bologna, pagg 626-629. Si veda anche MARIAROSA MASOERO e GIUSEPPE ZACCARIA, Il viaggio al Purgatorio, Giappichelli Editore, Torino 1984, con nota introduttiva di Marziano Guglielminetti.

 

(2) Questa posizione così dogmatica e giuridica trova una ampia accoglienza anche nei trattati classici della dogmatica cattolica: "Noi possiamo aiutare efficacemente i defunti. Questo fatto è stato proclamato come dogma dai Concili di Lione, Firenze e Trento" (MICHELE SCHMAUS, Dogmatica Cattolica, IV/2, Marietti, Torino 1964, pag. 529). "Ogni fedele ancora pellegrino sulla terra può pregare Dio di far espiare a lui ciò che i membri defunti della comunità devono ancora scontare. Questo fatto è più facile a comprendersi se il Purgatorio non è altro che l'espiazione di una determinata misura di pena inflitta da Dio all'uomo" (Idem, pag. 531). "La preghiera e l'espiazione per i defunti può essere offerta a Dio nel modo più efficace mediante la celebrazione dell'eucaristia" (Idem, pag. 533).

Sovente si notano anche delle amenità, specialmente dove la manualistica entra nel merito delle sofferenze e delle gioie del Purgatorio: "Particolare sollievo reca alle anime penanti la visita degli Angeli, messaggeri di Dio e di Maria, solarium Purgatorii ( = sollievo del Purgatorio). L'Angelo custode non può abbandonare, al momento della prova, il suo protetto. È questa una pia persuasione…" (ANTONIO PIOLANTI, Enciclopedia Moderna del Cristianesimo, volume II, a cura di Raimondo Spiazzi, pag. 742, Paoline, Torino 1959).

Non mi dilungo: la bibliografia è immensa e facilmente reperibile.

(continua)