venerdì 31 dicembre 2021

IL CASO

Pietra tombale sul progetto CAS della Diaconia, impossibile Lavorare con le nuove diarie

Nel Pinerolese si è chiusa un'esperienza importante, un esempio di come si possa fare accoglienza e integrazione in maniera seria. Ci riferiamo al CAS (Centri Accoglienza Straordinaria), gestito dalla Diaconia valdese dal 2017 per conto dei Comuni della Val Pellice, di cui Torre Pellice era capofila. Un'esperienza che ha portato sul territorio la formula dell'accoglienza diffusa di richiedenti asilo, evitando così il disagio di arrivi massicci e concentrati e parallelamente favorendo la ricaduta economica negli stessi Comuni che ospitavano i ragazzi del CAS: dai numerosi alloggi presi in affitto, alle spese nei negozi di vicinato, all'acquisto di elettrodomestici, per non parlare dei tanti giovani assunti. Poi, nel 2018, è arrivato il capitolato Salvini, che ha tagliato (da 35 a 19-26 euro in base alla grandezza dei centri, più grande è il centro, più i costi da mettere a base d'asta sono contenuti,) il rimborso per ogni immigrato, accolto in strutture italiane. Ripetiamolo per l'ennesima volta, quei 35 euro non andavano ai richiedenti asilo, era il costo di tutta la gestione e buona parte tornava allo Stato in tasse: a loro, agli immigrati, andava l'argent de poche, cioè 2,50 al giorno.

Nel 2009 sono scaduti i progetti in essere, la Diaconia né aveva cinque in provincia di Torino. Chiaro che con le nuove regole i Comuni non potevano più starci. «Al di là della diminuzione della diaria giornaliera, sono cambiate anche alcune regole», riferisce Loretta Malan, direttrice del Servizio Inclusione della Diaconia, che aggiunge: «Invece di puntare sull'autonomia, oggi si dà loro vitto e alloggio e nulla più».

Il prefetto (i CAS sono in capo ai prefetti mentre i progetti
Sprar derivano direttamente dal Ministero dell'Interno) ha quindi chiesto una proroga ai soggetti gestori, con scadenza a marzo 2020, poi la pandemia ha imposto una proroga di tre mesi in tre mesi. E si è arrivati a settembre 2021. C'è stato un nuovo bando, «ma noi a queste condizioni non abbiamo partecipato, non possiamo stare dentro questo capitolato», A settembre, ci spiega ancora la direttrice del Servizio Inclusione, avevano in carico nel Pinerolese circa 130 richiedenti asilo, oggi ne rimangono una sessantina gestiti da cooperative.

La Diaconia oggi va avanti con i progetti Sprar, che oggi si chiama Sai (sono 56 i posti nel pinerolese a cui se ne aggiungeranno altri 25) e i Corridoi umanitari, i cui punti di partenza di sono ampliati: non più solo dal Libano ma anche dalla Libia, a cui si aggiungerà dal 2022 anche la partenza dal martoriato Afghanistan. Ma il numero su questo territorio non aumenterà, «cerchiamo sempre di mantenere un equilibrio nel territorio».

Si chiude un progetto che ha prodotto buoni risultati e nessun problema di ordine pubblico. «Quello che ha funzionato molto bene -prosegue la dott.ssa Malan - è la rete sul territorio: con i Comuni, ma anche con associazioni del terzo settore e la maggior parte dei richiedenti asilo passati di qua ora sono autonomi, noi non li abbiamo abbandonati, li seguiamo con i servizi di sportello per facilitare l'accesso ai servizi. Sono persone comunque fragili, per loro siamo un punto di riferimento».

Nella tristezza di vedere un buon progetto spegnersi c'è una consolazione: «Abbiamo fortunatamente la possibilità di non disperdere le professionalità acquisite in questi anni, soprattutto giovani tra i 25 e i 35 anni, per lo più laureati». Rimane il rammarico per un sistema, che non puntando sull'autonomia e l'integrazione dei richiedenti asilo, spreca straordinarie risorse umane e penalizza la nostra stessa società.

SOFIA D'AGOSTINO, l’Eco del Chisone 22 dicembre