Celebrazione 26 dicembre 2021 - Comunità Cristiana di Base di Città di Gap, Pinerolo
A CHI POTRESTE PARAGONARE DIO
E QUALE IMMAGINE METTERGLI A CONFRONTO?
P. P. SALUTO ALL’ASSEMBLEA
G. Questa nostra vita è meravigliosa. Non ci chiede mai lo stesso. Alcune volte c'è luce e altre ombra; a volte parola, a volte silenzio; a volte sei nell'attività e altre nella quiete. Tu ci sei quando abbiamo la forza per scalare le montagne o quando diveniamo polvere. Tu ci sei sempre…
1 Ho bisogno della Tua presenza,
che riempie tutta la mia esistenza,
e della Tua assenza, che purifica i miei incontri
da tutte le scorie.
2 Ho bisogno della conoscenza di Te
che dà consistenza alla mia persona e ai miei progetti,
e del non conoscere tutto,
tutte le novità e le differenze.
1 Ho bisogno della giornata limpida in cui brillano i colori
e si definiscono i confini della strada,
e la notte oscura in cui emergono
i miei sentimenti e i miei sensi.
2 Ho bisogno della parola in cui dici e io mi dico
senza mai finire di dircelo,
e del silenzio in cui riposa il mio mistero nel Tuo mistero.
1 Ho bisogno della gioia che partecipa alla Tua gioia,
che trasforma la vita e soddisfa il cuore;
e del dolore, comunione con la sofferenza universale,
origine della compassione e della tenerezza.
(Benjamín González Buelta)
LETTURE BIBLICHE
Isaia 40 10 - 18
10 Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
con il braccio egli detiene il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e i suoi trofei lo precedono.
11 Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul seno
e conduce pian piano le pecore madri».
12 Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare
e ha calcolato l'estensione dei cieli con il palmo?
Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra,
ha pesato con la stadera le montagne
e i colli con la bilancia?
13 Chi ha diretto lo spirito del Signore
e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?
14 A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse
e gli insegnasse il sentiero della giustizia
e lo ammaestrasse nella scienza
e gli rivelasse la via della prudenza?
15 Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio,
contano come il pulviscolo sulla bilancia;
ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere.
16 Il Libano non basterebbe per accendere il rogo,
né le sue bestie per l'olocausto.
17 Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui,
come niente e vanità sono da lui ritenute.
18 A chi potreste paragonare Dio
e quale immagine mettergli a confronto?
Salmo 143
Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia.
Mia grazia e mia fortezza,
mio rifugio e mia liberazione,
mio scudo in cui confido,
colui che mi assoggetta i popoli.
Mio Dio, ti canterò un canto nuovo,
suonerò per te sull`arpa a dieci corde;
a te, che dai vittoria al tuo consacrato,
che liberi Davide tuo servo.
Beato il popolo il cui Dio è il Signore
RIFLESSIONI
Lettore 1: Dio Immigrante
Dio desidera vivere dove tu vivi, abitare con te nella tua terra promessa, arrivare nel tuo mondo pieno di opportunità. È pronto per grandi viaggi, a grandi pericoli, a soffrire paziente.
A volte c'è un grande mare che vi separa. Sembra insormontabile, ma corre il rischio di attraversare quel mare per stare con te. Incontra recinti che abbiamo costruito, limiti, non vogliamo che entri, ma lui è perseverante. Ed entra.
Qui dentro non trova quello che si aspettava. Non c'è accoglienza. Non c'è integrazione. Non lo lasciamo partecipare alla nostra vita. Ci sono solo scuse pregiudizi, paure, problemi burocratici.
Non siamo a nostro agio ad accettarle. Per quale motivo?
E se poi gli diamo una possibilità...lo lasciamo partecipare alla nostra vita.
Accettiamo il contatto e scopriamo l'umano, il personale.
E le cose cambiano. Teorie e idee non sono più valide. I problemi si relativizzano. Siamo più spesso noi stessi. La gioia si fa più intensa e la pace più duratura. (Perico Sainz de Vicuña)
Lettore 2: Dio Infermiera
Pochi mesi fa Papa Francesco ha detto che Dio era come un’infermiera perché guarisce le nostre ferite con le sue stesse mani. Mi viene in mente l'immagine di quegli infermieri dal sorriso sincero e affabile, che fanno della paura e dell'odore degli ospedali una piccola cosa.
Per chi soffre, la brava infermiera è colei che lo tratta come persona, con tutta la sua dignità. Un'infermiera non è chiusa in un ufficio pieno di titoli e mobili costosi, ma è ai piedi del letto: suda, si macchia, si agita, si alza presto e dorme poco ogni volta che deve andare al lavoro. È in grado di vedere e toccare le nostre ferite e miserie senza perdere il sorriso.
La sua missione è insegnarci a condurre una vita sana e a sapere come prenderci cura del nostro corpo. Periodicamente ci fa “prelievi” per mostrarci le nostre debolezze, in modo che possiamo migliorare e vivere, ma non ci rimprovererà mai dicendoci: "vedi, te l'avevo detto ...". Allo stesso tempo, è capace di ripetere mille volte all’anziano smemorato quando deve prendere il farmaco.
Mentre il mondo dorme, lei è sveglia attenta ai bisogni del paziente, pronta a mettere tutti i mezzi a disposizione e discutere con chi è necessario per alleviare la sofferenza della persona, perché il suo posto è accompagnare il dolore.
Le brave Infermiere lavoreranno - usando un'altra immagine del Papa - negli ospedali da campo, alla ricerca di feriti che hanno bisogno di professionisti capaci di dare la vita per i più bisognosi, perché di dedizione sanno molto. Sono presenti all'inizio e alla fine della nostra vita, per ricordarci che la morte e la sofferenza non hanno mai l'ultima parola e che veramente vale la pena di vivere. (Álvaro Lobo)
Lettore 2: Dio “il Mister”
Per l'allenatore, l'atleta è la cosa più importante. Per questo è sempre lì, dietro a tutti, appoggiando, incoraggiando, sostenendo tutto il gruppo. La sua felicità è legata alla nostra. Il Suo lavoro coinvolge ciascuno nell'adempimento della propria missione per il bene di tutti. Fa sì che stiamo bene affinché chi ci sta intorno stia meglio. Le sue parole e il suo esempio alimentano e ispirano. Senza di lui sarebbe impossibile uscire e giocare una partita con la possibilità di vincere.
Il rapporto tra allenatore e giocatore, e tra tutti i membri della squadra, è la comunione. Con lui giochiamo diversamente, facciamo la differenza. È per tutti. Tira fuori il meglio da ognuno. Non sarebbe possibile capire tanto dispendio di fatica, voglia, gioia, sacrificio da parte della squadra se non fosse supportata da lui.
La sfida chiede tutto. E l'allenatore ci fa capire che bisogna avere fede, bisogna avere convinzione, bisogna avere coraggio, bisogna affrontare certe sfide, perché chi non si mette in gioco non rischia, e chi non rischia non vince.
Anche l'allenatore ha bisogno di noi. È impossibile che esca qualcosa di buono se ognuno non mette la sua parte, se non si gioca da vera squadra. Se siamo fuori forma o con poca concentrazione, l'allenatore ci sta vicino, ti coinvolge di più. Ed è particolarmente affettuoso e attento a quei giocatori che sono più stravolti.
Quando torniamo tutti a casa, dopo l'allenamento o alla fine della partita, lui è ancora lì. Passa notti, albe, a studiare le mosse degli avversari, possibili soluzioni,... Continuamente al top affinché tutti possano crescere, perché nessuno rimanga fuori dalla squadra, perché il rivale non ci colga di sorpresa.
Che giochiamo bene o male, comunque ci sentiamo, è sempre un buon momento per stare vicini. Con lui, non staremo mai da soli. (Inigo Alcaraz)
INTERVENTI LIBERI
PADRE NOSTRO
BENEDIZIONE FINALE
Il Dio in cui non credo
Sì, io non crederò mai in:
Il Dio che «sorprenda» l'uomo in un
peccato di debolezza.
Il Dio che condanni la materia.
Il Dio
che metta la luce rossa alle gioie umane.
Il Dio mago e
stregone.
Il Dio che si faccia temere.
Il Dio che non si lasci
dare del tu.
Il Dio che si faccia monopolio di una Chiesa, di una
razza, di una cultura, di una casta.
Il Dio che non abbia bisogno
dell'uomo.
Il Dio arbitro che giudichi sempre col regolamento alla
mano.
Il Dio solitario.
Il Dio incapace di sorridere di fronte
a molte monellerie degli uomini.
Il Dio che «giochi» a
condannare.
Il Dio che «mandi» all'inferno.
Il Dio che non
sappia aspettare.
Il Dio che esiga sempre dieci agli esami.
Il
Dio capace di essere spiegato da una filosofia.
Il Dio incapace di
perdonare tante cose che gli uomini condannano.
Il Dio che esiga
dall'uomo, perché creda, di rinunciare a essere uomo.
Il Dio che
non accetti una sedia nelle nostre feste umane.
Il Dio asettico,
elaborato in un gabinetto scientifico da tanti teologi e
canonisti.
Il Dio a cui piaccia la beneficenza di chi non pratica
la giustizia.
Il Dio che condanni la sessualità.
Il Dio che si
penta, qualche volta di aver regalato la libertà all'uomo.
Il Dio
a cui interessino le anime e non gli uomini.
Il Dio morfina per il
rinnovamento della terra e speranza soltanto per la vita futura.
Il
Dio che giustifichi la guerra.
Il Dio che sostenga una chiesa
statica, immobile, incapace di purificarsi, di perfezionarsi e di
evolversi.
Il Dio che possa essere pregato solo in ginocchio, che
si possa incontrare solo in chiesa.
Il Dio che non vada incontro a
chi lo ha abbandonato.
Il Dio incapace di far nuove tutte le
cose.
Il Dio che non abbia mai pianto per gli uomini.
Il Dio
che preferisca la purezza all'amore.
Il Dio che abbracciando
l'uomo già qui sulla terra non sappia comunicargli il gusto, la
gioia, il piacere, la dolce sensazione di tutti gli amori umani messi
insieme.
Il Dio nel quale io non possa sperare contro ogni
speranza.
Sì, il mio Dio è l'altro Dio.
Juan Arias