venerdì 31 dicembre 2021

UN INTERROGATIVO SERIO

La Religione si sta estinguendo?

José María Castillo

È un dato di fatto che a causa della pandemia e delle sue conseguenze molte (anzi moltissime) persone si sentano a disagio e indignate per il semplice motivo che il Natale è andato in malora e non può essere celebrato. Lo stesso succede nella Settimana Santa, nelle feste patronali, etc. etc.

Un altro fatto da considerare è che le festività citate sono feste religiose. Ma il motivo che tanto indigna tante persone è che non si possono celebrare la nascita di Gesù (a Natale) o la passione e morte di Gesù Cristo (nella Settimana Santa), etc? Niente di tutto ciò. La maggior parte delle persone si sente a disagio perché non può trascorrerli bene (viaggi, festeggiamenti, vacanze…).

Stando così le cose, la prima cosa che mi viene in mente è che la Religione si sta estinguendo. A poco a poco - e senza che ce ne rendiamo conto - si sta spostando il “fatto religioso”. Così che (soprattutto nei paesi più industrializzati) ciò che interessa una notevole maggioranza della popolazione, se si tratta di temi religiosi, è ciò che fanno di sbagliato e l’essere motivo di scandalo di certi comportamenti di vescovi, preti, chierici e persino di monache nei loro conventi hanno abusato di persone innocenti.

Certo, apprendiamo di comportamenti esemplari in casi specifici. Ma ciò che permea il tessuto sociale non è più l’esemplarità del “fattore religioso”. Interessano l’economia, la politica, l’estetica, lo sport, alcuni settori della cultura, etc. In questo momento un uomo esemplare - e del quale si parla - è papa Francesco per la sua umanità, per la sua vicinanza alla gente... Ma è anche vero che non mancano coloro che si augurano che papa Francesco si ritiri o muoia. Insisto, la Religione in quanto tale, ogni giorno che passa interessa sempre meno.

Cosa sta succedendo per quello che si riferisce alla Religione? Mi sembra che ci sia un fatto indiscutibile: la Religione è rimasta indietro e non risponde a problemi fondamentali che hanno la società e le persone, che cercano, ma non riescono a trovare le soluzioni di cui hanno bisogno.

Mi spiego. Ho l’impressione - e ci ho pensato attentamente - che la Teologia e la Liturgia, che la nostra Religione ha e mantiene, continuino ad essere in non poche delle loro idee, nel loro linguaggio e nei loro riti sostanzialmente tipiche del Medioevo. La cosa ha come conseguenza che con questo pensiero e con queste celebrazioni liturgiche la Religione non può rispondere a domande così fondamentali che noi persone del XXI secolo ci poniamo. 

Nello specifico:

1) La Cristologia è stata elaborata nel primo millennio non a partire dal Vangelo, ma a partire da concetti fondamentali della filosofia greca (ousía = essenza), (ipóstasi = sostanza), (prósopon = persona).

2) Si è pensato che la questione di Dio si risolvesse con le “cinque vie” di Tommaso d’Aquino, ma questo oggi non risolve il problema (J.A. Estrada).

3) Per quanto riguarda la Liturgia, si può dire che il rito della Messa (a prescindere da alcune usanze particolari o monastiche) sia rimasto pressoché invariato dall’XI secolo in poi (J.A. Jungmann). Riguardo all’Ecclesiologia, durante il papato di Bonifacio VIII e quello dei papi di Avignone la teologia non è andata oltre nel discutere il potere papale. Bisogna aspettare fino al sec. XIX, quando la Scuola di Tubinga, in particolare J. Möhler, iniziò ad elaborare un trattato sulla Chiesa. Nel sec. XX il Vaticano II non è stato un concilio dogmatico, ma pastorale, come spiegò Giovanni XXIII nel discorso di apertura. Ci resta la speranza che il papato di Francesco abbia successori che seguano il cammino da lui iniziato.

L’indicibile sofferenza della pandemia che stiamo sopportando può forse aprirci gli occhi per vedere la realtà. E la pura realtà è che “l’esperienza religiosa di tutti noi non è più affidabile” (Thomas Ruster). La scienza e la tecnologia da sole ci stanno portando allo smarrimento e all’insicurezza del “cambiamento climatico”, che può distruggere il pianeta in cui viviamo.

Ci resta la speranza portata dal Vangelo, che non è una raccolta di miracoli incredibili, né si insegna attraverso catechismi e atti di pietà. Il Vangelo è vita, che può essere comunicata solo attraverso racconti, nei quali il fattore determinante non è la “storicità” del racconto, ma il “significato” di eventi che superano e vincono la sofferenza, l’ingiustizia e la disuguaglianza. Se il centro della vita della Chiesa non è occupato dalla Religione, ma è occupato dal Vangelo, l’orizzonte del futuro sarà una fonte di luce e di speranza.

_______________________________Articolo pubblicato il 30.12.2021 nel Blog dell’Autore in Religión Digital (www.religiondigital.com)

Traduzione a cura di Lorenzo TOMMASELLI