domenica 6 marzo 2022

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fede e resistenza

 




SECONDA PARTE

 

Franco Barbero

LA NOSTRA VITA INTERROGA LA BIBBIA: LA PAROLA CHE FONDA LA RESISTENZA_7


PARTE II

 

PARABOLE BIBLICHE DELLA RESISTENZA

 

Dopo aver esaminato alcuni testi neotestamentari in cui si parla espressamente in termini di resistenza, prendo ora in considerazione alcun testi profetici in cui viene descritta una vicenda di resistenza senza che si usi tale precisa terminologia. Si tratta di testi o di unità letterarie che considero vere e proprie vicende di resistenza. In questo senso particolare, per la loro speciale pregnanza ed esemplarità, le chiamerò «parabole bibliche della resistenza contro il potere».

Ecco i testi profetici ai quali faccio riferimento e che presenterò con poche annotazioni:

A) La vicenda di Elia: I Re, capp. 21-18-19-20;

B) Natan davanti a Davide: II Samuele, 12, 1-14;

C) Geremia davanti a Ioiakim: Geremia 36.

 

A) LA VICENDA DI ELIA: I RE, capp. 21-18-19-20.

 

Dopo la rottura dell'unità nazionale in Regno del Nord e in Regno del Sud, Elia si trova a svolgere il suo ministero profetico durante il regno di Achab (871-825,a.C.) nel nord. Il matrimonio di Achab con Gezabele, regina che veniva da una terra straniera, apre la porta al culto idolatrico di Baal: ecco il primo fronte della lotta e della resistenza di Elia. Inoltre Achab è uno di quei re arroganti che schiacciano e permettono che siano schiacciati i poveri: è l'episodio notissimo della vigna di Nabot: aveva solo quella vigna...

Ebbene, contro il culto di Baal Elia scende in campo e sfida i sacerdoti di Baal e riesce a prevalere: sempre nel nome del Signore. Davanti ai soprusi di Achab e Gezabele, Elia va dal re e mette il dito sull'azione assassina perpetrata dal monarca, ed annuncia il giudizio imminente di Dio. Come osò stare davanti ai 450 profeti di Baal, da solo, là sul monte Carmelo, così fece fronte al minaccioso monarca che non sopportava chi gli ricordasse le proprie colpe. Tutto nella vicenda di Elia rimanda a Dio: egli affronta i sacerdoti e il re con la forza che viene da Jahvè. Il Signore l'ha costituito come uomo di opposizione, di resistenza e, per giunta, sempre da una posizione di minoranza e di debolezza.

La «non-eroicità» di Elia ci viene presentata con singolare evidenza. Egli si stanca, si sente solo, si abbatte. Giunge a pensare e ad invocare la morte. Se non fosse che il Signore lo nutre con un pane che lo rimette in viaggio per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte Oreb, il profeta si sarebbe arreso, circondato e vinto dalle ostilità esterne e dalla propria debolezza. Dio gli fa trovare, sotto la pietra, il pane della forza, e gli mette sui passi 7.000 compagni di viaggio! La forza che permette al profeta di resistere e di riprendere la lotta dopo un periodo di stasi e di depressione, è ancora solo Dio.

Queste pagine si leggono come sorsate di fede ed hanno una freschezza letteraria singolare. Posseggono un messaggio di evidenza cristallina: Dio rende impavido il cuore di un povero profeta, e lo fa stare a fronte alta dinanzi al potere. È la pulce che affronta l'elefante, come nella vicenda del giovane Davide che affronta il gigante Golia. Stare in piedi nel lungo cammino, sul fronte della minoranza.

È evidente allora che si tratta di un racconto profondamente unitario, che tratteggia i lineamenti essenziali della personalità e dell'opera del profeta, ma il vero artefice di tutto è Dio su cui il profeta fonda la propria vita e il messaggio. Una grande resistenza in un piccolo uomo.


(continua 15,  8 marzo: Franco Barbero "Natan davanti a Davide...")