sabato 5 marzo 2022

CELEBRAZIONE EUCARISTICA DI DOMENICA 6 MARZO 2022

 EUCARESTIA DEL 6 MARZO 2022

SCOPRIAMO INSIEME I MILLE VOLTI DI DIO CHE CI VUOLE FELICI!

P. Saluto all’assemblea

G. Luigina ed io abbiamo individuato questo tema di riflessione per l’eucarestia di oggi: ”Come sta cambiando il nostro immaginario di Dio, cioè la nostra relazione con Lui/Lei“. Abbiamo scelto diverse letture, che ascolteremo, per offrire più spunti di riflessione.

Di questo tema abbiamo iniziato a parlarne martedì al gruppo biblico in riferimento alle 10 Parole, cioè ai 10 Comandamenti.

Ora diamo inizio alla nostra celebrazione ascoltando un brano musicale.

G. Che gioia immensa, o Dio, ritrovarci anche questa domenica insieme! Anche se in video abbiamo l’opportunità di vederci, sentire l’affetto che proviamo l’uno per l’altra e cercare insieme la Tua Parola tra le infinite parole delle scritture ebraiche e cristiane.

Iniziamo con l’ascolto di alcune letture che parleranno ai nostri cuori.


L.1 ”Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandamenti che oggi ti dò, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché resti a lungo nel paese che il Signore tuo Dio ti dà per sempre“.

(Deuteronomio 4,40)


L.2   Quando Israele era giovinetto,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.


L.3 Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.

L.1 Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.

(Osea 11,1-4)

L.2 Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani,
le tue mura sono sempre davanti a me.

(Isaia49,15-16)


L.3 Il Signore disse ad Abram: «Va’per te [lekh lekhà] dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti mostrerò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e tu sarai benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno esecrerò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie del suolo». Abramo partì, e con lui partì Lot. Abramo aveva settantacinque anni quando uscì da Haran. (Genesi 12,1-4). Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle a una contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. (Genesi15,16)


L.1 Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?

Dillo, se hai tanta intelligenza!
Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio?

(Giobbe 38,4-7)


L.2 In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

(Matteo11,25-27)


Breve commento di Luigina e interventi comunitari


Un riferimento, semplice, se mi riesce, lo voglio fare prendendo spunto dal libro di Giobbe.

Giobbe rivolgendosi a DIO dice: Io sono un uomo giusto e ora per la condizione in cui mi trovo liberami: mia moglie se n’è andata, i miei amici mi hanno abbandonato, ho la lebbra e tutti dicono:

ma forse se ti sono capitate tutte queste cose non sei un uomo giusto in fondo in fondo sei colpevole.

Ma Giobbe continua ad invocare Dio.

Ma non si può far ragionare Dio, perché Dio abita altrove, al di là della ricompensa per meriti. 

Dio è fuori da questo scenario. Quando si racconta questo episodio si sottolinea anche molto la pazienza di Giobbe come virtù, ma la pazienza secondo me non è una virtù visto che non si può far altro che essere pazienti e sopportare quando si soffre.

Invece, il gioco più bello, secondo me, e di grande insegnamento in questa Scrittura lo fa Dio alla fine quando interrogato da Giobbe risponde con estrema chiarezza: ma tu dov’eri quando io mettevo la terra sui suoi pilastri dov’eri quando riempivo i cieli di stelle e le acque di animali marini, dov’eri tu? 

Sono domande da fare a me? C’è proporzione tra questo tuo interrogare la giustizia e la mia potenza?

Questo sta a significare l’aldilà del divino rispetto all’umano, il suo abitare il mondo, il mondo del sacro e dell’onnipotenza che non ha niente a che fare con la giustizia retributiva, economica, che non ha niente a che fare con la regola della ragione e anche dell’etica che non è altro che l’applicazione pratica della regola stessa.

Tutti come Giobbe abbiamo avuto lo smarrimento, la caduta delle certezze ed è proprio allora che chiediamo a Dio giustizia attraverso domande.  Quando soffriamo pensiamo che in quel momento ci sia solo sofferenza e che la felicità appartenga ad un altro tempo ad un altro mondo. Se impariamo a comprendere che sono presenti sia la sofferenza che la felicità andiamo nella direzione di un’esistenza vissuta con gioia e saremo più vicini a Dio, comprendendo che non c’è un Dio economico che fa il nostro bene se lo meritiamo e ci punisce quando non lo meritiamo.

Con la parola gioia e smarrimento concludo questo pensiero su come io intendo Dio oggi con tutto il mio vissuto facendo riferimento ad un dialogo di Don Franco che tanto mi ha colpita e che ho fatto mio. 

Diceva: non si può incontrare Dio a partire dal peccato, come invece insegna la Chiesa, bisogna incontrare Dio a partire dalla gioia del creato dal desiderio di vivere il proprio desiderio con gli aspetti incerti e perigliosi che la vita ti presenta, con un cammino di smarrimento e di ricerca continua fino ad incontrare se stesso, il vero se stesso anche sbagliando, che vuol dire andare incontro a Dio comprendendone la vera sostanza facendone un tutt’uno.


G. Ascoltiamo insieme questa canzone di Roberto Vecchioni

L'infinito silenzio sopra un campo di battaglia

Quando il vento ha la pietà di accarezzare
L'inspiegabile curva della moto di un figlio
Che a vent'anni te lo devi già scordare
Sentire d'essere noi, le sole stelle sbagliate
In questa immensa perfezione serale
E non capirci più niente nel viavai di messia
Discesi in terra per semplificare
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di guitto mascherato da Signore
Sta giocando col nostro dolore?
Ma che razza di disperato, disperato amore
Lo potrà mai consolare?
Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla
Neanche il tempo di una ninna nanna
L'idiozia della luna, la follia di sognare
La sterminata noia che prova il mare
E a questa assurda preghiera di parole, musica, colori
Che gli continuiamo a mandare
Non c'è nessuna risposta, salvo che è colpa nostra
E che ci dovevamo pensare
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato, disperato amore
Può tagliare la notte e il dolore?
Ma che razza di disperato, disperato amore
Più di questo respirare
Più di tutto lo strisciare?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato, disperato amore
Più di questo insensato dolore?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di buio c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato, disperato amore
Più di questo non capire
Non sapere di sbagliare
E lasciarsi perdonare?
Ma chi è l'altro Dio che ho nel cuore?
Ma che razza d'altro Dio c'è nel mio cuore?
Che lo sento quando viene
Che lo aspetto non so come
Che non mi lascia mai
Non mi perde mai
E non lo perdo mai.


G. Ci prepariamo alla condivisione del pane con le parole del

SALMO 18,1-8; 17-20;29-37;50

L.1 Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nell'angoscia invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio:

dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.

L.2 Stese la mano dall'alto e mi prese,

mi sollevò dalle grandi acque,
mi liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano
ed erano più forti di me.
Mi assalirono nel giorno della mia sventura,
ma il Signore fu il mio sostegno;
mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.

L.3 Signore, tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio scavalcherò le mura.
La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è roccia, se non il nostro Dio?


L.1 Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino,
mi ha dato agilità come di cerve
e sulle alture mi ha fatto stare saldo,
ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tendere l'arco di bronzo.

L.2 Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.

Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome.

BRANO MUSICALE

G. Gesù ci ha insegnato a pensare a Te, o Dio, come un Padre amoroso. Egli traeva la sua forza proprio da Te, o Dio, e a Te faceva riferimento per portare nel mondo giustizia e pace. Compiamo ora il gesto che ci ha insegnato il nostro Maestro di Nazareth.

MEMORIA DELLA CENA


T. Gesù era a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Egli era ben consapevole della congiura che si stava organizzando contro di lui e il suo cuore faceva i conti con la paura. Voleva lasciare ai suoi amici e alle sue amiche, in quella sera e in quella intimità, qualcosa di più di un ricordo, di un segno. Sulla mensa c’erano pane e vino. Gesù alzò gli occhi al cielo e, dopo aver benedetto il nome santo di Dio, prese il pane, lo spezzò, lo divise dicendo: “Prendete e mangiate. Questo pane condiviso sia per voi il segno della mia vita. Quando farete questo, lo farete in memoria di me, di ciò che ho fatto e detto”. Poi prese la coppa del vino e disse: “Questo calice sia per voi il segno di un’amicizia che Dio continuamente rinnova con tutta l’umanità, con tutto il creato”.


G. Ascoltiamo il Padre Nostro e poi apriamo il nostro cuore alle preghiere spontanee.

 

BENEDIZIONE FINALE

 

Dio è giorno e notte, inverno, estate,

guerra e pace, sazietà e fame,

muta come il fuoco quando si

mescola ai profumi odorosi

prendendo di volta in volta il loro aroma

l’uomo ritiene giusta una cosa

ingiusta l’altra

per Dio tutto è bello buono e giusto.

(Eraclito)



            (Per la Cdb di Pinerolo, Via Città di Gap, Luigina e M.Grazia)