EUCARESTIA DEL 6 MARZO 2022
SCOPRIAMO INSIEME I MILLE VOLTI DI DIO CHE CI VUOLE FELICI!P. Saluto all’assemblea
G. Luigina ed io abbiamo individuato questo tema di riflessione per l’eucarestia di oggi: ”Come sta cambiando il nostro immaginario di Dio, cioè la nostra relazione con Lui/Lei“. Abbiamo scelto diverse letture, che ascolteremo, per offrire più spunti di riflessione.
Di questo tema abbiamo iniziato a parlarne martedì al gruppo biblico in riferimento alle 10 Parole, cioè ai 10 Comandamenti.
Ora diamo inizio alla nostra celebrazione ascoltando un brano musicale.
G. Che gioia immensa, o Dio, ritrovarci anche questa domenica insieme! Anche se in video abbiamo l’opportunità di vederci, sentire l’affetto che proviamo l’uno per l’altra e cercare insieme la Tua Parola tra le infinite parole delle scritture ebraiche e cristiane.
Iniziamo con l’ascolto di alcune letture che parleranno ai nostri cuori.
L.1 ”Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandamenti che oggi ti dò, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché resti a lungo nel paese che il Signore tuo Dio ti dà per sempre“.
(Deuteronomio 4,40)
L.2
Quando Israele era giovinetto,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li
chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano
incensi.
L.3 Ad
Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
L.1
Io
li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.
(Osea 11,1-4)
L.2
Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non
commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne
si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti
ho disegnato sulle palme delle mie mani,
le tue mura sono sempre
davanti a me.
(Isaia49,15-16)
L.3 Il Signore disse ad Abram: «Va’per te [lekh lekhà] dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti mostrerò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e tu sarai benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno esecrerò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie del suolo». Abramo partì, e con lui partì Lot. Abramo aveva settantacinque anni quando uscì da Haran. (Genesi 12,1-4). Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle a una contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. (Genesi15,16)
L.1 Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta
intelligenza!
5 Chi
ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa
la misura?
6 Dove
sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra
angolare,
7 mentre
gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli
di Dio?
(Giobbe 38,4-7)
L.2
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti
rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai
nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai
piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua
benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce
il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il
Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite
a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e
umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo
infatti è dolce e il mio peso leggero».
(Matteo11,25-27)
Breve commento di Luigina e interventi comunitari
Un riferimento, semplice, se mi riesce, lo voglio fare prendendo spunto dal libro di Giobbe.
Giobbe rivolgendosi a DIO dice: Io sono un uomo giusto e ora per la condizione in cui mi trovo liberami: mia moglie se n’è andata, i miei amici mi hanno abbandonato, ho la lebbra e tutti dicono:
ma forse se ti sono capitate tutte queste cose non sei un uomo giusto in fondo in fondo sei colpevole.
Ma Giobbe continua ad invocare Dio.
Ma non si può far ragionare Dio, perché Dio abita altrove, al di là della ricompensa per meriti.
Dio è fuori da questo scenario. Quando si racconta questo episodio si sottolinea anche molto la pazienza di Giobbe come virtù, ma la pazienza secondo me non è una virtù visto che non si può far altro che essere pazienti e sopportare quando si soffre.
Invece, il gioco più bello, secondo me, e di grande insegnamento in questa Scrittura lo fa Dio alla fine quando interrogato da Giobbe risponde con estrema chiarezza: ma tu dov’eri quando io mettevo la terra sui suoi pilastri dov’eri quando riempivo i cieli di stelle e le acque di animali marini, dov’eri tu?
Sono domande da fare a me? C’è proporzione tra questo tuo interrogare la giustizia e la mia potenza?
Questo sta a significare l’aldilà del divino rispetto all’umano, il suo abitare il mondo, il mondo del sacro e dell’onnipotenza che non ha niente a che fare con la giustizia retributiva, economica, che non ha niente a che fare con la regola della ragione e anche dell’etica che non è altro che l’applicazione pratica della regola stessa.
Tutti come Giobbe abbiamo avuto lo smarrimento, la caduta delle certezze ed è proprio allora che chiediamo a Dio giustizia attraverso domande. Quando soffriamo pensiamo che in quel momento ci sia solo sofferenza e che la felicità appartenga ad un altro tempo ad un altro mondo. Se impariamo a comprendere che sono presenti sia la sofferenza che la felicità andiamo nella direzione di un’esistenza vissuta con gioia e saremo più vicini a Dio, comprendendo che non c’è un Dio economico che fa il nostro bene se lo meritiamo e ci punisce quando non lo meritiamo.
Con la parola gioia e smarrimento concludo questo pensiero su come io intendo Dio oggi con tutto il mio vissuto facendo riferimento ad un dialogo di Don Franco che tanto mi ha colpita e che ho fatto mio.
Diceva: non si può incontrare Dio a partire dal peccato, come invece insegna la Chiesa, bisogna incontrare Dio a partire dalla gioia del creato dal desiderio di vivere il proprio desiderio con gli aspetti incerti e perigliosi che la vita ti presenta, con un cammino di smarrimento e di ricerca continua fino ad incontrare se stesso, il vero se stesso anche sbagliando, che vuol dire andare incontro a Dio comprendendone la vera sostanza facendone un tutt’uno.
G. Ascoltiamo insieme questa canzone di Roberto Vecchioni
L'infinito silenzio sopra un campo di battaglia
Quando il vento ha la pietà
di accarezzare
L'inspiegabile curva della moto di un figlio
Che
a vent'anni te lo devi già scordare
Sentire d'essere noi, le sole
stelle sbagliate
In questa immensa perfezione serale
E non
capirci più niente nel viavai di messia
Discesi in terra per
semplificare
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza
di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di guitto mascherato da
Signore
Sta giocando col nostro dolore?
Ma che razza di
disperato, disperato amore
Lo potrà mai consolare?
Aprire gli
occhi e morire in un fruscio di farfalla
Neanche il tempo di una
ninna nanna
L'idiozia della luna, la follia di sognare
La
sterminata noia che prova il mare
E a questa assurda preghiera di
parole, musica, colori
Che gli continuiamo a mandare
Non c'è
nessuna risposta, salvo che è colpa nostra
E che ci dovevamo
pensare
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di Dio
c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato, disperato amore
Può
tagliare la notte e il dolore?
Ma che razza di disperato,
disperato amore
Più di questo respirare
Più di tutto lo
strisciare?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di
Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato, disperato amore
Più
di questo insensato dolore?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma
che razza di buio c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato,
disperato amore
Più di questo non capire
Non sapere di
sbagliare
E lasciarsi perdonare?
Ma chi è l'altro Dio che ho
nel cuore?
Ma che razza d'altro Dio c'è nel mio cuore?
Che lo
sento quando viene
Che lo aspetto non so come
Che non mi lascia
mai
Non mi perde mai
E non lo perdo mai.
G. Ci prepariamo alla condivisione del pane con le parole del
SALMO 18,1-8; 17-20;29-37;50
L.1
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio
liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo,
mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di
lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti
di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi
avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati
mortali.
Nell'angoscia invocai il Signore,
nell'angoscia gridai
al mio Dio:
dal
suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il
mio grido.
L.2 Stese la mano dall'alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque,
mi
liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano
ed erano
più forti di me.
Mi assalirono nel giorno della mia sventura,
ma
il Signore fu il mio sostegno;
mi portò al largo,
mi liberò
perché mi vuol bene.
L.3 Signore,
tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie
tenebre.
Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio
scavalcherò le mura.
La via di Dio è perfetta,
la parola del
Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si
rifugia.
Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è
roccia, se non il nostro Dio?
L.1
Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio
cammino,
mi ha dato agilità come di cerve
e sulle alture mi ha
fatto stare saldo,
ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le
mie braccia a tendere l'arco di bronzo.
L.2
Tu mi hai
dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
mi
hai esaudito e mi hai fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei
passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
Per
questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo
nome.
BRANO MUSICALE
G.
Gesù ci ha insegnato a pensare a Te, o Dio, come un Padre amoroso.
Egli traeva la sua forza proprio da Te, o Dio, e a Te faceva
riferimento per portare nel mondo giustizia e pace. Compiamo ora il
gesto che ci ha insegnato il nostro Maestro di Nazareth.
MEMORIA DELLA CENA
T. Gesù era a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Egli era ben consapevole della congiura che si stava organizzando contro di lui e il suo cuore faceva i conti con la paura. Voleva lasciare ai suoi amici e alle sue amiche, in quella sera e in quella intimità, qualcosa di più di un ricordo, di un segno. Sulla mensa c’erano pane e vino. Gesù alzò gli occhi al cielo e, dopo aver benedetto il nome santo di Dio, prese il pane, lo spezzò, lo divise dicendo: “Prendete e mangiate. Questo pane condiviso sia per voi il segno della mia vita. Quando farete questo, lo farete in memoria di me, di ciò che ho fatto e detto”. Poi prese la coppa del vino e disse: “Questo calice sia per voi il segno di un’amicizia che Dio continuamente rinnova con tutta l’umanità, con tutto il creato”.
G. Ascoltiamo il Padre Nostro e poi apriamo il nostro cuore alle preghiere spontanee.
BENEDIZIONE FINALE
Dio è giorno e notte, inverno, estate,
guerra e pace, sazietà e fame,
muta come il fuoco quando si
mescola ai profumi odorosi
prendendo di volta in volta il loro aroma
l’uomo ritiene giusta una cosa
ingiusta l’altra
per Dio tutto è bello buono e giusto.
(Eraclito)
(Per la Cdb di Pinerolo, Via Città di Gap, Luigina e M.Grazia)