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3.2 La vita della Chiesa e la morale cattolica
3.2.1 Il rapporto della Chiesa con i beni materiali e la gestione delle sue risorse economiche
Ritieni che tale ambito sia ispirato nella Chiesa a criteri evangelici?
Si nota, e talvolta si dichiara, l'intenzione di non rispondere a questa domanda in termini troppo estremi, riconoscendo l'opportunità di discernere tenendo presente lo stile operativo molto diversificato nella Chiesa in relazione alla materia trattata. Nel complesso sembra emergere un giudizio decisamente negativo: pochissimi (una percentuale trascurabile, l'1%) si sentono per esempio di affermare che i criteri di gestioni dei beni siano ispirati totalmente a criteri evangelici. D'altro lato una percentuale significativa ma relativamente bassa (22%), afferma che tali criteri non sono per niente osservati. Prevalgono invece giudizi un po' più attenuati: il 50% pensa che i beni siano gestiti secondo modalità ispirate scarsamente allo spirito del Vangelo, mentre il 18% li considera abbastanza in accordo con tale "metro" di valutazione. Un onesto 8% dichiara di non essere in grado di giudicare non essendo abbastanza informato sul tema (non saprei).
In realtà l'analisi della parte argomentativa mostra come venga rilevata una netta differenza fra il clero "di base", il cui stile di vita si considera nel complesso ispirato ad una certa sobrietà, e l'alto clero, soprattutto quello gravitante intorno alla Curia Romana, che viene invece giudicato eccessivamente ricco e mondano. Vengono evidenziati ingenti sprechi, ma anche questi ultimi non tanto riferiti alle realtà parrocchiali, quanto piuttosto ai grandi apparati romani. Nei confronti di questi ultimi il giudizio è molto severo, anche a fronte della percezione dei diffusi disagi economici patiti dal resto della popolazione. A questo proposito si auspica, fra l'altro, una migliore destinazione dei numerosi immobili detenuti dalla Chiesa, molti dei quali potrebbero essere più opportunamente destinati a chi versa in condizione di disagio. Nell'ambito di un'auspicata maggiore vicinanza, sia materiale sia a livello di stile di vita, con "gli ultimi", si manifesta un certo apprezzamento per l'operato di istituzioni come la Caritas, o la Comunità di Sant'Egidio, o gli ambiti relativi alle Missioni.
In sostanza, non si contesta alla Chiesa il possesso di beni materiali, realisticamente riconosciuti come necessari per il funzionamento e per le opere di un'Istituzione così complessa e che oltretutto si configura per certi aspetti anche come entità statuale; si lamentano invece i troppo frequenti abusi, scandali e mancanza di trasparenza nella loro gestione e destinazione. Interessante notare infine che, pur considerando quasi unanimemente come doveroso, prioritario, e decisivo nel qualificare l'operato della Chiesa il sostegno e l'impiego delle ricchezze a favore dei più deboli, non si considera tuttavia improprio, anzi viene esplicitamente auspicato, l'impiego di adeguati fondi da destinare alla cura e alla salvaguardia dei beni artistici e culturali che la Chiesa detiene.