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3.3.8 La risurrezione della carne
«Ritengo sia necessario superare l'idea della risurrezione della carne (intesa come massa corporea» cfr. CCC nn. 990 e 999). Intanto perché ci sarebbe da chiedersi con quale corpo si risorge: con quello che avevamo da bambini, da ragazzi, da giovani, da adulti, da anziani? Inoltre, considerando che i corpi occupano spazio, postulare la risurrezione dei corpi significa postulare, in modo del tutto arbitrario, la dimensione della vita oltre la morte secondo gli stessi parametri spazio/temporali che caratterizzano la dimensione della nostra vita terrena». Sei d’accordo con questa considerazione?
Il 47% si dice totalmente d’accordo con la considerazione riportata e il 20% afferma di esserlo abbastanza; il 9% non è per niente d'accordo e il 7% lo è scarsamente, il 14% infine, risponde non saprei e addirittura il 3% non risponde.
Balza all’occhio la percentuale piuttosto alta di coloro che non si pronunciano in merito alla domanda posta (globalmente il 17%). Del resto l'analisi delle singole schede ci mostra come anche gran parte di coloro che rispondono ed argomentano, lo facciano molto spesso in maniera interlocutoria, manifestando totale incertezza e confessando il senso di grande inadeguatezza che provano nell'accostarsi a tale materia. Molto frequentemente si dichiara di non credere che qualcuno (fosse anche la Chiesa) possa istruirci su ciò che ci attende alla fine della vita terrena. Si preferisce non indagare, non tentare di formulare ipotesi (tutte inverificabili); mentre sembra più appropriato fidarsi di Dio, nella certezza che la nostra risurrezione sarà certamente in vista di una pienezza di vita e di gioia, dal momento che un Padre non può preparare altro che cose buone per i propri figli.
Vi è però chi nega esplicitamente la dottrina della Risurrezione della carne così come viene formulata dalla Chiesa, considerandola (anche in accordo con ciò che viene espresso nella domanda) una visione improponibile e ingenuamente “materialista”: non si comprende, fra l’altro, a che cosa dovrebbe servire il corpo, o che cosa potrebbe aggiungere in termini di pienezza di vita, nella prospettiva dell'ingresso in un'esperienza di comunione con Dio che, invece, non può essere pensato altro che come Spirito. Non pochi, dunque, sono portati a pensare il linguaggio della dottrina come immagine figurata di una condizione di cui in realtà nulla sappiamo; e che non possiamo descrivere in altro modo se non in analogia con ciò che sperimentiamo nella vita terrena.
Altri poi vedono nella Risurrezione della carne una delle numerose costruzioni mentali “consolatorie”, elaborate sulla base dei nostri desideri e auspici. L’”affezione alla corporeità" (per usare la felice espressione di uno dei nostri interlocutori), emerge del resto da tante altre risposte che esprimono esplicitamente, per esempio, la speranza (non la certezza) di ritrovare nella vita futura le persone care, ben riconoscibili in quegli stessi corpi che sono stati oggetto d’amore e di cura: quasi a voler riprodurre per sempre le modalità di vita e di relazione già sperimentate su questa terra.
Se la maggior parte degli interlocutori, al di là delle speranze o dei “desiderata”, sembra trovare più persuasiva l’idea che sia lo Spirito la parte immortale della “persona”, non mancano tuttavia coloro che sono convinti del contrario; a parte una risposta che riporta la nota argomentazione per cui sarebbe stato lo “spiritualismo” greco ad avere “inficiato” la “materialità" propria del cristianesimo in quanto religione incarnata, gli altri interlocutori appoggiano le proprie argomentazioni, quasi unanimemente, sui racconti evangelici delle apparizioni di Gesù dopo la Risurrezione, dove egli si mostra ai suoi, appunto, nella sua realtà anche corporea. Senza esprimere interesse, evidentemente, per le diverse chiavi interpretative offerte dall’esegesi più recente, si ritiene semplicemente che sulla base di quei racconti, considerati nella loro evidenza cronachistica, si possa con certezza desumere che la nostra risurrezione avrà connotazioni analoghe a quelle che il Vangelo riferisce a Gesù.
(continua 21, il 22 maggio)

