Accoglienza Ucraini Caritas: «Nessuno deve sentirsi solo, né profughi né famiglie ospitanti»
La pandemia ha picchiato duro anche nel Pinerolese, ha fatto male, ma ha insegnato. Soprattutto ai diversi enti pubblici, terzo settore, no profit - del territorio a parlarsi e a lavorare insieme. Una lezione tornata buona oggi che il Pinerolese deve affrontare un'altra emergenza: quella dei profughi ucraini, in realtà soprattutto donne - mamme, nonne, zie - ucraine con i loro bambini. Rispetto ad altri territori il Pinerolese (bacino Ciss e Unione Montana Valli Chisone e Germanasca) registra un numero di presenze estremamente contenuto, così come minori sono i profughi presenti in Piemonte rispetto a tante altre regioni italiane, tuttavia era necessario unire le forze e coordinare gli interventi per evitare il caos e situazioni di sfruttamento, sempre in agguato.
IL TAVOLO CHE GESTISCE L'EMERGENZA
E così si è fatto: Caritas Pinerolo, Protezione Civile, Comune di Pinerolo, Diaconia valdese, Crescere insieme, Asl TO3, Ciss, e Domus onlus si sono uniti, costituendo il Tavolo territoriale per l'emergenza ucraini, da cui discende un gruppo per la gestione operativa formato da Caritas, Diaconia valdese e Ciss.
«Ci siamo divisi i ruoli: noi - riferisce Rocco Nastasi, direttore della Caritas Pinerolo - gestiamo la prima accoglienza, abbiamo destinato una decina di posti a Casa Gabriele, a Luserna San Giovanni, a disposizione fino a che gli ospiti non trovino altre sistemazioni o entrino nei programmi CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria, che la Prefettura affida a enti gestori in capo alla Diaconia e al Ciss, nda)». La Caritas avrebbe avuto i requisiti ma ha deciso di non rispondere alla manifestazione di interesse per la gestione di programmi CAS perché, dice ancora Nastasi: «Non saremmo più stati liberi di accogliere chiunque in qualsiasi momento, come in realtà stiamo facendo».
Ora la situazione si sta assestando ma all'inizio qui, come ovunque, si è rischiato il caos: chiunque andava alla frontiera con l'Ucraina per portare aiuti tornava con un certo nu-mero di profughi.
NESSUNO ABBANDONA NESSUN0
Ufficialmente nel Pinerolese sono presenti 156 profughi, «lo credo che in realtà siano almeno il doppio: tante famiglie inizialmente hanno accolto autonomamente, ma adesso non ce la fanno più e ci chiedono aiuto». I CAS attivati al momento sono circa 35 sui 50 autorizzati, si cerca per lo più di inserire gradualmente le persone già presenti sul territorio.
Nonostante i numeri contenuti è necessario strutturare un'organizzazione ampia e agile per rispondere ai bisogni di profughi e famiglie ospitanti. «Ho rimesso in piedi gruppi di volontari della pandemia – spiega il direttore Caritas -:abbiamo équipe che vanno a valutare l'idoneità delle messe a disposizione dell'accoglienza, ma anche a conoscere le famiglie candidate ad accogliere profughi», L'attenzione a questo aspetto è altissima, come spiega Nastasi: «Abbiamo visto troppe persone voler dare accoglienza e poi scoprire che in casa c'era una mamma anziana che aveva bisogno di assistenza».
Un altro gruppo Caritas invece "accompagna" i profughi una volta sistemati nelle famiglie. «Supportano anche le famiglie ospitanti, non si possono lasciare sole perché l'accoglienza è impegnativa. Molte di queste donne scappate dalla guerra hanno traumi profondissimi, noi forse non riusciamo neanche a immaginare cosa voglia dire correre con il proprio figlio in braccio inseguite dai bombardamenti: erano persone come noi, gente che aveva il negozio, che faceva l'estetista e frequentava la palestra, poi, da un giorno all'altro la vita è stata loro stravolta. Le persone sono traumatizzate, le più fragili per settimane non riescono a proferire parola».
C'è anche un gruppo che si occupa di organizzare iniziative per i bambini. «Ne abbiamo già fatte tante e altre ne faremo, stiamo anche lavorando per inserire i piccoli nei diversi gruppi di Estate Ragazzi. Come Tavolo - sottolinea Rocco Nastasi - abbiamo messo insieme tutte le associazioni sportive del territorio perché inseriscano bambini e ragazzi ucraini nelle loro attività, oltretutto ci sono anche delle eccellenze»,
SERVONO PIÙ VOLONTARI
I volontari oggi sono un centinaio, ma la Caritas lancia un appello perché si facciano, avanti tante altre persone: c'è molto da fare per far sentire tutti accolti e sostenuti: «Abbiamo anche coinvolto due psicologhe ucraine che vivono a Torino perché incontrino i cittadini ucraini presenti nel Pinerolese, poi chi vorrà potrà fare delle sedute con loro, nulla è obbligatorio ma non devono sentirsi abbandonati». Ogni emergenza porta con sé una rivelazione: «ln questo caso abbiamo potuto vedere l'immensa, grande generosità dei Pinerolesi, mi ha colpito molto, è infinita», sostiene Nastasi. Speriamo che tenga perché, come dice il direttore Caritas, pesano due incognite
sull'accoglienza: «Quanto durerà ancora la guerra e quante persone arriveranno. Polonia, Moldavia, Romania hanno milioni di profughi, molti dovranno essere accolti altrove, anche in Italia».
PRESENZE UCRAINE IN PIEMONTE
Globalmente, nelle ultime settimane nei Paesi dell'Unione Europea e zone limitrofe sono entrati quasi 6 milioni di profughi, di questi 107 (56mila donne, 37mila minori e 14mila uomini) sono accolti al momento in Italia.
In Piemonte il 4 maggio (l'aggiornamento è previsto ogni mercoledì) erano accolti 9.979 profughi, per la gran parte accolti in famiglia (8.769), mentre 493 sono ospiti delle strutture della Protezione Civile e 717 nel sistema CAS/Sai.
La disponibilità delle famiglie ad ospitare (3.252) è estremamente più alta a Torino e nella sua area metropolitana, segue la provincia di Cuneo, che si distingue per 500 famiglie, e Alessandria con 346 famiglie che hanno dato la loro disponibilità.
Per quanto riguarda i minori sono stati inseriti a scuola 1.754 bambini, suddivisi in 1.209 scuole.
SOFIA D'AGOSTINO. L'Eco del Chisone 11 maggio