L'equilibrio di ieri non mi basta. Non può bastarmi. A me come a chiunque altro. Mi cerco nelle cose che vivo e incontro, in quello che faccio, quotidianamente provo a trovare il mio punto di galleggiamento. Forse, piuttosto che di equilibrio, sarebbe più giusto parlare del suo fratello detestato e reietto. Lo squilibrio. Forse di nessuno dei due.
Allora perché tutti mi vogliono equilibrato? Perché devo a tutti i costi obbedire a quel canone sempre più rigido che impone agli individui quanto e come vivere? E soffrire? E se non mi adeguo al vostro metro, se la vita mi sembra ben più scandalosa di quel che andate raccontando, perché parlare di malattia?
Di malattia mentale?
Allora curatemi. Ma le vostre cure non guariscono. Lo sapete per primi voi.
Possono nella migliore delle ipotesi sbloccare l'ingranaggio, rimetterlo in moto. Ma la vertigine resta. Il dolore resta.
Ma non è, forse, giusto così?
Non è che per caso ci stiamo raccontando la storia sbagliata? L'idea di un uomo senza umanità? Senza ferite?
Cosa volete da me?
Mi volete equilibrato, e normale, e perfettamente inserito in quello che avete pensato e creato per me.
Non per il mio bene. In verità, voi non mi avete a cuore.
Voi avete a cuore quello che io devo fare, quello che avete previsto per me e per tutti quelli come me. Obbedire al programma, essere parte di qualcosa che avete costruito per tutti, ma che è vostro, che non vuole il benessere di alcuno, a parte voi.
Voi mi volete produttivo, in forma, qualificato e competitivo.
Disposto a spendere l’intera esistenza dietro il vostro progetto di società grattacielo, dove la luce tocca solo ai vincitori.
Voi mi volete dedito al consumo, pronto a ogni sacrificio per l'acquisto di quello che gli altri, malgrado tutti i sacrifici, non riescono a comprare.
Invece no.
Perché il mio squilibrio ha voce più alta e imperiosa della vostra.
É equilibrio dentro la terra tremante del mio cuore.
É libertà.
E vi terrorizza.
DANIELE MENCARELLI