domenica 22 maggio 2022

MORIRE SUL LAVORO: SI ALLUNGA LA LISTA

 Lavorare ammazza “Dodici morti in due giorni nel silenzio generale”

CARA REDAZIONE, penso agli ultimi dodici morti sul lavoro anche da quassù, nella mia abitazione di Casa Trogoni (Bolzano). Quassù tutto è più bello e pulito, sono a sedere affacciato sulla valle incantata, un paese che vedo più in basso sembra uscito da una favola. Ma poi non posso non pensare a cosa succede laggiù tra gli umani. Dodici morti sul lavoro in due giorni sono una strage che si ripete in continuazione.

Non posso non pensare ai quattro giovani pachistani che all’alba si spostavano dal Piemonte per andare a lavorare in Lombardia, ma ci rendiamo conto? Volevano una vita migliore e hanno trovato sfruttamento e morte. All’alba lavorava anche chi ha provocato la loro morte tamponandoli. Ferito gravemente e vittima anche lui. Ma i fulminati a Latina e in Veneto che vita avevano e chi lasciano? E il giovane 26enne dipendente comunale che si ribalta col trattore come il 59enne che ha subito la stessa sorte? E dell’egiziano morto a Ferrara dal quarto piano, che dicono avesse le protezioni? Se le aveva non si sarebbe schiantato al suolo. E il commerciante di materiali ferrosi travolto dal suo carico? E le centinaia di giornalisti, anche famosi che hanno le loro pagine su Instagram ecc., cosa fanno per questa carneficina?

Silenzio. Nessuno che monitora i morti sul lavoro, nessuno che li ricorda. Nessuno che sa chi sono. Centinaia di muti che aprono la bocca e il cervello solo per qualcosa che li gratifichi o che gli serve per rimanere in auge. È una vergogna: decine di migliaia di giornalisti, di politici, di ministri, di istituzioni, di deputati e senatori – che si spartiscono le commissioni sul Lavoro ma che non si sa cosa facciano – non sanno e non vogliono sapere chi sono e quanti sono i morti sul lavoro, numeri che a raccontarli tutti farebbero cadere la narrazione del sistema che opera contro chi dà loro da mangiare.

A Trogoni sono l’unico presente e ora manca anche la luce. Tra un po’ riparto, guardo dalla finestra la valle incantata e chiudo tutto per tornare a immergermi laggiù dove non sanno neppure che muoiono sul lavoro gli invisibili, in due giorni dodici morti: tanti sconosciuti alla cronaca e alla coscienza di chi dovrebbe occuparsene e non lo fa. Ma le rose stanno tornando a fiorire quassù.

Carlo Soricelli, Il Fatto Quotidiano 14 maggio