Luiss, stop all’osservatorio di Orsini
Il Fatto Quotidiano
1 maggio 2022
Lorenzo Giarelli
L’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss, fondato e diretto da Alessandro Orsini, chiude dopo sei anni di attività. Delle decine di articoli online restano solo schermate bianche e al momento nessuno può garantire un futuro alla struttura.
Il motivo? Lo comunica la stessa Luiss: “L’accordo di collaborazione con Eni per la realizzazione dell’osservatorio sulla Sicurezza Internazionale, affidato dall’ateneo al professor Alessandro Orsini, è giunto a scadenza da circa due mesi e non sarà rinnovato. Per questa ragione, i canali di comunicazione dell’osservatorio, incluso il sito internet ‘sicurezza internazionale’ da oggi non sono più attivi”.
Il riferimento dunque è all’interruzione del finanziamento da parte di Eni, che come rivelato per primo da Tpi ha da poco deciso di non rinnovare i fondi all’università di Confindustria per sviluppare i progetti sulla sicurezza internazionale (Eni non pagava direttamente l’osservatorio ma l’ateneo, che poi affidava budget e progetto a Orsini e al suo team).
Fin dalla fondazione della struttura di ricerca, il sostegno di Eni era stato imprescindibile. Si tratta di centinaia di migliaia di euro ogni anno, in una cornice di investimenti per la quale il colosso dell’energia finanzia progetti o talvolta singole cattedre in diversi enti, come la Bocconi o l’Ispi.
A complicare le cose c’è poi un regolamento interno della Luiss che prevede l’autofinanziamento dei vari Istituti di ricerca che fanno parte della rete universitaria. Venendo meno Eni (che però, precisano fonti dell’università, manterrà la partnership su altri progetti) e in mancanza di un altro sponsor, la Luiss ha così deciso di chiudere l’osservatorio e i suoi canali di comunicazione online.
DALLA LUISS
non commentano eventuali “ragioni di opportunità” alla base dell’interruzione del rapporto con Eni, ma certo è che negli ultimi mesi il professore, oggi firma del Fatto, è stato protagonista di episodi controversi.
Prima lo stop alla collaborazione col Messaggero, poi la rescissione del contratto con Cartabianca e, ieri, le polemiche su una frase su Hitler, il quale “non aveva nessuna intenzione di far scoppiare la Seconda Guerra Mondiale”, a cui si arrivò, sostiene il professore, per una serie di errori in politica estera degli altri Paesi europei.
Parole che, anche se non esplicitamente, hanno provocato l’addio di Claudio Velardi alla cattedra di un master della Luiss: “È il momento di compiere qualche piccolo gesto di ribellione civile”. La polemica è destinata a continuare.