Sostantivo derivato dal latino mirabilia ossia «cose ammirevoli», «cose che suscitano un’ammirazione stupita» (dal verbo mirari). Il senso della meraviglia appartiene dunque a ciò che osserviamo o al modo in cui lo osserviamo? Sono le cose meravigliose a suscitare la meraviglia o è lo sguardo meravigliato e stupito a rendere le cose che osserviamo meravigliose? In effetti la domanda, per gli antichi che riflettevano sul concetto, sarebbe stata immediatamente
scartata come superficiale e anche banale.
In un celebre brano del Teeteto di Platone, il principale interlocutore di Socrate, appunto Teeteto, di fronte a un problema che gli pare insormontabile, dice di essere «straordinariamente meravigliato». Al che Socrate gli risponde: «Ma è tipico del filosofo un simile pathos, ossia l'essere capace di meravigliarsi. Non c’è altro principio della filosofia se non questo: la meraviglia». Il veloce scambio di battute divenne così noto che Aristotele, il principale fra gli studenti dell'Accademia platonica, lo riprese nella Metafisica per raccontare l'origine della filosofia.
Solo chi sa rendersi conto della propria ignoranza è capace di meravigliarsi e lanciarsi nella ricerca della sapienza. Sono concetti che superano le epoche, ma a volte si rivelano particolarmente attuali. In tempi di fatica, noia, immobilità, in tempi in cui si ha l'impressione che il tempo lo si sta perdendo, la consapevolezza della potenza della meraviglia è salvifica. Tutto può trasformarsi se il nostro sguardo è capace di stupirsi e guardare oltre alle apparenze, attraversando ciò che abbiamo davanti agli occhi. E non sono solo parole. Il Socrate platonico che parla con Teeteto rappresenta un buon esempio. Il ragazzo fisicamente non è stato ben dotato dalla natura: occhi sporgenti, naso schiacciato. Ma non sono le forme casuali che riceviamo alla nascita a dire ciò che è bello, tanto che Socrate, parlandogli, lo scopre, sentenziando infine: «Bello tu sei, Teeteto. E non come diceva Teodoro, brutto; perché chi bello parla è anche bello e buono».
Un buon viatico contro la chirurgia plastica dei nostri tempi, ma soprattutto contro la noia in cui crediamo di essere caduti irrimediabilmente.
MATTEO NUCCI, L’Espresso 12 giugno