Riforma 7/10
Mercoledì
21 settembre è cominciato il ciclo di incontri promosso
dall’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne (Oivd)
«Eretiche».
L’incontro era condotto da Paola Cavallari, presidente
dell’Oivd, associazione autonoma senza affiliazione politica o
religiosa, nata dal basso, e la partecipazione è stata talmente alta
(oltre cento persone) che alcuni non hanno potuto seguire in diretta
l’incontro (i video sono comunque fruibili sulla pagina Facebook
dell’Oivd): «Questa valanga ci ha stupito – commenta la presidente. –
Indubbiamente il nome di Adriana Valerio ha agito da richiamo.
Ma
insieme essa è segno anche di un felice fermento, curiosità e attenzione
per processi, eventi, figure in questa area di “devianza” e
inaddomesticamento femminile nell’orizzonte del sacro, riguardo a norme e
condotte che la dottrina ecclesiastica ingiungeva, talvolta con aperta
costrizione, più spesso con sottili e subdoli dispositivi di controllo
delle anime.
C’è ammirazione per queste donne che hanno osato, che hanno
resistito in nome di una lingua divina sapienziale e di un baricentro
su di sé, come direbbe Etty Hillesum.
La pericolosa memoria di loro
“rivendica la sofferenza religiosa” (Elisabeth Schüssler Fiorenza), ma
insieme alla sofferenza si staglia la loro pienezza di vita».
La dinamica tra eresia e ortodossia è emersa spesso nella relazione di Adriana Valerio (per esempio con i casi di donne che muoiono eretiche e successivamente vengono proclamate sante, ma è accaduto anche il contrario…), docente, teologa e saggista, fa parte del gruppo direttivo del progetto internazionale «La Bibbia e le donne» che coinvolge teologhe di tutto il mondo nella pubblicazione di 20 volumi in 4 lingue, ed è autrice del libro Eretiche, donne che riflettono, osano, resistono (il Mulino), che dà la prospettiva all’intero ciclo di incontri.
La dinamica tra eresia e ortodossia è emersa spesso nella relazione di Adriana Valerio (per esempio con i casi di donne che muoiono eretiche e successivamente vengono proclamate sante, ma è accaduto anche il contrario…), docente, teologa e saggista, fa parte del gruppo direttivo del progetto internazionale «La Bibbia e le donne» che coinvolge teologhe di tutto il mondo nella pubblicazione di 20 volumi in 4 lingue, ed è autrice del libro Eretiche, donne che riflettono, osano, resistono (il Mulino), che dà la prospettiva all’intero ciclo di incontri.
Chiediamo alla presidente Oivd di parlarci della scelta del titolo: le
donne sono “eretiche” per natura, o questa definizione dipende piuttosto
da chi guarda? «Certamente l’etichetta di eretiche è l’esito di un
assetto di potere – risponde Cavallari. – È l’ortodossia che definisce
cos’è eresia. E definisce se stessa come verità.
Lo riesce a fare perché
ha guadagnato posizioni di potere. Lo stesso canone è documento dei
vincitori storici, osserva Schüssler Fiorenza in In memoria di lei, dove
descrive con lucidità i passaggi dal “disordine” delle chiese
domestiche – comunità egualitarie e governate per lo più da donne –
all’ordine gerarchico della chiesa costantiniana, dove prendono il
sopravvento clericalismo, sessismo e antigiudaismo, un trinomio i cui
nessi andrebbero più indagati».
Il ciclo di incontri attraverserà le religioni monoteiste: ebraismo (Shulamit Furstemberg Levi, giovedì 20 ottobre), islam (Minoo Mirshahvalad, venerdì 18 novembre) per tornare al cristianesimo, nella prospettiva protestante (Letizia Tomassone, martedì 13 dicembre): in che senso si può parlare di eresia anche in ambito islamico ed ebraico, oltre che cristiano?
«Le istituzioni religiose, tranne rarissimi casi, hanno espresso ed esprimono una cultura a misura dell’uomo-maschio, con tutto il corredo di stereotipi della virilità; un paradigma che ha soffocato sul nascere le differenze e in particolare la soggettività femminile e di conseguenza una ricerca spirituale aderente ad un sentire autentico, intimo, poroso al corpo. Le ospiti non cristiane non avranno difficoltà ad argomentare su percorsi di eresia al femminile nelle loro religioni. Come si sa, la vocazione dell’Oivd è interreligiosa, e in quasi tutte le iniziative riusciamo ad abbracciare tale ispirazione».
Come si inserisce questo ciclo nell’attività dell’Oivd? «Si inserisce perché lo spirito eretico è la nostra cifra. L’obiettivo di questo ciclo è quello di fecondarlo sempre più. Ci piaceva l’idea di promuovere un percorso seminariale suddiviso in due sequenze. La prima spazia in una ricerca sul tema nella costellazione di religioni monoteiste.
Il ciclo di incontri attraverserà le religioni monoteiste: ebraismo (Shulamit Furstemberg Levi, giovedì 20 ottobre), islam (Minoo Mirshahvalad, venerdì 18 novembre) per tornare al cristianesimo, nella prospettiva protestante (Letizia Tomassone, martedì 13 dicembre): in che senso si può parlare di eresia anche in ambito islamico ed ebraico, oltre che cristiano?
«Le istituzioni religiose, tranne rarissimi casi, hanno espresso ed esprimono una cultura a misura dell’uomo-maschio, con tutto il corredo di stereotipi della virilità; un paradigma che ha soffocato sul nascere le differenze e in particolare la soggettività femminile e di conseguenza una ricerca spirituale aderente ad un sentire autentico, intimo, poroso al corpo. Le ospiti non cristiane non avranno difficoltà ad argomentare su percorsi di eresia al femminile nelle loro religioni. Come si sa, la vocazione dell’Oivd è interreligiosa, e in quasi tutte le iniziative riusciamo ad abbracciare tale ispirazione».
Come si inserisce questo ciclo nell’attività dell’Oivd? «Si inserisce perché lo spirito eretico è la nostra cifra. L’obiettivo di questo ciclo è quello di fecondarlo sempre più. Ci piaceva l’idea di promuovere un percorso seminariale suddiviso in due sequenze. La prima spazia in una ricerca sul tema nella costellazione di religioni monoteiste.
Nella seconda, dal titolo
“Eresia, anima del femminismo”, nel 2023, ci affiancheremo a realtà
femministe estranee all’orizzonte delle fedi. È nostro obiettivo avviare
scambi con donne che ignorano l’esistenza di quel femminismo radicale
che, ispirandosi alla mistica-politica, fa leva proprio sulla fede per
smascherare i presupposti androcentrici (chi più, chi meno) delle
istituzioni religiose; e di smascherare anche quel paternalismo e
collaborazionismo che serpeggia da qualche tempo».