domenica 13 novembre 2022

IL DECRETO SULLE NAVI ONG? PARERE AUTOREVOLE DI FLICK

 Flick “La strategia Piantedosi viola le leggi e la Costituzione”

di Liana Milella La Repubblica  8/11 — 

Il decreto sulle navi Ong? «È contrario alla legge del mare e alla Costituzione». Si può distinguere a bordo tra chi è in pericolo e chi no?
«Le nostre leggi vietano di discriminare in base al sesso, all’età, o a un’infermità in atto». Non ha dubbi sui no Giovanni Maria Flick, ex presidente della Consulta ed ex Guardasigilli del governo Prodi uno.

Il ministro dell’Interno è Piantedosi, e non Salvini, ma siamo tornati a quattro anni fa e alla guerra dell’Italia contro i migranti.
«È così. Ma è una guerra, più che a loro, a chi li salva applicando la legge del mare, i trattati internazionali e la nostra Carta».

Di quali leggi parla?
«Di tutte quelle che prevedono il salvataggio di chi rischia la vita in mare, impongono di dare subito alla nave un porto sicuro e vietano di rimandare chi si trova in pericolo nello stesso posto da cui è fuggito».

Se è così, il decreto interministeriale è illegittimo.
«È contrario alla legge del mare, alle convenzioni internazionali e alla nostra Costituzione».

In che senso è incostituzionale?
Perché blocca i migranti sulle navi o perché pretende di distinguere tra chi è fragile e chi no?

«Per entrambe le ragioni. La vita è sacra, e la Costituzione non attribuisce all’autorità pubblica il diritto di distinguere il grado di pericolo e la diversità di posizione tra chi rischia la vita. L’accoglienza in un porto sicuro è il presupposto per verificare se quelle persone possano poi essere accolte o no».

È possibile fare la selezione sulle navi, come pretende il governo?
«Forse potrebbe esserlo su navi che battono bandiera italiana e quindi sono parte del territorio nazionale.
Ma non può esserlo su navi straniere e da parte di chi sta tentando di salvare persone in pericolo».
Certo, è paradossale pensare che l’equipaggio di una Ong faccia da polizia di frontiera.
«Sono d’accordo. Non si possono imporre questi obblighi a chi sta operando un salvataggio per spirito umanitario, per giunta in condizioni di grande difficoltà».

C’è un criterio per decidere che una mamma e il suo bimbo possono scendere perché fragili, mentre il loro marito e padre resta a bordo?
«È sconcertante. Quando una nave entra in acque italiane, chi è a bordo è soggetto alla nostra legge. Che non discrimina le condizioni di pericolo in base al sesso, all’età, o a un’infermità. Ogni migrante ha alle spalle un viaggio drammatico, forse le torture in Libia, e adesso rischia pure di essere rimandato indietro».

Le navi non sono italiane. Si può chiedere al comandante di seguire una simile procedura?
«Le convenzioni internazionali impongono il diritto-dovere di portare la nave in un porto sicuro; non certo di discriminare tra un migrante e l’altro».

Ma Piantedosi ordina a quel comandante di rimettersi in mare con un carico parziale di migranti...
«L’Italia non può farlo, deve parlare con l’Europa, perché ha sottoscritto gli accordi di Dublino e deve controllare le frontiere lungo ottomila chilometri di costa».

Per il governo, dare asilo spetta alla nazione cui la nave appartiene.
«L’Italia non può dimenticare le convenzioni che ha firmato, in cui questa soluzione non è prevista. I migranti non possono pagare il prezzo delle diatribe tecniche e politiche del nostro governo in conflitto con gli altri membri della Ue. Né possono essere “monetizzati”, facendo sì che vengano trattenuti da Paesi che non rispettano i diritti umani, o tantomeno usati per creare difficoltà alla UE.