mercoledì 22 febbraio 2023

 Acea, le hostess che Palermo teneva lontane

“Non voleva vederci perché in sovrappeso”

 

di LORENZO D’ALBERGO MARINA DE GHANTUZ CUBBE

La Repubblica 16/2


ROMA — Da nascondere. O comunque da tenere il più lontano possibile dagli occhi degli ospiti. Tanto in Acea che in Cassa Depositi e Prestiti, Fabrizio Palermo ha mostrato una predilezione per i fisici slanciati. Lo raccontano le hostess che da giorni si sfogano per il trattamento subito dal supermanager rimasto alla guida della partecipata del ministero dell’Economia fino al 31 maggio 2021 e oggi al vertice della multiutility controllata al 51% dal Campidoglio. Nelle testimonianze delle lavoratrici delle due aziende spunta un tratto comune: «Palermo non voleva assolutamente vedermi. Perché ero grassa».

Non solo le denunce di «razzismo maschilista» e di vessazioni. Dal MeToo al bodyshaming. Racconta una dipendente di Acea: «L’amministratore delegato vuole hostess giovani. Al massimo di 30 anni. Il peso? È una questione fondamentale. Per fortuna non ho chili di troppo. Avrei rischiato di fare la fine di altre colleghe». Quale? Basta chiedere a una collega di Cdp: «È vero. Palermo non voleva assolutamente vedermi. Perché ero grassa. Il suo canone estetico era quello delle fotomodelle ed è stato chiesto a un’ulteriore agenzia esterna di fornire ragazze di bell’aspetto».

Il racconto continua: «Ho sempre sofferto di disturbi alimentari, la bulimia. Quello che è successo mi ha fatto malissimo, era l’ennesima prova che se non hai un certo corpo, se non rientri in quei canoni, neanche puoi lavorare come receptionist a meno di 5 euro l’ora. Ho avuto delle ricadute, sono ingrassata ancora di più, non riuscivo a uscirne. Ora sto bene, grazie alla psicoterapia e all’aiuto della dietologa».

Il clima, insomma, è pesante. Lo era in Cdp. Lo è in Acea, dove il Campidoglio continua a non esprimersi sulle accuse delle hostess al manager scelto dal sindaco Roberto Gualtieri. Anzi, per cercare di chiudere al più presto la partita, le dimissioni della presidente Michaela Castelli ieri sera sono state tamponate con la proposta di Barbara Marinali, oggi numero uno di Open Fiber. Ecco il «profilo di alto livello» individuato dal primo cittadino, su cui deve dire la sua proprio Fabrizio Palermo. Formalità. Dopo Castelli, un’altra donna nella speranza di lasciarsi alle spalle la gran bagarre dell’hostess gate. Una storia che lascia comunque in dote un’inchiesta interna bis (la prima si è chiusa con un nulla di fatto, senza sentire le hostess) sulle denunce delle lavoratrici.

A chiedere che l’indagine sia esterna, terza e trasparente, fin qui è stata la deputata piddina Laura Boldrini. Alla sua voce ora si aggiunge quella di Ilaria Cucchi, senatrice dell’Alleanza Verdi Sinistra Italiana: «I fatti che ho letto sono gravissimi e indegni di un paese civile. La voce, le denunce di queste donne devono essere al centro dell’attenzione della politica, sono denunce di sessismo e abuso di potere. Serve un’inchiesta seria e senza reticenze. Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare». Cucchi si aggiunge a un esercito già nutrito. A chiedere approfondimenti sulle accuse delle hostess a Palermo è stata per prima Michela Cicculli, consigliera capitolina della maggioranza che sostiene Gualtieri e presidente della commissione Pari opportunità del Campidoglio. Poi sono arrivati senatori e deputati di Fratelli d’Italia. Con loro anche Cgil, Cisl, Uil e Usb. Senza contare l’Associazione dei piccoli azionisti Acea e Urbe Capitolium, che da sempre difende i lavoratori delle aziende comunali.