ALFREDO ORMANDO
Il 13 gennaio 1998, in piazza San Pietro a Roma, a soli 40 anni, si dà fuoco Alfredo Ormando per protestare contro la mancanza di sensibilità della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali. Ormando aveva avuto serie difficoltà a fare accettare la propria omosessualità nella sua famiglia di contadini siciliani che aveva dovuto lasciare per vivere due anni in un seminario francescano, anche lì senza ricevere attenzione. Aveva preso la licenza media a 35 anni ed era diventato scrittore.
Ormando muore dopo 10 giorni d’ospedale e il Vaticano afferma che si è tolto la vita per problemi familiari.
Ogni 13 gennaio un gruppo di attivisti per i diritti delle persone Lgbt lo ricorda in piazza San Pietro e nel 2014 il regista statunitense A. A. Wilson realizza “Alfredo’s Fire” che presenta al Santa Barbara International Film Festival.
LAICI CONTRO CATTOLICI?
Nel numero di febbraio lamentavo la pretesa di alcuni parlamentari cattolici di essere depositari di quello che considerano il pensiero unico cattolico e di agire di conseguenza a nome di tutti noi cattolici. Sulla base di questo assunto essi hanno affossato la stepchild adoption o "adozione del figliastro".
Un altro luogo comune ha pervaso il dibattito parlamentare sulle unioni civili ed è la presunta contrapposizione tra cattolici da un lato e laici dall’altro, come se i cattolici, tutti, non potessero coltivare uno spirito laico ed i non credenti fossero di per sé laici. Si tratta di una concezione errata.
Scrive Massimo L. Salvadori: “Laici sono tutti coloro che, in relazione ai valori e ai comportamenti, tengono cara e rispettano la libertà altrui, non intendono dettare il proprio credo a coloro che non lo condividono, si attengono nei loro progetti e concreti modi di vivere a ciò che il credo dice loro, ma non pretendono di imporli ricorrendo alla forza della legge dello Stato, […] non mirano a stabilire con i mezzi della coercizione un monopolio”. Sulla base di tutto ciò, mi sento e credo di essere laico. Non solo, rivendico il diritto di interpretare e vivere il mio credo nella libertà dei figli di Dio.
Ancora Salvadori: “Clericali sono per contro quanti, intolleranti, un tale monopolio invocano; sono i credenti illiberali che, facendo appello al fatto di avere con sé la maggioranza popolare, concludono di avere il diritto e la legittimazione per sopraffare gli altri. Nelle file dei clericali si collocano a pieno titolo altresì quei sedicenti laici che considerano i credenti alla stregua di minus habentes, in quanto prede della superstizione nemica della razionalità e per loro natura incapaci di sviluppare uno spirito laico”.
Se ci pensate un attimo, nel dibattito sulle unioni civili, proprio i credenti illiberali, chiamiamoli clericali, hanno imposto la loro visione agli altri, seppur con la complicità di una maggioranza poco incline alla laicità.
La distinzione da farsi non è tra cattolici e laici, né tra credenti e non credenti, ma tra clericali e laici.
“ABOLIAMO L'INFALLIBILITÀ DEL PAPA”
È l’appello che il teologo tedesco Hans Küng rivolge a papa Francesco nell’anteprima del V volume della sua opera omnia “Unfehlbarkeit”, ovvero “L’infallibilità”.
Il dogma dell’infallibilità papale, voluto da papa Pio IX, fu definito al Concilio Vaticano I il 18 luglio 1870. Quel Concilio, sospeso il 20 settembre in seguito alla presa di Roma che segnò la fine del potere temporale dei papi, non fu più concluso.
Papa Giovanni XXIII ebbe a dichiarare “Sono infallibile solo quando parlo ex cathedra, ma io non parlerò mai ex cathedra”.
LA7 CENSURA SUOR TERESA
Lo scorso 9 febbraio Suor Teresa Forcades era stata invitata alla trasmissione Dimartedì, condotta su LA7 da Giovanni Floris, per una intervista a traduzione simultanea, dove avrebbe presentato il suo libro “La Teologia femminista nella Storia”. La sua partecipazione alla trasmissione è stata poi cancellata e Suor Teresa informata della cancellazione con una mail non firmata.
Suor Teresa Forcades, figura trasgressiva del mondo cattolico, è la suora che dal monastero catalano di Montserrat ha espresso posizioni di dissenso con le gerarchie ecclesiastiche e politiche. Nel libro citato, edito da Nutrimenti per la collana Igloo, suor Teresa parla di diritto all’autodeterminazione femminile in generale e di ruolo delle donne nel mondo cattolico, dove alcune mansioni, quali officiare la messa, sono riservate soltanto agli uomini.
ECHI DI UN GRUPPO BIBLICO: IL VOLTO DI DIO
“Le religioni su questa terra sono istituzioni umane ed essendo umane hanno un inizio ed una fine, mentre Dio è infinito ed essendo Dio infinito e le religioni finite ogni religione vede soltanto un pezzo del volto di Dio. Mi spingo anche più in là: se esistono altri pianeti anche loro vedono solo un pezzo del volto di Dio. Ma tutte le religioni di tutto l’universo messe insieme non vedranno mai per intero il volto di Dio. Noi ci renderemo conto dell’essenza di Dio solo quando lasceremo questo nostro corpo che ci vincola e ci limita. Allora se tra religioni ci scambiassimo le nostre idee su Dio, ciascuna allargherebbe un poco la visuale sul proprio pezzo di volto di Dio. È per questo che abbiamo bisogno di dialogo tra le religioni”. (maria ivana)
“D’accordo. Infatti, se io sono così geloso del mio pezzo di Dio da difenderlo a colpi di dogmi e di certezze, alla fine ritengo di conoscere Dio tutto intero e non ho più alcun bisogno di dialogare con te che secondo me hai un Dio sbagliato”. (guido)
“Se noi possedessimo Dio non lo cercheremmo più, guai a chi pensa di avere capito tutto di Dio, di possederne tutta la verità”. (franco)
“Va bene, ma in una visione che tende al relativismo, cioè a dire che la mia religione è solo una visione parziale, questa prospettiva sacrosanta può essere vissuta solo a partire dal vivere profondamente la propria fede. Solo allora, si potrà dialogare con gli altri e cercare con loro le risposte ai nostri interrogativi”. (alfredo)
“Accettare il molteplice non significa cancellare l’identità, anzi solo se ho una vera identità posso dialogare con gli altri… la mia identità non deve diventare arrogante e presuntuosa, ma se io mi sento profondamente cristiano, nel dialogo parlo da cristiano. Se si perde lo spessore dell’identità, uno spessore umile ma di contenuti, diventa difficile anche il dialogo. L’identità va capita bene: essere profondi nella propria scelta rende molto umili perché in realtà il conoscere ti fa sapere quanto non sai e quanto hai bisogno degli altri, delle tradizioni altrui. Questo oggi l’abbiamo capito: senza l’ebraismo o senza l’Islam non andiamo da nessuna parte. Dico di più: per capire il cristianesimo abbiamo bisogno che ce le pongano gli atei le domande vere”. (franco)
(continua)
