lunedì 6 marzo 2023

 

44 - DIVERSAMENTE CHIESA  - giugno 2016



CAPPELLANI MILITARI

Nel 1961 una legge equiparava i cappellani militari agli ufficiali delle Forze armate. Grazie ad essa, tra retribuzioni, tredicesime, benefit e pensioni, lo Stato spende oltre 20 milioni di euro all’anno. Nel 2015, 10 milioni di euro è stata la spesa per i soli stipendi dei 205 cappellani effettivi e “di complemento”, con un aumento pari a oltre il 30 % rispetto a due anni prima.

Un esempio: l’arcivescovo Santo Marcianò, nominato ordinario nel 2013, a seguito dell’equiparazione a generale di corpo d’armata, riceve 9.545 euro lordi al mese, 124mila l’anno con la tredicesima. Il vicario generale, equiparabile a un generale di divisione, prende 108mila euro, 6mila euro al mese invece spettano agli ispettori (generali di brigata).

Il funzionamento dell’Ordinariato con sede a Monti, salita del Grillo, in uno stupendo complesso con vista sui Fori, costa altri due milioni e dispone di un seminario equiparato ad accademia nella cittadella militare della Cecchignola. A queste cifre occorre aggiungere almeno 7 milioni per le pensioni, in media attorno ai 3mila euro al mese.

A parte ci sono i tanti bonus: il sacerdote dei parà che si butta col paracadute (in passato uno è stato perfino istruttore) ha diritto all’indennità di lancio, quello della marina, se non è a terra, all’indennità di imbarco. Poi abbiamo l’indennità di trasferimento, il rimborso per il trasporto del bagaglio personale e dei mobili, l’indennizzo chilometrico per gli spostamenti, gli straordinari (siccome l’orario è quello d’ufficio, una celebrazione dopo le 16,30 viene considerata straordinario).

(Fonte: Paolo Fantuzzi, L’Espresso 2 maggio 2016)

Ma, non è soltanto questione di soldi, né solo di giustizia sociale. Per chi crede, una deve essere la domanda: con tutti questi privilegi che fine fa l’idea della Chiesa povera tanto cara al papa e dove va a finire la ‘missione evangelica’ insita nel servizio sacerdotale? E poi: ha ancora senso l’istituto del cappellanato militare, contro il quale già lottò don Milani (L’obbedienza non è più una virtù, 1965) e che senso (evangelico) possiamo ancora dare al Concordato tra Stato e Chiesa?

Non nascondiamoci dietro a un dito: adesso che abbiamo un papa attento ai temi sociali, non possiamo aspettarci tutto da lui. Gli vogliamo dare una mano a ripulire la chiesa? Purtroppo su questo e su altro sale un silenzio assordante dalle parrocchie, non proprio tutte per fortuna, pronte quasi sempre ad allinearsi alle novità, ma mai propense a suscitare e favorire il cambiamento.

 

DUE NUOVI LIBRI


Franco Barbero “Proposte al popolo di Dio”, 2016, pp. 57.

Un piccolo libro che offre “spunti di riflessione per chi sente l’esigenza di ripensare la propria fede e l’urgenza di testimoniarla e ridirla in questo oggi in un linguaggio del tutto diverso dalla versione catechistica ufficiale.” […]

A mio avviso, ogni religione deve proporsi e progettare un suo “oltre”, camminare verso il futuro in un processo di continua maturazione ed ulteriorità, di maggiore apertura a Dio come fonte della vita e fondamento dell’essere. Detto in termini fin troppo semplificati, non vedo come una nuova epoca per la spiritualità umana comporti un andare “oltre le religioni”. Vedo, invece, in questa stagione storica, una straordinaria opportunità, un appello chiarissimo ed urgente alle religioni a convertirsi, facendo fiorire e rifiorire le loro radici. Mi sembra che il Dio della vita apra sentieri pieni di fecondità. La scommessa è, a mio avviso, decisiva e impegnativa per il cristianesimo quanto per le altre religioni.

Il testo è stato stampato a spese di don Franco ed un contributo di 8 € permetterà di coprire la spesa.

 

Vito Mancuso “Dio e il suo destino”

Ed Garzanti, 2015, pp. 463, € 20,00

“Il libro è uno sforzo di riflessione sul presente e sul futuro del cristianesimo e della chiesa; esprime una grande fede e non cade nell'ambiguità di certe posizioni presenti nell'attuale dibattito internazionale che parlano di superamento della religione e di paradigma post religioso. Nel mondo di oggi Dio non è più presente, non “si respira” più Dio. Oggi la relazione non è più con Dio, ma è con le cose. In questo libro invece si afferma sempre valido il cammino delle religioni, ma si svolge una critica sul modo in cui si parla di Dio. Spesso si parla male di Dio e si insulta la preziosissima realtà veicolata con questa parola”.


(continua)