46 - DIVERSAMENTE CHIESA - settembre 2016
FONDAMENTALISMI
“Voglio che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, manca di riguardo al proprio capo, perché è come se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole coprirsi, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, perché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non è l’uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli” (Paolo, Prima lettera ai Corinzi 11,3-10, versione Cei).
Sono cosciente dei rischi che si corrono ad estrapolare un passo biblico dal contesto, ma in questo caso il frammento citato esprime, senza dubbio alcuno, il pensiero di Paolo sulla donna. D’altra parte la Bibbia è scritta da uomini che testimoniano la fede nel loro Dio e come tale risente della cultura e delle tradizioni dei tempi in cui è stata scritta. La Bibbia è un libro antico e non la si può leggere in modo ingenuo. Credo sia così anche per il Corano.
Quello di Paolo è il pensiero che nei secoli ha permeato di sé il rapporto delle donne con la chiesa: un rapporto di sudditanza, un ruolo secondario, di supporto ai ministeri riservati all'uomo. Ed è ancora così. Anche se la donna non porta più il velo, la quefa, anche se timidamente si discute di diaconato femminile.
Il processo di liberazione della donna, passa ineluttabilmente attraverso la riappropriazione del corpo ed è evidente che il burkini, come già il velo, pur con tutte le differenze del caso, sono segno della negazione della libertà femminile di esprimersi anche attraverso il corpo, ma come è caduto il velo, senza che mai la chiesa l'abbia vietato, così cadranno il burkini o il burka senza bisogno di divieti. Sarà il naturale processo di integrazione tra culture e costumi diversi a favorirne la scomparsa, senza tuttavia che se ne impedisca l'uso a chi volesse continuare ad indossarlo, così come oggi è ancora possibile indossare il velo. C'è piuttosto da considerare che proprio questo processo e questo progredire del costume è ciò che più temono i fondamentalisti islamici e cattolici.
La Francia, anziché porre ostacoli all'integrazione, rifletta sul ruolo che sta giocando in Libia, nel Medio Oriente e nei Paesi Arabi, e noi con lei.
RAPPORTI FRA STATO E CHIESA
“Si è parlato fin troppo di laicità tanto che oggi sarebbe più opportuna la distinzione tra laici e non laici, due categorie che non coincidono necessariamente con quelle di credenti e non credenti. I laici sono coloro che antepongono alle verità dogmatiche la propria coscienza; in senso astratto la laicità coincide quindi con uno spazio voluto dagli uomini, indipendentemente da Dio, una sorta di città degli uomini in cui vi sia libertà di espressione per tutti, credenti e non credenti. Non può esistere laicità quando la religione o le religioni ingeriscono negli affari dello Stato o quando lo Stato ingerisce nelle questioni religiose”.
“Bisognerebbe fare poi un’ulteriore distinzione tra il popolo credente cattolico e la Chiesa ufficiale, in quanto quest’ultima ha spesso avuto difficoltà a rapportarsi con il processo democratico, tanto che non si parla di democrazia all’interno della Chiesa. […]
Nessuno di noi deve ritenere di possedere la verità, ma non è insensato cercarla, e bisogna dare il proprio contributo in questa direzione”.
Gustavo Zagrebelsky, Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell'uomo, 2010, 150 p., Laterza Editore
(continua)