VERONESI: "NON MI SPAVENTA LA FINE, MI SPAVENTA UNA BRUTTA FINE"
Le recenti cronache sulla morte del prof. Umberto Veronesi, ci hanno riferito di come il famoso oncologo si sia alla fine lasciato morire, rifiutando le cure. Diventa allora di particolare interesse questa sua riflessione comparsa su La Stampa il 31 marzo 2015.
Dice Veronesi: «Ho sempre seguito con interesse e attenzione l'evoluzione di Hans Küng* come esempio di fervente cattolico che ha il coraggio di esprimere un pensiero laico. […].
(Dice Küng): “L'esistenza umana va vissuta in base al principio della responsabilità della vita: Dio ci dona la vita, e con questo atto ci dà l'incarico di esserne responsabili, dunque di disporne liberamente. Questo principio va contro il concetto di sacralità della vita, che decreta invece che la vita è dono e proprietà di Dio, che imperscrutabilmente ne dispone”. Su questa coraggiosa obiezione antidogmatica si basa il libro di Küng “Morire felici?” (Rizzoli, 2015) perché se l'uomo è responsabile della sua vita, lo è anche della fine, perché vita e morte sono inscindibilmente parte dello stesso ciclo. Dunque noi siamo liberi di scegliere quando morire, per essere felici, vale a dire in pace e in armonia con noi stessi».E continua:
«Ciò che è nuovo in questo libro è il racconto degli eventi che hanno avvicinato Küng allo Sterbehilfe (ausilio alla morte). Il primo è la tragica morte del fratello Georg. Küng racconta che alla sua prima messa a Roma, appena ordinato, assistette gran parte della famiglia, ma non il fratello, a causa di un improvviso svenimento. Quel mancamento era il sintomo di un cancro del cervello che, dopo un anno di atroci sofferenze vissute in piena lucidità, fece apparire la morte come un sollievo. La riflessione di Küng fu allora: è possibile che Dio abbia voluto questa sofferenza? È possibile che Dio abbia voluto proprio questa morte? […]
Il secondo episodio fu la morte nel 2013 di quel Walter Jens con cui scrisse il libro. Il paradosso che lo colpì fu che il suo carissimo amico morì in una situazione paradossalmente opposta a quella di Georg, perché nel 2005 gli fu diagnosticato il morbo di Alzheimer, che gli fece perdere gradualmente la lucidità, senza causare grandi sofferenze fisiche. Ma per Walter la percezione dello strazio della mente è stata dolorosa come lo strazio del corpo. La riflessione su queste due esperienze ha indotto Küng a concludere che lo Sterbehilfe in alcuni casi è comprensibile, anzi doveroso. Per questo Küng si è iscritto a Exit**, nella coscienza che aiutare a morire è un intervento molto difficile, che deve essere riservato a persone serie e preparate. Leggendo le sue pagine sofferte mi sono reso conto dello sforzo intellettuale del teologo che mantiene intatta la sua fede cattolica, pur contestandone un dogma fondamentale, come appunto la sacralità della vita. […] Questa posizione va nella direzione del dialogo fra scienza e fede e fra fedi diverse aprendo il dibattito sul fine vita a un ventaglio di questioni etiche e umane che ci toccano tutti da vicino, credenti e non credenti».
*Hans Küng: nato nel 1928, è il più celebre teologo del dissenso cattolico su temi che vanno dall'infallibilità del papa al ministero femminile.
**Exit: l’associazione elvetica che aiuta chi, malato inguaribile esposto al degrado e declino di ogni facoltà fisica e mentale e a sofferenze insopportabili, desidera essere aiutato a morire sereno.
RADIO MARIA, NETANYAHU E … IL TERREMOTO
Riporto due episodi della cronaca recente che testimoniano quanto sia lunga la strada che ci separa da una fede adulta!
Uno: Radio Maria ha mandato in onda la sconcertante teoria di padre Giovanni Cavalcoli, secondo la quale il terremoto che ha colpito il Centro Italia non sarebbe altro che "il castigo di Dio" per la legge sulle unioni civili. Papa Francesco si è indignato e il Vaticano ha costretto la Radio a "sospendere" la trasmissione affidata al religioso.
Due: il viceministro israeliano Ayooub Kara, ha interpretato il terremoto come una “punizione divina” per l'astensione italiana sulla risoluzione Unesco concernente la Città Vecchia di Gerusalemme che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l'ebraismo. Qui si è indignato il Presidente Mattarella che ha preteso scuse al più alto livello, arrivate poi dal portavoce Nahshon dell'esecutivo di Benjamin Netanyahu.
Insomma il Dio di Radio Maria e quello di Netanyahu si mettano un po’ d’accordo!
Ancora una nota: la Radio che lancia anatemi contro le leggi dello Stato è in cima alla lista delle radio che ricevono ogni anno un contributo pubblico: 779 mila euro per il 2011, 730 mila per il 2012 e 581 mila per il 2013, non per svolgere un servizio pubblico, ma a titolo di "mero sostegno", in base a una legge vecchia di 18 anni varata per sostenere le emittenti locali. Queste sono però solo due: per l’appunto Radio Maria e poi Radio Padania di Salvini, che riceve le stesse somme. Alle due radio viene richiesto soltanto di "essere in regola con il pagamento del canone, nella misura dell'1 per cento del fatturato annuo". Per il resto, possono mandare in onda ciò che vogliono senza alcun obbligo di svolgere un servizio pubblico.
(continua)

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