sabato 11 marzo 2023

CELEBRAZIONE COMUNITARIA EUCARISTICA DI DOMENICA 12 MARZO 2023

 Comunità cristiana di base di Pinerolo - via Città di Gap, 13

EUCARESTIA del 12/3/23

INSIEME VENIAMO A TE

G. Eccoci: il momento in cui vogliamo raccoglierci per cantare le lodi di Dio, per ascoltare insieme la Parola di Dio, per accoglierci gli uni e le altre è venuto. Viviamolo con gioia, perché il nostro cuore sia coinvolto e rinnovato.


1. Noi veniamo a Te, o Dio,

T. con i nostri passi incerti.

2. Veniamo a Te, o Eterno,

T. con questi fuggevoli anni.

1. Veniamo a Te, amore che ci accogli,

T. con le nostre mani fragili ed impotenti.

2. Veniamo a Te, sorgente di vita vera,

T. per continuare a credere nelle Tue promesse.

1. Veniamo a Te, bisognosi e bisognose di perdono,

T. perché ci doni il Tuo caldo sorriso.


2. O Dio, che ami le Tue creature, insegnaci a cercare i sentieri della Tua volontà. In quest’ora in cui si sente il fragore delle armi, possano gli uomini e le donne inaugurare nuovi percorsi verso la pace.


1. Ascolta il grido dei disperati e delle disperate, che non hanno riposo se non in Te, Dio che fai la giustizia.


2. Allontana da noi la pazzia della guerra e rendici attive e attivi costruttori di pace nei luoghi del nostro impegno quotidiano. Donaci un cuore nuovo.

LETTURA BIBLICA E PREDICAZIONE (proposta da Walter Primo)

Michea 4,1-5

Ma negli ultimi tempi, il monte della casa del Signore sarà posto in cima ai monti e si eleverà al di sopra delle colline e i popoli affluiranno ad esso. Verranno molte nazioni e diranno: ‘Venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe; egli c'insegnerà le sue vie e noi cammineremo nei suoi sentieri!’ Poiché da Sion uscirà la legge, da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra molti popoli, arbitro fra nazioni potenti e lontane. Dalle loro spade fabbricheranno vomeri, dalle loro lance, roncole; una nazione non alzerà più la spada contro l'altra e non impareranno più la guerra. Potranno sedersi ciascuno sotto la sua vite e sotto il suo fico, senza che nessuno li spaventi; poiché la bocca del Signore degli eserciti ha parlato. Mentre tutti i popoli camminano ciascuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore, nostro Dio, per sempre.


Predicazione della pastora Ilenya Goss

Una scultura di bronzo con una scritta sul piedestallo. Raffigura un uomo che trasforma una spada in un aratro, e sul suo basamento si legge una frase: “Dalle nostre spade fabbricheremo vomeri”. Si tratta di un dono che risale al 1959: donatrice l’Unione Sovietica, ricevente le Nazioni Unite. La frase è evidentemente un rimaneggiamento dei versetti del profeta Michea che abbiamo ascoltato, ma anche del profeta Isaia (Isaia 2:4) e ha certamente un suono talmente intenso nel momento storico che stiamo vivendo, da chiamare a un ascolto altrettanto profondo e totale. Del resto il libro del profeta Michea è caratterizzato da un ripetuto appello all’ascolto. Michea vive in un tempo di gravi ingiustizie sociali, di sopraffazione economica, di corruzione politica, e nonostante il testo sia datato all’Ottavo secolo a.e.v., pare davvero la descrizione della nostra attualità.

La potenza dell’immagine delle spade trasformate in aratri, delle lance trasformate in roncole, ci suggerisce l’idea della versatilità dell’intelligenza umana che con lo stesso materiale può costruire un’arma oppure uno strumento di lavoro agricolo; e prosegue a tratteggiare davanti a noi la scena di esseri umani che, liberati dal doversi addestrare alla guerra, possono sedere in pace all’ombra del proprio fico e della propria vite in assoluta tranquillità e senza timore di essere espropriati.

Le parole del profeta evocano la paura dell’altro e la fiducia, i due atteggiamenti basilari delle relazioni umane, sia individuali sia tra popoli e nazioni. Quasi come fotogrammi che restano impressi dietro le nostre palpebre vediamo le case sotto i bombardamenti, i giovani obbligati a imbracciare armi, le discussioni nei salotti televisivi e le telefonate nelle stanze del potere. Dov’è la Parola del Signore?

Le parole di Michea che annuncia tempi messianici di pace risuonano: “saliamo al monte del Signore perché ci insegni le sue vie!”. Quando ci accorgiamo della timidezza con cui prendiamo posizione rispetto alle scelte dei nostri governi, o quando ci ritiriamo nel privato perché troppo confusi per avere un’opinione: Ascoltate! Saliamo al monte del Signore perché ci insegni!

Il primo compito che ci viene assegnato è proprio quello di accogliere l’insegnamento, di non relegarlo tra i sogni, di non annacquarlo facendone la poesia degli ingenui stravolgendone la forza dirompente: camminare nel Nome del Signore vuole dire farsi annunciatori e operatori di pace. Annunciatori perché abbiamo ascoltato,

 e operatori perché non ci siamo tirati indietro dal fare ciò che la Parola chiede: il tempo della pace non viene da sé, ma chiede che sia fatto un lavoro. Le spade ci sono già e sono già in funzione, c’è chi le fabbrica, chi le vende, chi le trasporta fino a chi le userà e a chi ne morirà; farne strumenti per lavorare la terra e ricavarne alimenti per tutti è un compito pratico che l’insegnamento del Signore ci pone davanti.

Non ci sono alibi, e anche se non c’è la possibilità di cambiare le cose perché manca il potere decisionale diretto, rimane lo strumento del fare cultura, dell’opinione pubblica, del levare la voce con una posizione chiara e senza infingimenti: non imparare più la guerra. Nessuna guerra. Cercare altre vie, per quanto costose, perché quel tempo di pace possa venire. Certo saremo sempre tentati di obiettare che la pace è un dono che solo il Signore può elargire, ma la Parola non consente scuse: oggi è qui a chiedere la nostra voce e la nostra intelligenza e la nostra forza per imparare pace, per imparare amore e speranza per tutti i popoli. Amen!


INTERVENTI LIBERI


T. Su quale pietra costruiremo la casetta dei nostri anni e dei nostri giorni?


    1. Tu sei la roccia dei nostri deboli cuori, sei il sole sempre giovane che dà calore.


    1. Abbiamo bisogno di Te per seminare amore, abbiamo bisogno di Te per amare la vita.


  1. I profeti e Gesù ci hanno parlato di Te e noi stiamo imparando a fidarci della Tua parola.


  1. Questo giorno di festa ristori il nostro cuore e liberi le nostre vite dalla prigionia degli idoli.


  1. Sugli orrori delle guerre e delle carestie, sulle ceneri di tante vite violentate e distrutte, volgi il Tuo sguardo e muovi la Tua mano.


  1. Tu che hai sollevato Gesù dalla morte, rialza i popoli oppressi e abbandonati: sorga anche per loro un giorno nuovo.


L. Quando ormai la congiura dei capi politici e religiosi lo stringeva da ogni parte, ancora una volta Gesù era a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Volle mangiare con loro, come tante volte aveva fatto con gioia, dai giorni in cui si erano incontrati. “Ecco, disse, questo pane spezzato è il segno della mia vita. Quando farete questo, ricordatevi di me, di ciò che ho fatto, di ciò che vi ho insegnato”. Poi, dopo aver ancora una volta alzato gli occhi al cielo per benedire Dio, fonte di ogni bene, prese la coppa del vino, ne porse da bere a tutti dicendo: “Questo calice è il segno di un’amicizia con Dio che non finirà mai. Quando vi radunate per questo pasto, aprite i vostri cuori al giorno in cui Dio realizzerà il grande convito di pace e di giustizia per tutti i popoli e tutto il creato. Aspettatelo operosamente: Dio non delude”.


P. INVITO ALLA COMUNIONE


PREGHIERE SPONTANEE


BENEDIZIONE E AUGURIO FINALE


L. “Bisogna essere tenaci, resistenti, solidi. Bisogna indurirsi senza mai rinunciare alla propria tenerezza”. (Ernesto "Che" Guevara)


G. Nelle tenebre del mondo e dei nostri cuori, sii Tu, o Dio, la fiamma della nostra lampada.


(canone tratto da pp.31-33 del libro “Preghiere eucaristiche,

vol.2° della comunità cristiana di base di Pinerolo)