IL PAPA TRA DUE FUOCHI
Papa Francesco sotto il fuoco incrociato dei riformatori tedeschi e delle correnti conservatrici
di Sarah Belouezzane e Thomas Wieder
in "Le Monde” del 12 marzo 2023 (traduzione: www.finesettimana.org)
Sotto la pressione dei fedeli indignati dalla sequenza degli scandali sessuali, i vescovi tedeschi hanno accettato di riflettere con i laici sulla riforma della governance della Chiesa di Germania. In Vaticano e in altri continenti, le loro proposte preoccupano. Per Francesco, che festeggia i dieci anni di pontificato, minacciano l'unità della Chiesa cattolica.
Sui loro striscioni e sui loro cartelli, alcuni avevano scritto le parole “giustizia” o “uguaglianza”, altri “non se ne può più”, “i conti non tornano" o "agite, insomma!". Giovedì 9 marzo, più di un centinaio di cattolici tedeschi - in massima parte donne - hanno riservato un'accoglienza rumorosa ai circa 220 partecipanti al “cammino sinodale”, il cantiere di riflessione aperto nel 2019 nella Chiesa di Germania, dopo il trauma causato dalle rivelazioni sulle violenze sessuali commesse per decenni da preti e religiosi nel paese.
“Siamo qui perché siamo molto preoccupate per il futuro della nostra Chiesa. La crisi di fiducia è colossale e il bisogno di riforma non è mai stato così pressante. Vogliamo essere certe che i nostri vescovi lo abbiano compreso, e assicurarci che non cedano alle pressioni di Roma” spiega un’insegnante in pensione venuta con due amiche a Francoforte, in occasione della quinta ed ultima sessione del cammino sinodale, i cui lavori devono terminare sabato 11 marzo nel pomeriggio. “E’ mezzanotte meno cinque: se non succede nulla e se i sostenitori dello statu quo impongono la loro visione, non ci si dovrà stupire che le chiese continuino a svuotarsi” avvertono le tre donne, ognuna con una grande croce di plastica rosa.
Nel 2022, più di 90.000 tedeschi hanno fatto cancellare i loro nomi dai registri parrocchiali. Questo fenomeno si osserva anche tra i protestanti, ma questa cifra è davvero un record. Colpisce duramente una Chiesa divisa tra una maggioranza progressista e una minoranza ultraconservatrice, incarnata da alcuni prelati, come il cardinale Rainer Maria Woelki - che l’8 marzo è stato convocato davanti a un tribunale per spiegare la protezione che avrebbe dato a un prete della sua arcidiocesi di Colonia, accusato in particolare di aver avuto rapporti sessuali con una prostituta minorenne.
esercizio di introspezione inedito
Sotto la pressione di potenti associazioni di laici, rappresentate nel Comitato centrale dei laici cattolici tedeschi (ZdK), l’episcopato tedesco aveva accettato di condividere con loro la guida del cammino sinodale, esercizio di introspezione inedito nella Chiesa, in cui sono dibattuti temi sensibili, come il posto delle donne nella Chiesa, la morale sessuale e il celibato dei preti. Su questo ultimo punto, l'assemblea ha votato una risoluzione, il 9 marzo, con cui si chiede al papa di esaminare la possibilità di autorizzare i preti a sposarsi. Più del 90% dei vescovi tedeschi presenti a Francoforte hanno votato questo testo, che non ha certo valore vincolante, ma che dice molto sulla volontà di riforma proveniente dalla Chiesa tedesca. ll giorno successivo i delegati si sono pronunciati a favore della benedizione di tutte le coppie, anche di quelle omosessuali o di divorziati risposati, a stragrande maggioranza del 93% (l'80% dei soli vescovi).
Non c’è dubbio che questi temi, su aspetti cruciali del funzionamento della Chiesa e sul suo rapporto con la società contemporanea, avranno ripercussioni per i cattolici di tutto il mondo. Per Francesco, che festeggia il 13 marzo i dieci anni di pontificato, il cammino sinodale tedesco è come un regalo avvelenato.
Ecco che la Santa Sede viene scossa, ancora una volta, da una rivoluzione proveniente dalla Germania. Come se la storia, maliziosa, si divertisse a ricordare a Bergoglio, il primo papa non europeo da oltre un millennio, che gli sconvolgimenti del cattolicesimo sono spesso scritti da questa nazione. A partire dalla Riforma luterana e dalla nascita del protestantesimo nel XVI secolo, i tedeschi si sono forgiati una reputazione di insubordinazione rispetto a Roma.
L’ambizione riformatrice della Chiesa tedesca è la grande sfida che deve affrontare Francesco per il seguito del suo pontificato: mantenere l’unità di una comunità di fedeli in piena trasformazione. Il numero dei praticanti e dei battezzati aumenta in Africa e in Asia, dove restano legati ai valori tradizionali, ma crolla in Europa e diminuisce in America latina, dove i dibattiti tedeschi hanno forte risonanza. Tra i battezzati- 1,3 miliardi- questa diversità crea tensioni. Da un lato, coloro che vedono nei cambiamenti la salvezza della Chiesa: dall’altro, coloro che temono che ne accelerino la fine. In mezzo, Francesco è sotto il fuoco incrociato: alcuni gli rimproverano di aver fatto troppe promesse ai riformatori, mentre altri lo trovano troppo timido nei confronti dei conservatori.
I cattolici tedeschi, nell’avviare il loro cammino sinodale, avevano sperato nel sostegno del papa e della curia romana, ma le relazioni si sono ulteriormente tese. Il Vaticano si preoccupa. Un primo avvertimento è venuto dallo stesso Francesco. Nella “Lettera al popolo di Dio in cammino in Germania” il 29 giugno 2019, ha messo in guardia contro “la tentazione di credere che le soluzioni ai problemi presenti e futuri [della Chiesa] possano passare solo attraverso riforme strutturali”.
Da allora, il tono si è indurito. L'irritazione del Vaticano riguarda in particolare i dibattiti sulla governance. Deve essere riservata a uomini ordinati (vescovi, preti, diaconi) o aprirsi ai laici, in particolare alle donne, come è stato proposto in Germania? Questo argomento tocca direttamente la struttura stessa del cattolicesimo ed è competenza, giuridicamente, dell’autorità esclusiva della Santa Sede. Accennando a una “minaccia per l'unitàla della Chiesa”, la Santa Sede ha ricordato, in un comunicato pubblicato il 21 luglio 2022, che “il cammino sinodale tedesco non ha la facoltà di obbligare i vescovi e i fedeli ad assicurare nuovi modi di governance e nuovi approcci della dottrina e della morale”.
Quattro mesi dopo, il viaggio a Roma dei vescovi tedeschi, in occasione della tradizionale visita quinquennale ad limina, avrebbe potuto permettere di pacificare le tensioni. Ma così non è stato. “Non siamo riusciti a dissipare le forti riserve che esistono a Roma sul processo di riforma in corso in Germania” si è rammaricato al ritorno il vescovo di Würzburg Franz Jung, che pensa che il “rigore tedesco" fa temere al Vaticano “di vedere la Germania staccarsi dalla Chiesa universale”.
I “consigli sinodali” che i cattolici tedeschi auspicano di istituire nel loro paese, al più tardi nel marzo 2026, costituiscono la pietra d’inciampo. In ogni diocesi, il nuovo organismo, composto da
vescovi, da chierici, da diaconi e da laici, deve emettere raccomandazioni sui temi relativi al futuro della Chiesa, ma anche sulla gestione finanziaria - un punto importante.
La “tassa religiosa” (Kirehensteuer) pagata da cattolici, protestanti ed ebrei per partecipare al finanziamento dei loro culti corrisponde all”8% o al 9% dell’imposta sul reddito, a seconda dei Länder. Nel 2021, grazie a questo sistema, la Chiesa cattolica della Germania si è vista riversare 6,7 miliardi di euro, il che ne fa una delle più ricche al mondo.
A livello nazionale, il consiglio sinodale assisterà la Conferenza episcopale. A Roma, il progetto è fermamente condannato. Il 16 gennaio, tre eminenti cardinali della curia romana - tra cui il segretario di Stato e numero due del Vaticano, Pietro Parolin - hanno inviato una lettera al Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale tedesca. Condannano l’instaurazione di una nuova governance, suscettibile, secondo loro, di scalzare l’autorità del vescovo, aggiungendo che né vescovi né laici hanno la competenza per attuare nuove strutture nella Chiesa.
L`intransigenza della Santa Sede non viene capita in Germania, dove solo un numero ridottissimo di vescovi conosciuti per le loro posizioni conservatrici hanno apertamente rigettato l’idea dei consigli sinodali. “Non mi sento assolutamente minacciato nella mia autorità, assicura il vescovo di Essen, Franz Josef Overbeck.
Non siamo più all'epoca in cui tutte le decisioni importanti erano prese solo dai vescovi, che potevano credersi onniscenti e onnipotenti. I fedeli devono essere maggiormente coinvolti nella vita della Chiesa. Non solo lo desiderano loro stessi, ma questo va anche nella direzione dell'appello a “maggiore sinodalità " lanciato da papa Francesco nel 2015”. Mons. Overbeck, che è anche vescovo militare della Bundeswehr, ne è convinto: “Non cambiare nulla è il modo migliore per accelerare il declino della Chiesa. Ricordiamo la celebre formula proposta dal Concilio Vaticano II (1962-1965): “Ecclesia semper refonnanda est”: la Chiesa deve permanentemente riformarsi”.
Segno della preoccupazione del Vaticano, Marc Ouellet, prefetto del dicastero per i vescovi, è arrivato a proporre una moratoria al cammino sinodale avviato in Germania. Secondo un testimone, quel cardinale canadese di 78 anni, che lascerà il suo incarico il 12 aprile - ufficialmente per limiti di età, ma anche oggetto di due denunce per molestie sessuali in Canada - ha confidato che il suo incontro con i vescovi tedeschi, nel novembre 2022, era stato “uno dei più difficili” della sua carriera. A Roma, molti sono coloro che spiegano le tensioni parlando di un “muro culturale”. Da un lato, un episcopato tedesco desideroso di ottenere risposte precise e definitive durante riunioni ultra-formali. Dall’altra, una curia romana che non fissa appuntamenti con più di una settimana di anticipo e che talvolta prende decisioni attorno ad una buona bottiglia di vino. Per distendere l’atmosfera e avvicinare cardinali romani e vescovi tedeschi, nel novembre 2022, era stata organizzata una serata all’ambasciata di Germania presso la Santa Sede. Invano.
Dei tedeschi “troppo sicuri di sé”
“Qui [a Roma], si pensa che la Chiesa tedesca sia vuota spiritualmente. Troppo strutturata, al limite dell’arroganza, ossessionata dal numero dei fedeli e dalla qualità delle sue finanze”, commentano in Vaticano, fonti che chiedono l'anonimato. Il papa stesso troverebbe i tedeschi “troppo sicuri di sé e desiderosi di andare allo scontro per ragioni politiche”. Pubblicamente, Francesco si è già espresso ironicamente affermando che “in Germania esiste già un 'ottima Chiesa protestante" e che “non c'è bisogno di una seconda”.
Martedì 7 marzo, il sovrano pontefice non ha riconfermato Reinhard Marx, ex presidente della Conferenza episcopale tedesca (2014-2020), nel consiglio dei cardinali. Dobbiamo leggerlo come una forma di sanzione? Ormai non c'è più nessun tedesco in questo organismo di nove membri creato da Francesco nel 2013 perché lo aiutasse a riformare la Curia.
Secondo Jérôme Vignon, presidente delle Settimane sociali di Francia dal 2007 al 2016, designato osservatore francese del cammino sinodale tedesco, “il papa ha preservato la propria libertà; sia nei confronti dei vescovi tedeschi che della sua ala più autoritaria. Per lui, si tratta di gestire, su scala della Chiesa universale, le diversità di approcci e di tenere sotto controllo le case per mantenere l'unità”. Divisioni che sono diventate di pubblico dominio all’inizio di febbraio, nella fase europea del “sinodo per la sinodalità”, grande discussione a proposito del governo della Chiesa. Avviata da Francesco nel 2019, procede in tutto il mondo indipendentemente dal cammino sinodale tedesco. I cattolici sono stati prima interpellati dalle loro diocesi, le diocesi si sono consultate in ogni paese e i paesi in ogni continente. Un incontro di vescovi da tutto il mondo è previsto in ottobre a Roma.
I rappresentanti delle conferenze episcopali dei paesi europei e dei laici si sono quindi riuniti dal 5 al 10 febbraio a Praga, nella Repubblica ceca, per render conto dei lavori dei loro rispettivi sinodi nazionali. Ma, in questo evento inedito, si sono imposti temi scottanti: le identità di genere, il posto delle donne, degli omosessuali, dei laici... Il che mostra che queste riflessioni, al cuore del cammino sinodale tedesco, di fatto agitano l’insieme delle Chiese europee. Tutte hanno a che fare con una diminuzione della pratica, con rivendicazioni di laici e con scandali di violenza sessuale. Ovunque, la preoccupazione è la stessa: adattarsi per sopravvivere nelle società secolarizzate.
A Praga è inoltre apparsa una linea di frattura tra l’est e l'ovest del continente, che riflette l’antagonismo visto a livello globale e di cui il papa deve tener conto. “All'ovest, si ritiene che essere credibili richiede di guardare in faccia la società e di adattarsi. Ad est, si ritiene al contrario che la credibilità dipenda dalla fedeltà alla tradizione”, è l’analisi del teologo e giornalista Hendro Munsterman che era presente nella capitale ceca. Da un lato i tedeschi, gli svizzeri, i belgi... Dall’altro, gli ungheresi, i polacchi, i moldavi... E i francesi in mezzo.
Anche tra gli europei dell’ovest, i tedeschi sembrano isolati. Un partecipante francese racconta, ad esempio, di essere andato a Praga con una “curiosità benevola” nei loro confronti ed essere ripartito “scettico” tanto lo ha colpito il loro tono di superiorità. “I tedeschi esagerano il loro peso nella Chiesa universale, analizza un diplomatico dell'Europa occidentale in carica alla Santa Sede. Il papa dice che bisogna discutere con tutti se si vuole cambiare qualche cosa, sembra che loro non lo abbiano capito”.
La sfida per Francesco può riassumersi così: come rispondere alle richieste di un solo paese desideroso di fare la rivoluzione, senza perdere tutti gli altri? Alcuni giorni dopo cominciavano le fasi continentali del sinodo in Asia, in Africa e in Oceania, ognuna di esse con le proprie preoccupazioni. Fino ad oggi, la priorità del papa argentino è stata quella di rivolgersi ai margini, là dove il cattolicesimo è più dinamico. L’Europa - e la Germania al suo interno - sta cedendo il suo posto di centro del mondo cattolico. Non dà più sistematicamente il “la”. Nonostante la concorrenza degli evangelicali, in Africa, in America latina e in Asia, le chiese cattoliche sono piene e il fervore vi resta vivo. Contemporaneamente, in Europa e nell'America settentrionale le vocazioni scarseggiano sempre più e le chiese diventano musei. “Ognuno ha il diritto di esprimersi, ma si ha il dovere di ascoltarsi. Siamo all'interno di un processo e dobbiamo prendere tempo, ritiene il cardinale Mario Grech, segretario generale del sinodo dei vescovi dal 2019. Vogliamo che la Chiesa intera ascolti le voci dell'Asia, dell’Africa e dell'Oceania”. “L'unità, dice, è “fondamentale”, ma non significa “uniformità". Il cardinale maltese è favorevole ad un adattamento della Chiesa.
Le tensioni con la Chiesa della Germania sono tanto più inopportune per il papa in quanto sono strumentalizzate da una frangia conservatrice. Personalità di primo piano, fedeli a principi che considerano calpestati dal pontefice, se ne servono contro di lui. Dalla morte di Benedetto XVI, il 31 dicembre 2022, persona di riferimento per molti di loro, aumentano le critiche contro il sinodo di Francesco, contro il suo governo e i suoi orientamenti. Alcuni osservatori parlano di una “guerra di trincea" in Vaticano.
Una nota anonima pubblicata il 5 marzo 2022 definiva il pontificato “disastroso” e “vera catastrofe" e criticava l'eccessiva benevolenza di Francesco che “tace” mentre il cammino sinodale tedesco “parla di omosessualità, di donne prete, della comunione ai divorziati”.
L'identità del suo autore è stata rivelata solo alla morte di quest'ultimo, in gennaio. Era il cardinale australiano George Pell, uomo di fiducia del papa, incaricato delle finanze del Vaticano fino alle sue dimissioni intervenute per affrontare accuse di abusi sessuali su minori. Altri, come il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ritengono che il sinodo di Francesco porti la Chiesa alla distruzione. "Certo, le nostre radici sono immerse nel passato. La tradizione è importante, ma non deve essere confusa con il tradizionalismo”, interviene a difesa del sinodo il cardinale Mario Grech.
All’inizio del suo pontificato, in Evangelii Gaudium (“la gioia del Vangelo”), la sua prima esortazione apostolica con un taglio programmatico, nel novembre 2013, Jorge Bergoglio si era espresso per una decentralizzazione della Chiesa e per il rispetto dei particolarismi locali. “Da dieci anni ha fatto di tutto perché la Chiesa uscisse dai suoi confini”, sottolinea Emmanuel Petit, rettore dell’Institut catholique di Parigi. Allo scopo, prosegue, che il cattolicesimo “non sia rinchiuso in un'immagine caratterizzata storicamente, sociologicamente” e ancor meno geograficamente. La nave ondeggia, ma è meglio del naufragio.
Ma la difficoltà a unire ostacola l’azione del pontefice. “La debolezza del papa è aver aperto troppi fronti alla volta, che gli impediscono di ottenere un consenso o una maggioranza su temi ampi”, rileva François Mabille, direttore dell’Osservatorio geopolitico della religioni, all’Istituto delle relazioni internazionali e strategiche. In particolare sulla sinodalità, si è lontani dall'entusiasmo. E non si sa bene in che direzione si va”. “Questo processo è a metà del guado, prosegue Mabille. Ed è suscettibile di terminare, per il papa, con una vittoria di Pirro”, come il sinodo per l'Amazzonia nell'ottobre 2019. All’epoca il pontefice aveva riunito a Roma dei vescovi per discutere “di nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale” nel “cuore biologico del mondo". Sottoposto a forti pressioni per aprire, in certi casi, il presbiterato a uomini sposati, non aveva ceduto.
Autoritarismo e carattere divisivo
Mantenere il dialogo è diventato complicato tanto più che Francesco e accusato di autoritarismo nell’esercizio del potere. Al punto da “alienarsi persone che, pure, gli erano favorevoli”, dice una fonte del Vaticano. Alcuni ricordano episodi che mostrano il suo carattere divisivo: la nomina di un commissario straordinario per la guida di Caritas internationalis, di cui fa parte il Secours catholique, con decreto papale del 22 novembre 2022, o il suo discorso molto duro, nel dicembre 2014, nel quale parlava delle “malattie curiali” per meglio criticare la curia romana ed incitarla al cambiamento. Un altro testimone riferisce ancora la delusione dei cardinali, riuniti in concistoro a Roma, il 27 aprile 2022, che non avevano avuto “il diritto al dialogo, né a poter prendere la parola in maniera libera e spontanea”, contrariamente a quanto si aspettavano. Infine, il papa sembra procedere alle sue nomine in un cerchio ristretto.
“Le riforme suscitano sempre maggiore opposizione”, constata François Mabille. Nel momento in cui le reti sociali permettono di comunicare direttamente con i fedeli, e a loro - così come ai critici di ogni tipo - di esprimersi in maniera spontanea, il papa avrebbe perso la sua autorità? Come fare in questo contesto per mantenere la Chiesa unita? “Da un lato, Francesco non domina più gli effetti del cammino sinodale tedesco, che è andato oltre quanto auspicava. Dall'altro, non riesce a limitare le richieste dei conservatori, per esempio sul tema delle messe tradizionali”, afferma una fonte del Vaticano.
Nonostante tutte queste prove, alcuni continuano a lodare un papa che ha umanizzato la sua funzione, a costo di commettere errori di percorso. Gli occhi sono oggi puntati sulla Chiesa di Germania e sulle decisioni che deve prendere. E, ancor di più, sulle conclusioni, attese nel 2024, del sinodo mondiale. Dalle riforme in un solo paese possono emergere sconvolgimenti mondiali.
