sabato 1 aprile 2023

 70 - DIVERSAMENTE CHIESA - marzo 2019

 

LA BUONA NOVELLA – 7

Siamo ai piedi della croce di Gesù, ormai morente. Gesù non è solo, altre due croci sono al suo fianco: le croci di Tito e Dimaco, i due “ladroni”. Protagoniste del brano sono qui le tre madri dei crocifissi, anzi protagonista è il loro dolore, un dolore immenso, immagine del dolore che provano tutte le madri alla morte di un figlio.

 

TRE MADRI

[Madre di Tito]

"Tito, non sei figlio di Dio,

ma c'è chi muore nel dirti addio".

 

[Madre di Dimaco]

"Dimaco, ignori chi fu tuo padre,

ma più di te muore tua madre".

[Le due madri]

"Con troppe lacrime piangi, Maria,

solo l'immagine d'un'agonia:

sai che alla vita, nel terzo giorno,

il figlio tuo farà ritorno:

lascia noi piangere, un po' più forte,

chi non risorgerà più dalla morte".

 

[Madre di Gesù]

"Piango di lui ciò che mi è tolto,

le braccia magre, la fronte, il volto,

ogni sua vita che vive ancora,

che vedo spegnersi ora per ora.

 

Figlio nel sangue, figlio nel cuore,

e chi ti chiama - Nostro Signore -,

nella fatica del tuo sorriso

cerca un ritaglio di Paradiso.

 

Per me sei figlio, vita morente,

ti portò cieco questo mio ventre,

come nel grembo, e adesso in croce,

ti chiama amore questa mia voce.

 

Non fossi stato figlio di Dio

t'avrei ancora per figlio mio".

 

Il commento

Le madri di Tito e Dimaco esprimono in modo neanche troppo velato invidia nei confronti di Maria – Con troppe lacrime piangi Maria -, è vero che Gesù muore, ma è anche vero che egli risorgerà - sai che alla vita, nel terzo giorno,/il figlio tuo farà ritorno-. Le due donne quasi rivendicano un diritto - lascia noi piangere, un po' più forte,/chi non risorgerà più dalla morte".

Ma qui la resurrezione non è nell’orizzonte di Maria, la quale piange l’uomo Gesù - Piango di lui ciò che mi è tolto,/le braccia magre, la fronte, il volto -. È una Maria molto umana - per me sei figlio, vita morente,/ti portò cieco questo mio ventre, - quella che quasi si abbandona ad un pensiero blasfemo - Non fossi stato figlio di Dio/t'avrei ancora per figlio mio-. Qui, come in tutta la Buona Novella, De André ci presenta una Maria donna, ancora assai lontana dall’essere “Madonna”.

 

UNA FEDE LIBERA DA PREGIUDIZI

Franco Barbero “Confessione di fede di un eretico”, pp. 188, 2018, Ed. Mille.

 

L’opera raccoglie pensieri, esperienze e proposte scaturite dalla concretezza della vita e intende “documentare alcuni passaggi del fragile cammino di fede che ha sorretto la mia esistenza quotidiana […]. Negli anni di ministero ho cercato di imparare ad ascoltare le domande più che a fornire le risposte.”. Una riflessione per lettori ancora capaci e desiderosi di cercare…

__________________

Franco Barbero, nato a Savigliano il 24/02/1939, ordinato sacerdote cattolico nel 1963, nel 1973 ha fondato la Comunità cristiana di Base di Pinerolo. A causa delle sue critiche alla dottrina, alla liturgia e al magistero della Chiesa fu dimesso dallo stato clericale nel 2003. La cristologia, le questioni di genere nella chiesa e le proposte di superare alcune formulazioni dogmatiche ufficiali, per riscoprire il messaggio originario del Vangelo, lo hanno sempre più unito a tutte le esperienze che credono fermamente e lavorano intensamente per una conversione del cristianesimo e di tutte le religioni.  Esercita tuttora il ministero di animatore biblico.

 

DALLA BIBBIA UN PENSIERO‘MODERNO’

Ho ricevuto in regalo “La Bibbia dell’ecologia-Riflessioni sulla cura del Creato”, un libro di Roberto Cavallo, Ed. Elledici. In esso, Cavallo, ampia esperienza in progetti ambientali nazionali e internazionali, legge il Primo Testamento alla ricerca di testimonianze in favore della cura del Creato, l’Ambiente. La spinta ecologica non è certo una novità dei nostri tempi, se il libro evidenzia come già 2000 anni fa si avvertisse la necessità di trovare un nuovo equilibrio sulla Terra.

Si legge a pag. 222: “Proseguendo la lettura dei libri sapienziali si trovano altri riferimenti e suggerimenti alla necessità di comportarsi ‘secondo natura’ sapendo leggere le dinamiche degli elementi naturali. É infatti l’uomo con i suoi comportamenti che rischia di distruggersi con le proprie mani; e il riferimento ancora una volta non è all’individuo, ma alla specie.

‘Non rincorrete la morte / abbandonando la strada che porta alla vita. / Non distruggetevi con le vostre mani [...].

Ha creato le cose perché esistano; / le forze presenti nel mondo sono per la vita / e non hanno in sé nessun germe di distruzione. / Sulla terra non sarà della morte l’ultima parola’.

[Sapienza 1,12-14]

É infatti nel senso di sopravvivenza della specie che va letta la frase «sulla terra non sarà della morte l’ultima parola», perché qualcosa di più grande sopravvive all’individuo. […]

L’antropocentrismo ha indotto un pensiero errato, ovvero che il nostro comportamento sia di danno alla natura, al pianeta, sfociando in una presunzione che fa pensare che come l’uomo abbia creato il danno lo possa riparare. Non è così. La natura si protegge da sola, la Terra si salverà senza l’intervento dell’uomo. Il vero danno l’uomo lo crea a se stesso e se ad un certo punto l’uomo avrà superato il livello di tolleranza della natura, sarà la natura stessa, per difendersi e proteggersi, a creare le condizioni per eliminare l’uomo.”

Dunque un pensiero antico e nel contempo molto ‘moderno’.


(continua)