Parla Morana Milijanovic, responsabile della Louise Michel
La capomissione di Banksy:“Ci hanno bloccati in porto,
lì fuori c’è gente che muore”
«Ci sono molte barche in difficoltà, molte richieste di aiuto che cadono nel vuoto, le autorità non sembrano in grado di rispondere a tutte e allo stesso tempo si bloccano le navi di soccorso. Credo basti questo».
Preferisce non entrare nel merito del provvedimento che la Guardia costiera ha notificato alla Louise Michel, la capomissione Morana Milijanovic. «Ci è stato consegnato solo in italiano, aspettiamo che i nostri legali lo traducano prima di fare commenti». Ma i ricordi di quelle ventiquattr’ore in cui, a detta delle autorità italiane, con i quattro salvataggi effettuati la nave umanitaria finanziata da Banksy è stata d’intralcio, sono nitidi.
Cos’è successo?
«Dopo il primo salvataggio, non abbiamo ricevuto subito indicazione di porto sicuro, è arrivata solo dopo qualche ora. Nel frattempo siamo stati impegnati in una seconda operazione, quindi ci siamo diretti a Trapani, come ci era stato ordinato.
Ma lungo la rotta abbiamo sentito il mayday lanciato da un aereo Frontex e abbiamo risposto, come le leggi internazionali prevedono».
La Guardia costiera sostiene che ci fossero già motovedette in arrivo.
«Noi non abbiamo visto nessuno, né le autorità italiane ce lo hanno comunicato. Invece abbiamo sentito chiaramente che ai pescatori tunisini che segnalavano barche in difficoltà veniva detto di aspettare, perché le motovedette erano tutte impegnate».
Cosa stava succedendo?
«C’erano molte imbarcazioni che chiedevano aiuto contemporaneamente e la Guardia costiera non era in condizioni di rispondere subito a tutti».
Però durante i vostri soccorsi all’ultima barca è arrivata la Guardia costiera.
«Stavamo soccorrendo trentasei persone su un instabile barchino di ferro, quando si è avvicinata un’altra barca con migranti a bordo.
Abbiamo distribuito giubbotti di salvataggio e siamo rimasti in attesa, ma improvvisamente si è ribaltata, 36 persone sono finite in acqua.
Abbiamo lanciato un mayday e c’era una motovedetta a non più di quattrocento metri».
Alessi Candito
La Repubblica, 27/3