Questo è nostro!
I nostri occhi
sono spalancati
su un mondo colorato,
quel resto di noi
che non ha un nome
se non nel nostro sguardo.
SALUTO ALL’ASSEMBLEA
G. Siamo qui, insieme perché lo abbiamo scelto. Non ci ritroviamo per caso, ma perché abbiamo scommesso che camminando insieme si tracci la strada che conduce al futuro. In questo percorso semineremo Dio nel mondo. Anche se alle volte non sappiamo esattamente come, abbiamo fiducia che il filo si dipani passo dopo passo, se camminiamo insieme. Anche domani incontreremo altre persone in viaggio, e scambieremo e costruiremo piccoli frammenti di verità.
1. Abbiamo camminato. Abbiamo visto sorgere e calare il sole. Abbiamo riso ed abbracciandoci ci siamo scambiati promesse.
2. E quando a sera abbiamo accompagnato col lo sguardo le ultime ombre allungate sulla terra, ci siamo aiutati a non avere paura.
3. Ci siamo inoltrati nel buio scambiandoci parole che forse non potremo mai capire, ma è con le mani e i nostri passi insieme che ci siamo regalati la fiducia nel futuro.
UN MOMENTO DI SILENZIO
LETTURA BIBLICA
Luca 4, 16-21
16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito,
di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu
dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo
dove era scritto:
18Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato
con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto
annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai
ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
19a
proclamare l'anno di grazia del Signore.
20Riavvolse
il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette.
Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora
cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che
voi avete ascoltato».
UNA RIFLESSIONE
E dopo avere riavvolto il rotolo, Gesù comunicò a tutti che quello era il momento. Nel silenzio della sinagoga, tra la sorpresa generale, Gesù disse esplicitamente quello che aveva da tempo maturato con la sua personale esperienza di uomo di fede e profeta. Quello era il momento dell’annuncio al popolo degli ultimi. Era il loro momento!
Alcune settimane fa ho letto una omelia che ha colpito la mia attenzione, e in alcuni tratti mi ha commosso. Quella omelia era stata prodotta da un programma di intelligenza artificiale. Me l’ha mandata Maria Grazia. Si trattava di una riedizione, fondata su una base di informazione più estesa in chiave moderna (fornita da Daniele), di una prima versione “conservatrice” preparata anche quella da Daniele, come spunto di discussione.
Leggere le considerazioni scritte da un programma di intelligenza artificiale ha suscitato in me delle emozioni: (a) perché usava espressioni umane, (b) perché articolava argomentazioni equivalenti a quelle umane; (c) perché io mi sono emozionato a leggere quelle parole. È questo ultimo aspetto quello che svilupperò nelle prossime righe.
Il nostro mondo ci circonda e ci riempie di sensazioni, stimola la nostra irrefrenabile vitalità. La vita intorno a noi penetra dentro di noi e ci riempie completamente. Ma la nostra innata necessità di elaborare queste bellissime immagini e sensazioni per “metterle in ordine” e dare loro un senso (se ci riusciamo) mescola inevitabilmente “noi” a quel mondo esterno. In realtà non c`è il nostro bellissimo mondo se non ci siamo noi. Siamo noi ad aggiungere il nostro irripetibile colore al colore del mondo. E non potrebbe essere divarsamente.
Incontrandoci possiamo mettere in comune i nostri mondi; il colore che portiamo potrà ispirare le nostre compagne di viaggio, gli altri viandanti con cui condividiamo il cammino. Ma noi dobbiamo essere consci che il nostro “tocco”, il nostro colore, cambierà entrando nel loro mondo. Lo avvertiremo, forse con sorpresa. Ma va bene così. La bellezza della realtà che costruiamo insieme è proprio nella varietà delle sfumature, e anche nel nostro “cambiare” entrando nel mondo delle altre persone.
Una delle più belle esperienze che possiamo avere è fare comunità, fare una scelta condivisa/comune, dinamica come il nostro viaggio pieno di desiderio, di aspettative, di fede. La comunità la costruiamo e la alimentiamo noi, anche quando siamo accolti e ne abbracciamo una che era già “in cammino” prima di incontrarci. La comunità ha le sue consuetudini, il suo “battito” che sono dinamici (e cambiano) come è dinamica l’esperienza di ciascuna e ciascuno di noi. La diversità è una risorsa e il cambiamento è una concreta possibilità, una benedizione, ad ogni passo.
Uno straordinario, imperfetto, umano cammino percorso insieme definisce continuamente una comunità. Un cammino sinodale è un cammino insieme sulle gambe di tutta la comunità. La Chiesa (gerarchica) non definisce la comunità dei Cristiani, né potra mai farlo.
Il mondo non ci definisce, noi definiamo e diamo forma al nostro mondo e senso al nostro desiderio di futuro alimentando la nostra fede.
Tutto questo è nostro!
INTERVENTI LIBERI
1. Nei nostri occhi è il riflesso della luce nuova che troveremo al di là della notte.
2. Nelle nostre voci è il respiro del mondo che non si perderà nelle paure di oggi.
3. Nelle nostre parole è il calore della fiducia nel futuro, la nostra fede che crescerà anche domani.
MEMORIA DELLA CENA
G. Aveva camminato per le strade secondarie, si era fermato nei villaggi sconusciuti per incontrare gli ultimi, le persone rifiutate, quelle che sbagliano. Si era arrampicato con gli amici e le amiche di sempre sul colle che porta a Gerusalemme. Era sicuro che quello fosse il momento.
Ma ora, per un attimo, la sua certezza vacillava. Molti gli avevano voltato le spalle. Questa è la vita del profeta, seguire un sogno, accompagnati dalla fede, dagli amici, dalle compagne di cammino, da Dio. Dietro un’apparente sconfitta non c’è uno sbaglio ma il seme di un sogno più grande.
Gesù prese un pezzo di pane e dopo aver pronunciato la preghiera di benedizione, lo divise tra gli amici e le amiche seduti accanto a lui e disse: “Prendete e mangiatene, la mia vita è come questo pane: Dio mi ha aiutato a condividerla senza distinzione con le sorelle e i fratelli che ho incontrato, fate così anche voi”. Poi prese una coppa di vino, la fece passare tra loro dicendo: “Bevetene tutti, in attesa che Dio realizzi le sue promesse attraverso le azioni delle persone. Il modo migliore per non dimenticarvi di me è che facciate come io e voi abbiamo imparato a fare insieme”.
PREGHIERA DI CONDIVISIONE
PREGHIERE SPONTANEE
PADRE NOSTRO
Passo dopo passo
intrecciamo insieme
la struttura del futuro.
Camminiamo con fiducia
su percorsi mai tracciati.
Così il sogno di Dio
è anche il nostro.
Per la Comunità Cristiana di base di Pinerolo,
Via città di Gap, Sergio Speziale e Antonella Ippolito, 27 maggio, 2023