lunedì 15 maggio 2023

Noi sindaci in prima linea contro l'ingiustizia di Stato che penalizza i bambini

 

Esistono questioni che, più di altre, hanno un impatto diretto sulla vita, sui progetti e sulla quotidianità delle persone. Questioni per le quali ha senso fare politica, dove non è possibile indietreggiare o fermarsi per opportunità. Quella per i diritti è una di queste, come sanno bene sindache e sindaci, primo punto di riferimento per le esigenze di coppie, famiglie, nuovi piccoli cittadini e nuove piccole cittadine dei nostri territori. Il nostro compito è quello di dare risposte adeguate a richieste di tutela e a necessità che, nella vita di molte persone e di molte famiglie, sono assolutamente primarie e indifferibili.

La vita famigliare delle persone Lgbt+ risulta, nell'assetto normativo attuale del nostro Paese, non ancora riconosciuta se non attraverso sentenze dei tribunali diverse tra loro e attraverso l'adozione in casi speciali: questo porta a generare una disparità di trattamento, una discriminazione e un fardello insostenibile. Proprio i principi costituzionali di uguaglianza e tutela della dignità della persona sono alla base della necessità di passi legislativi che non possono essere più rimandati, interventi che garantiscano a tutte e a tutti una parità di diritti: il riconoscimento anagrafico dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali e il matrimonio egualitario, che comporta conseguentemente l'accesso alle adozioni in modo pieno, così come previsto per le coppie eterosessuali.

Proprio in un momento come quello che viviamo, in una società che rischia di disgregarsi sempre di più, dobbiamo agire per costruire le condizioni perché i legami, anche giuridici, si rinsaldino e rafforzino, impegnandoci perché dalle unioni civili, primo storico passo di una battaglia di uguaglianza, si possa arrivare al matrimonio egualitario. Si tratta, dobbiamo ricordarlo e ribadirlo con forza, di diritti, non di privilegi. Diritti che devono essere accessibili a tutte e a tutti, per contrastare la discriminazione e ridurre quelle disuguaglianze che non permettono a tante famiglie di vedersi pienamente riconosciute e di avere le stesse possibilità e la stessa dignità di altre. Porre il problema dei diritti significa porre un problema di civiltà, agendo nell'interesse di bambine e bambini e delle loro famiglie. In questa situazione di vuoto normativo, peraltro già evidenziato dalla nostra Corte Costituzionale, i più piccoli sono vittime di quella che non dobbiamo considerare soltanto come semplice discriminazione, ma come vera e propria ingiustizia.

Come spesso è accaduto in passato, anche su questi temi sindache e sindaci sono in prima linea e hanno provato con coraggio a fare da apripista. A oggi, dopo lo stop alle registrazioni dei figli di famiglie omogenitoriali imposto di fatto prima al nostro comune e poi ad altri comuni tra cui Milano, crediamo che l'unica via percorribile per curare una vera e propria ferita per le nostre comunità sia un intervento legislativo nazionale che permetta di evitare di esporre bambine e bambini a una discriminazione profonda, evidente rispetto ad altri Paesi europei. Discriminazione inaccettabile che va eliminata e non semplicemente mitigata: non devono esistere casi particolari, ma diritti certi e diffusi. L'Europa stessa, nelle parole del Presidente della Corte di Giustizia Koen Lenaerts, ci ha recentemente ricordato che ciascun Stato membro esercita la sovranità legislativa propria in tema di adozioni per le coppie omogenitoriali e matrimonio egualitario, ma i suoi interventi normativi non possono e non devono ostacolare la libera circolazione dei minori insieme ai loro genitori.

Per ridurre le diseguaglianze e la forbice tra il nostro Paese e altri Stati dell'Unione, dobbiamo ridurre i casi in cui i diritti delle famiglie sono fortemente limitati, se non addirittura negati. Libertà, giustizia, eguaglianza di diritti, il senso profondo dell'Europa è proprio questo: i suoi valori fondanti devono guidare costantemente la nostra azione e il nostro impegno. Abbiamo la necessità di strumenti adeguati, che ci permettano di dare risposte concrete alle persone e alle famiglie dei nostri territori, in un quadro normativo che non scarichi le responsabilità sulle spalle di sindache e sindaci che hanno sinceramente provato in questi anni ad essere aperti e accoglienti. Le famiglie omogenitoriali sono al centro di questa battaglia di civiltà, ma questa rivendicazione dei diritti riguarda tutte e tutti: non esistono piene libertà senza diritti condivisi.

Torino vuole essere Città dei Diritti, ma non l'unica. Con sindache, sindaci, amministratrici e amministratori di tanti Comuni e città italiane abbiamo deciso di creare un fronte comune, che possa amplificare la voce di tante famiglie. Vogliamo essere stimolo per il cambiamento, farci tramite delle necessità e delle istanze che possiamo raccogliere immediatamente, da una posizione amministrativa vicina a cittadine e cittadini. L'iniziativa di oggi è un momento trasversale, libero da colori politici, che mette al centro le necessità di coppie e famiglie, ma soprattutto di bambine e bambini, al di là di come sono venuti al mondo. Non ribadiamo soltanto le nostre posizioni sul tema del riconoscimento delle figlie e dei figli delle coppie omogenitoriali e sul matrimonio egualitario: l'iniziativa è l'occasione per sottolineare ancora una volta l'importanza del riconoscimento di diritti universali. Si tratta di una battaglia per la democrazia e i diritti, doverosa e complessa, che rientra in un orizzonte più ampio e che coinvolge le nostre comunità e il nostro futuro. Una battaglia che non rientra sotto nessuna bandiera di partito: è una questione di civiltà che abbiamo il dovere, tutte e tutti, di promuovere.

Stefano Lo Russo

La Stampa, 12 maggio