di LINDA LAURA SABBADINI
La Repubblica, 9 maggio
Quello degli asili nido è un lungo travaglio del nostro Paese.Nel 1971 viene varata la legge che istituiva i nidi pubblici. 30 anni dopo, nel 2002, l’Europa si dà l’obiettivo del 33% di bimbi al nido per il 2010.
Naturalmente l’Italia non lo raggiunge alla data fissata.
Peggio, non lo raggiunge neanche a distanza di ulteriori 12 anni. Solo il 27% dei bimbi va al nido e nella metà dei casi nel settore privato. Ciò ha una conseguenza discriminatoria precisa. I nidi non sono accessibili ai bimbi poveri.Nelle zone più disagiate del Paese ce ne sono di meno e molti sono a pagamento. E così i nidi, che dovrebbero essere trattati come le scuole dell’infanzia, perché sono diventati parte del sistema educativo con il Governo Renzi, non sono alla portata di tutti e soprattutto non lo sono di chi ne avrebbe più bisogno, perché frequentarli aumenta la probabilità di successo scolastico futuro. L’Europa alza l’obiettivo al 45% di tasso di copertura per il 2030. Si preannuncia difficile anche arrivare al 33%. Sotto il Governo Conte II si sviluppa un grande dibattito sul Pnrr a proposito di nidi.
Il Comitato Colao pone come obiettivo da inserire nel Pnrr il 60% di bimbi al nido. Molte donne della società civile organizzate in “donne per la salvezza” si attivano con forza, e anche questo giornale si attiva non poco.
L’allora segretario del Pd Nicola Zingaretti dichiara di sostenere la proposta. C’era una grande attenzione politica. Sembrava che ce l’avremmo fatta, finalmente.
D’altro canto lo sviluppo dei nidi è elemento cruciale per il benessere dei bambini, contro la povertà educativa. E al tempo stesso permette alle donne di alleggerirsi del carico di lavoro non retribuito e di cercare lavoro o di progredire in carriera. Ed è proprio nei primi anni di vita che in un quinto dei casi le donne lasciano il lavoro, trovando poi grande difficoltà a rientrarci.
Il governo Conte II non arriva a varare il Pnrr. Arriva il governo Draghi e dopo una rivisitazione dell’intero Pnrr disegnato dal governo precedente, assume l’obiettivo del 33%. Dopo aver stabilito, secondo alcuni criteri legati alla copertura dei bisogni, la distribuzione delle risorseper territorio, si varano i primi bandi per l’assegnazione dei fondi ai Comuni. E qui si evidenziano i primi problemi con molti Enti Locali che si trovano in difficoltà a parteciparvi. I bandi vengono prorogati. E anche più di una volta, pur di raggiungere l’obiettivo. Ma ciò crea un effetto a catena. Se si aggiudica in ritardo, con più probabilità i Comuni a loro volta avvieranno i lavori in ritardo. E con più difficoltà riusciranno a raggiungere l’obiettivo entro la fatidica data del 30 giugno. È noto che i Comuni, soprattutto i più piccoli e nel Mezzogiorno, possono incontrare difficoltà. Lo abbiamo visto per i fondi europei precedenti.
Per questo motivo il governo Draghi, pur con la riapertura dei termini dei bandi, ha agito su tre piani: ha assegnato tutti i fondi rispettando anche la quota del 40% dello stanziamento al Sud. Ha introdotto, su proposta della ministra Carfagna, i livelli essenziali delle prestazioni al 33% di bimbi al nido, finanziando a regime i costi di gestione e non solo la costruzione di nidi tramite il Pnrr. Ha individuato un “paracadute” in caso di difficoltà di spesa da parte dei Comuni: il potere sostitutivo della cabina di regia. Cioè, in caso di difficoltà lo Stato può sostituirsi all’ente locale pur di raggiungere l’obiettivo. E allora una domanda è d’obbligo. Perché abbiamo aspettato tutti questi mesi e non abbiamo attivato il “paracadute”? Il governo ha annunciato che si è in ritardo e sarà necessario rinunciare ad una parte dei fondi del Pnrr renderli utilizzabili ad altri fini. In ballo sono anche i nidi. La trasparenza è d’obbligo. I nidi vanno salvati, così come la straordinaria occasione che abbiamo con il Pnrr. Eppure la premier aveva messo nel programma elettorale la copertura al 100% di nidi gratuiti. Ora sono a rischio anche quel 33% previsto.
Se il Governo non è in grado di tenere la barra dritta, lo dica e si provveda per tempo. Solo una cosa non possiamo permetterci come Paese, perdere quest’occasione storica per bimbi e donne.