giovedì 25 maggio 2023

TESTAMENTO DELL'AMORE

 Matteo 5, 7-24

7Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.


Tutto il messaggio e lo stile di vita del giovane Rabbi Gesù che andava di villaggio in villaggio tra la Galilea e la Giudea, guarendo e rivelando un mondo nuovo, era di portare a compimento (pleroma in greco) il senso della vita del suo popolo.

Ligio ai costumi religiosi dei padri frequentava le sinagoghe partecipava alle discussioni che vi si tenevano, ma a volte trasgrediva le leggi tramandate.

Quel Rabbi, che tutti chiamavano Jeshua era un laico e tendeva a desacralizzare ogni forma di separazione tra religione e vita. Raccontava di un Dio che aveva dentro di sé la vita, la molteplicità, le relazioni e che, per questo, non poteva essere senza ciò che è fuori di sé. Un Dio “non senza l'altro”, non senza le creature ,non senza i mondi.

Le parole da portare a compimento erano quelle della Torà, cioè della Legge ebraica. Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti: non sono venuto ad abolire ma a portare a compimento (Matteo 5, 17). Il messaggio di questo giovane maestro rappresentava un settantunesimo senso delle cose oltre i 70 sensi che ogni cosa poteva avere, secondo il popolo ebreo. Per gli ebrei il numero “settanta” stava ad indicare tutti i possibili sensi di una cosa. Infatti, nella concezione ebraica il mondo era formato da 70 popoli e a tutti era stata offerta la Legge (Tora). Qui, noi - ricordando la Paolo De Benedetti - abbiamo introdotto anche il “sessantunesimo senso” ,per indicare il compimento (pleroma) che Gesù ha fatto della Legge e dei Profeti dell'ebraismo.

Come se ogni Popolo e ogni uomo fosse l'ultima delle fonti di senso a portarne uno in più.

 E Dio si rallegra quando le creature si affaticano attorno alla Legge per capirla e arricchirla . C'è in tutto ciò un'immagine della Torà non inchiodata a un tempo e a un luogo, ma sempre in cammino.

Il pleroma del messaggio evangelico e perciò l'insieme di tutti tanti “settantunesimi sensi” apportati da Gesù.

Tra questi il primo è l'amore agape

Ma quanti altri influssi da mondi culturali e spirituali diversi, oltre a quelli della tradizione scritta e orale del suo popolo, avrà ricevuto nella sua formazione Gesù? Forse, pensava anche a questi altri mondi spirituali quando diceva di portare a compimento.

Anche i discepoli di Gesù, con il dono dello Spirito e l'altissima esperienza della Pentecoste sarebbero poi stati chiamati a “portare a compimento” altre grandi cose. Tra queste, la libertà della legge e il primato dell'amore agape..Compito impressionante, In primo luogo ,poiché “libertà” non indica la libertà soggettivistica o il libero arbitrio, ma libertà quale esistenza dell'uno a garanzia e a condizione della libertà di tutte le creature.

Il Discepolo ,grazie allo Spirito, si trasforma attivamente, esce dalla fede passiva ricevuta per tradizione verso una fede liberamente ricercata. Compito impressionante, In secondo luogo, poiché l'amore Agape è oltre l'amore filantropico, erotico, sessuale.

Il compimento attuato da Gesù dal Vecchio al Nuovo Testamento e continuato coi discepoli in un Secondo Nuovo Testamento. Quanti hanno accolto con fedeltà il messaggio evangelico non hanno testimoniato semplici commentari a una rivelazione bimillenaria ma hanno continuato ad “essere L'anima del mondo”, come scriveva nel secondo secolo d.C, l'ignoto autore della Lettera di Diogneto invitando i cristiani ad arricchire la vita individuale e collettiva al di là dei temi religiosi. La storia cristiana è ricca di opere e disegni che hanno una status evangelico uguale alle sublimi testimonianze della tradizione più antica. Anche ora nelle società secolari, assistiamo a belle presenze evangeliche come se fosse già presente Un Nuovo Testamento Nuovo che va oltre i confini delle istituzioni e delle Chiese, annunciando e vivendo la sola grande parola del riconoscimento amorevole tra tutte le creature. E' questo il testamento futuro che porta a compimento il Vecchio e il Nuovo Testamento. Potremmo chiamarlo Testamento dell'agape. 

Luigi Berzano , pubblicato su “Tempi di fraternita” aprile 2023