martedì 6 giugno 2023

La strage invisibile dei senzatetto italiani

Nell'ultimo anno le morti sono raddoppiate

ELISA FORTE

Senza dimora e senza futuro. Ma, forse, con un'ultima chance offerta dal Pnrr. Comuni italiani e privati hanno a disposizione 450 milioni (oltre i 90 dell'avviso europeo PrInS) per l'housing e per la presa in carico sociale. Nel Paese i senzatetto sono quasi 100mila. L'Istat a fine 2021 ne ha censiti 96.197. Sono perlopiù uomini (67%), italiani (62%) e con un'età media di 41 anni. Impietoso il confronto con il resto della popolazione: in media si muore a 84 anni, le persone senza dimora a circa 47. Le cause? Le condizioni di salute precarie (37%). Il 23% del totale in Italia vive a Roma (22mila). Milano ne conta 8.541, Napoli 6.601 (con la quota di donne più elevata), Torino 4.444.

È una strage invisibile solo per chi si gira dall'altra parte. I morti l'anno scorso sono stati 393. Più di uno al giorno. I corpi (e le croci) disseminati per strada, sui marciapiedi, sulle panchine, tra i cartoni-giaciglio sono visibili ed esposti. Sono scandalosi. Secondo l'osservatorio della Fiopsd (Federazione italiana organismi per le persone senza dimora) "le morti sono raddoppiate". E' il bilancio più pesante degli ultimi 3 anni: l'incremento è del 55% rispetto al 2021 e dell'83% rispetto al 2020. Di povertà, marginalità ed esclusione abitativa si muore tutto l'anno: in estate i decessi (109) superano quelli di autunno (101), primavera (97) e inverno (87). I servizi migliorano ma non bastano. La sfida dell'inclusione sembra ancora imbrigliata in politiche emergenziali. Stenta a decollare il reale percorso virtuoso tra il welfare pubblico e il terzo settore.

Ma ci sono anche buone prassi: da 9 anni 57 tra enti pubblici, cooperative e associazioni sperimentano Housing First, il modello di assistenza adottato negli Stati Uniti, in Danimarca e in Finlandia. A Roma, Torino, Bologna è stata offerta una casa a più di mille persone aiutandole a ricostruire la loro quotidianità. C'è un'equipe di operatori che li accompagna verso l'autonomia. E, quando iniziano a guadagnare viene chiesta una quota dell'affitto, una tappa verso la responsabilità. Agnese Ciulla, responsabile dei Rapporti Enti locali e Regioni della Fiopsd ritiene che «la governance in Italia ha fatto un passo in avanti riguardo il diritto alla residenza». «I Comuni – dice - devono attrezzarsi per garantirlo. Ma poi serve che si guardi alla persona: deve uscire dall'isolamento, stabilizzare il proprio benessere psico-fisico, ricominciare a lavorare». L'importante, conclude Ciulla, «è accompagnare le ristrutturazioni con progetti sociali mirati». L'abitazione è il punto di partenza e non di arrivo. Il paradigma è stato capovolto.

La Stampa, 4 giugno