mercoledì 28 giugno 2023

UN'INTERVISTA RIVELATRICE

 Intervista al presidente della Federazione latinoamericana dei preti sposati

I miei figli e mia moglie sono molto orgogliosi che io sia un prete”

Storicamente, sappiamo che il celibato non è mai stato un successo e dobbiamo ammetterlo. Dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che abbiamo torto e che non possiamo vivere nell’ipocrisiaSebastián Cózar, presidente della Federazione latinoamericana dei preti sposati, ha lanciato una campagna per chiedere al Sinodo di consentire la partecipazione di una delegazione di preti sposati. Il celibato facoltativo, uno dei temi che si discuteranno nell’Assemblea, è uno dei punti di maggiore attrito (forse perché, per la prima volta, sembra possibile) tra alcuni settori.

- Siamo con Sebastián Cózar. Benvenuto. Spagnolo residente in Cile o cileno nato in Spagna?

Sono in Cile da 47 anni. Sono spagnolo, nato nella provincia di Malaga e ho 78 anni. Sono sposato, ho tre figli, tre nipoti e vivo a San Carlos, in Cile.

- A San Carlos de Chile ed è padre, nonno…e prete. Perché è presidente della Federazione latinoamericana dei preti sposati.

- Infatti.

- Cos’è la Federazione dei Preti Sposati e che rilevanza ha questo fenomeno in America Latina?

- La Federazione dei Preti Sposati è stata fondata circa 30 anni fa con monsignor Jerónimo Podestá, vescovo argentino anche lui secolarizzato, e lo scopo era quello di riunirci, condividere insieme e cercare di trovare soluzioni alla nostra situazione di preti sposati all’interno della Chiesa. E anche, sollecitare, parlare sulla possibilità nella Chiesa del celibato facoltativo.

- Una possibilità che è sempre stata chiusa, almeno nella Chiesa di rito latino, ma ora con Francesco sembra che qualsiasi argomento sia aperto o possa essere possibile. Come osservate questo fatto?

- Che è una questione molto complessa all’interno della Chiesa, ma non per tutta la Chiesa. Il popolo di Dio, in genere, accetta che il prete viva in famiglia. Sto parlando dal punto di vista dell’America Latina. Quello che succede è che il popolo di Dio, che sono anche i vescovi ed i cardinali, ecc., ha ancora un rifiuto ad aprire la possibilità che il celibato sia facoltativo.

Da un lato, vediamo che, sebbene la maggioranza del popolo di Dio, i cristiani, le comunità in cui viviamo ci accettano e ci accolgono, la gerarchia, in generale, mostra una mancanza di coraggio e di audacia per affrontare questa realtà. Perché sa che è difficile, che è doloroso, e a volte dà l’impressione di voler stare in questa situazione comoda di non confronto e di lasciar andare le cose. 

- Ma perché si prende questa posizione? Perché non è che voi siate proprio degli esaltati. Né che ci sia, d’altra parte e anche se per un’utilità, un eccesso di preti nella Chiesa.

- Penso che abbiano paura dei cambiamenti; con questo devono confrontarsi. Perché sono pochi quelli della gerarchia a non volere cambiamenti, ma sicuramente c’è una grande maggioranza (parlo dell’America Latina) che accetta che la Chiesa debba essere rinnovata, e questo significa che deve accettare i preti sposati. Come mi diceva il segretario generale del Celam, è necessario che partecipino più vescovi, che ci sia più forza per un cambiamento.

- Il popolo di Dio è la maggioranza, ma le decisioni continuano ad essere prese nella gerarchia. Cosa chiedi alla Chiesa?

- Quello che chiediamo, in questo momento, è che si tenga in considerazione il ruolo dei preti sposati all’interno della Chiesa. Noi preti sposati siamo stati chiamati dal Signore. Come ha detto: “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. E anche di più; come dice Paolo, c’è la missione di evangelizzare, di partecipare all’evangelizzazione della Chiesa.

Quello che veramente chiediamo è che la Chiesa ci accetti per servire “dentro” la Chiesa nell’evangelizzazione. E, inoltre, che il celibato sia facoltativo; un arricchimento, senza dubbio, per la Chiesa. Storicamente sappiamo che il celibato non è mai stato un successo e dobbiamo riconoscerlo. Dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che abbiamo torto e che non possiamo vivere nell’ipocrisia.


- Il celibato, anche storicamente, è stato più uno strumento di potere che uno strumento dello stesso Gesù. Di fatto, credo che non pochi, se non tutti, i discepoli di Gesù fossero sposati. Almeno, di Pietro sappiamo che aveva una suocera. Inoltre, l’unione con l’Impero Romano ha incoraggiato l’istituzione a volere che i suoi responsabili non fossero sposati e non avessero figli per non dover suddividere le eredità.

- Ma credo che oggi tutti sappiamo che la celebrazione delle messe, e tutta questa questione è stata creata come mezzo perché i preti avessero risorse economiche. Credo che noi preti, come dice Paolo, dobbiamo lavorare e guadagnarci da vivere come qualsiasi altra persona e che chiunque possa essere scelto, all’interno della comunità, come prete. Che possa essere contadino, falegname, ingegnere... qualunque cosa.

Ma quel che è certo è che non dobbiamo dubitare che il prete sposato sia qualcosa di positivo e arricchente per la Chiesa. Siamo chiamati a servire la comunità. Il Vangelo è ciò che ci riguarda.

Un vescovo mi diceva, lì in Cile: “non andate a chiedere di voler celebrare messa”. E io gli ho detto: “Guardi, questo ci importa meno. Perché quello che ci interessa, quello che vogliamo è evangelizzare”.

- In ottobre inizia la fase mondiale del Sinodo. Questo sinodo che sta dando tante speranze e anche tanti timori. Voi avete chiesto al CELAM di voler partecipare a questa fase come Federazione dei Preti Sposati. Quali risposte ci sono, quali prospettive?

- L’importante è che già, almeno in Sud America, abbiamo avuto una partecipazione al Sinodo continentale. Ci sono stato di recente come prete sposato. Sono stato ricevuto e accolto dalla Conferenza Episcopale Latinoamericana. La presenza, come dicevano alcuni, è già importante. Che abbiano ricevuto un prete sposato che è nonno. Quest’accoglienza è un inizio; molto poco, ma si stanno aprendo delle possibilità e posso dire che alla fine degli incontri si è parlato molto della necessità dei preti sposati nella Chiesa. Anche delle donne, problematica posta molto bene ed è quello che vogliamo.

Il fatto di partecipare al Sinodo continentale di Brasilia è importante. C’erano circa 200 persone e sono stato accolto molto bene e ascoltato. Parliamo dei preti sposati, della loro problematica e della loro situazione. E, vedendo l’esperienza del Sinodo continentale a Brasilia, anche noi vorremmo partecipare al Sinodo di ottobre che terremo a Roma, a Dio piacendo. Ho infatti scritto al cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo. Mi hanno risposto che questo lo decidono le conferenze episcopali di ogni Paese, e lì abbiamo visto che era complicato. Monsignor Lozano, che è il segretario generale del Celam, ha detto che è una decisione piuttosto complessa perché possono andare solo 20 rappresentanti dell’America Latina, che c’è tanta voglia di partecipare, e tutto questo... Quindi, siamo qui.

- Suppongo che il papa possa scegliere anche un determinato numero di assistenti.

- Sì. In effetti, gli abbiamo scritto come un’opzione, perché vediamo che è difficile accettarci. Perché anche noi siamo tanti.

- Quanti?

- In America Latina, più di 30.000

- Un numero non trascurabile.

- Sì. Si noti che solo il Brasile ha circa 6.000 preti sposati. Siamo una realtà silenziosa all’interno della Chiesa. Una realtà che deve essere risolta, e abbiamo bisogno di essere ascoltati perché è un ottimo cammino per la Chiesa che siamo evangelizzatori. E questo richiede che ci ascoltino, che ci sia un dialogo con carità, con fraternità, con generosità e con tenerezza, direi. Senza coprire nulla.

La storia ci ha dimostrato che abbiamo commesso molti errori e dobbiamo superarli. E per superarli dobbiamo parlare e trovare percorsi di soluzione. Percorsi possibili, ma manca la volontà. E quello che vogliamo è la volontà di cambiare; perché in un sinodo si possono dire molte cose, si possono scrivere..., ma, se non le mettiamo in pratica, non ci servono per nulla. Dobbiamo andare verso ciò di cui la Chiesa ha veramente bisogno in questo momento, e il ruolo dei preti sposati è essenziale.

- Bene, buona fortuna per questa sfida, Sebastián. Ho anche un’ultima domanda di carattere personale. Ha una moglie, tre figli e tre nipoti. Cosa ne pensano di tutto questo? I nipoti, probabilmente niente, ma cosa ne pensano i suoi figli?

- I miei figli sono molto orgogliosi; felici che sia stato prete. Ci vogliamo molto bene. Ci chiamiamo continuamente. È come una volta, in un incontro in Brasile, dove ricordo che si parlava di quello che pensavano i figli, di quello che dici tu. E una ragazza disse: “Mio padre, poichè è prete, ci capisce sempre di più” (ride). Ed è vero. Nel mondo nel quale ho lavorato, quello del commercio, i venditori, tante persone, mi hanno sempre rispettato e mi hanno anche chiesto consigli, perché tutti sanno qual è la mia vita. Capisco che come religiosi siamo amati, siamo rispettati; ci considerano molto bene. Mi sento molto a mio agio.

- E tua moglie è d’accordo con tutto questo?

- Sì, molto. Con molta pazienza, perché lei dice che non siamo preparati a vivere la realtà. Che il nostro è un altro mondo, ed è vero. Dal momento che siamo preti, viviamo un altro mondo, un’altra realtà. E dal momento che dobbiamo condividere la vita con un’altra persona, dobbiamo adattarci perché non siamo formati per questo. Ringrazio mia moglie perché ha avuto quest’affetto, questa pazienza di aiutarci a condividere la realtà della vita.

- Sebastián Cózar, presidente della Federazione Latinoamericana dei Preti Sposati, grazie mille, buona fortuna, e speriamo che tu possa andare e raccontarcelo. Ok?

- Se è così, sarò qui di sicuro.

- E se no, ce lo racconterai lo stesso. Molte grazie

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Intervista a cura di Jesús Bastante, pubblicata il 25.06.2023 in Religión Digital (www.religiondigital.com)

Traduzione a cura di Lorenzo TOMMASELLI


NOTA : 

Se si aggiungono i 28.000 preti sposati, dichiarati o no,

 l'Europa ha una realtà ben consistente. I dati sono dal 2021.

 Ora sono ben di più.

Mi raccomando....non lasciate il ministero. Create comunità

nuove....Io ho fatto così con tanta gioia..

Franco Barbero