LA CHIESA CHE SAPEVA DIRE DI NO
di Tomaso Montanari
Intorno al 1615 Peter Paul Rubens dipinse questo quadro superbo (Sant'Ambrogio impedisce
all'imperatore Teodosio di entrare in Chiesa - Olio su tela - Kunsthistorisches Museum Vienna), chiestogli
forse da un committente genovese, e presto finito nelle collezioni imperiali. Tutto il colore di Tiziano
tornava a vivere, gonfiando sotto lo scirocco di uno stile nuovo, che presto si sarebbe chiamato barocco:
gesti eloquenti, vesti sontuose, cieli carichi di elettricità costruivano una narrazione carica di pathos.
Così, la storia passata diventava contemporanea: viva.
In questo caso, la storia riguarda Ambrogio, il santo vescovo di Milano: che secondo una tradizione
molto amata, ma anche molto discussa, avrebbe impedito all'imperatore Teodosio di entrare in chiesa
(e Rubens immagina che quella chiesa fosse il Duomo di Milano, rappresentato come un tempio del
secondo Cinquecento), perché questi si era orribilmente macchiato di sangue reprimendo una rivolta
popolare a Tessalonica. Nelle mani di Rubens questo episodio diventa indimenticabile: la forza bruta
del potere, rappresentata dal seguito militare dell'imperatore, viene fermata dall'inerme prestigio
spirituale del vescovo e del suo clero. Il senso è chiaro: non tutto è nella disponibilità del potere di questo
mondo. Esiste un giudizio morale: ed esiste chi in nome di quel giudizio morale dice un no. Se sei
l'imperatore puoi certo fare quello che vuoi: puoi massacrare una intera folla. Ma non puoi poi pretendere
di essere accolto in chiesa come se nulla fosse.
Ebbene, fa una certa impressione guardare questa scena oggi. Oggi che proprio il Duomo di Milano è
stato piegato a santificare, in una liturgia religiosa e civile, uno che ha usato il suo potere per abbattere
praticamente ogni valore religioso e civile. Oggi che non c'è in Italia, né nella Chiesa né nello Stato un
Ambrogio capace di stendere la mano e dire di no. Oggi quel quadro ritrarrebbe una parte sola: quella
del potere (in doppiopetto e gessato, non in armatura; magari con qualche lupara sullo sfondo...), e la
porta del Duomo sarebbe spalancata. E forse è proprio per questo che il tempio (quello della democrazia,
ma anche quello della Chiesa) è sempre più vuoto: perché è davvero difficile trovare un'autorità che,
con l'autorevolezza e la credibilità di Ambrogio, sappia dire di no in nome di valori che non si comprano
e non si vendono. Eppure sono proprio questi no che avremmo bisogno di vedere: con la stessa nitidezza
e la stessa incisività di cui la pittura di Rubens era capace.