LE SERVITÙ MILITARI IN SARDEGNA
Le Servitù Militari spiegate semplicemente, un articolo dell’Assemblea Natzionale Sarda e video di Elisa & Nicola
Le Servitù Militari spiegate semplicemente – Assemblea Natzionale Sarda
Qual è lo stato dell’arte della presenza militare in Sardegna?
Cos’è una servitù militare? È il termine corretto?
Quanti e quali territori sono interdetti alla popolazione per via delle attività militari?
Si può parlare di occupazione militare della Sardegna?
Perchè tanti sardi protestano contro la presenza degli eserciti nell’Isola?
Esiste un’alternativa a questo scenario?
Assemblea Natzionale Sarda dà una panoramica dello status quo per facilitare la risposta a questi interrogativi, facendo luce su una tematica tanto dibattuta ma non sempre pienamente compresa in tutti gli aspetti.
Cosa è una servitù militare?
Il termine “servitù militare” è utilizzato impropriamente a livello giornalistico e colloquiale nella società. Contrariamente a quanto si sente, e a quanto si legge anche nel titolo di questo articolo, in termini giuridici si dovrebbe parlare di Demanio militare. Spieghiamo di seguito la differenza.
- Il Demanio militare comprende i beni di proprietà dello Stato destinati all’attività militare, quindi i poligoni e le caserme ma anche altre strutture come basi navali e aeroporti militari, depositi per munizioni, depositi di combustibile e oleodotti, stazioni radiogoniometriche, impianti di telecomunicazioni, fari ed ex batterie. In Sardegna queste comprendono una superficie pari a 237,65 km2. [1]
- La Servitù militare, termine talvolta usato erroneamente per intendere tutto il terreno occupato militarmente, invece è un istituto della legge italiana che prevede la limitazione del diritto di proprietà nelle aree confinanti con gli impianti del Demanio militare per motivi di funzionalità e sicurezza degli impianti stessi. Le limitazioni possono essere il divieto di edificazione in prossimità dei siti o lo sgombero di terreni e abitazioni in concomitanza con operazioni di esercitazione militare. Le servitù militari in Sardegna hanno un’estensione complessiva di 136,07 km2.[1]
Questo significa che in Sardegna l’area totale destinata ad uso militare e sottratta dallo Stato ai civili è pari a 373,72 km2. Il 65% del demanio militare italiano è sull’Isola.
Quali basi militari sono presenti in Sardegna?
Oltre a una vasta quantità di immobili inclusi nel Demanio, quattro sono le più importanti basi militari installate nell’Isola e sono utilizzate principalmente come sito d’addestramento per gli eserciti appartenenti a diversi Stati del mondo [2]:
- Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Salto di Quirra: situato nella parte sud-orientale dell’isola si estende su un vasto altopiano chiamato “Su Pranu”, geograficamente conosciuto come “Salto di Quirra”. La base è divisa in due grandi sottosistemi: un “poligono a terra” di 12.000 ettari nel comune di Perdasdefogu, dove ha sede anche il Comando, e un “poligono a mare” di 2.000 ettari, a Capo San Lorenzo, nel comune di Villaputzu, che si estende per 50 km fino a Capo Bellavista. [4]
- Poligono Militare di Capo Teulada: situato nella parte sud-occidentale della Sardegna, nel comune di Teulada, è un poligono permanente per esercitazioni terra-aria-mare affidato all’Esercito Italiano e messo a disposizione della NATO. È il secondo poligono d’Italia per estensione con 7.200 ettari di terreno a cui si aggiungono i 75.000 ettari delle attigue “zone di restrizione dello spazio aereo e le zone interdette alla navigazione”, ovvero le servitù militari. [5]
- Poligono Capo Frasca: sito sulla costa occidentale dell’Isola, nel comune di Arbus, è un poligono dell’Aeronautica Italiana messo anche a disposizione delle altre forze NATO per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Occupa una superficie a terra di 14 Km2 e impegna anche una servitù marina interdetta alla navigazione nei comuni di Arbus e Terralba. [6]
- Aeroporto Militare di Decimomannu: situato nel Campidano di Cagliari, è una base aeroportuale dell’Aeronautica Militare italiana e utilizzato anche dalle altre aviazioni NATO, in passato soprattutto dalla tedesca Luftwaffe. Dal 2023 è presente anche l’International Flight Training School (IFTS). Grava principalmente sulle aree del comune di Villasor e quelle di Decimomannu con una superficie di 18,16 km2, di cui 5,72 km2 di demanio e 12,44 km2 di servitù. [7]
A queste si aggiungeva la Base Navale di Santo Stefano nell’arcipelago di La Maddalena, che ospitava due importanti impianti: il deposito di munizioni della NATO “Guardia del Moro” e la base-appoggio americana per sommergibili nucleari, ma dal 2008 è stata dismessa definitivamente dopo un accordo tra il Governo italiano e lo Stato Maggiore USA. [8]
Chi decise di installarle?
La matrice giuridica di queste basi militari in Sardegna va ricercata nel processo che portò alla fondazione della NATO, l’alleanza atlantica concepita per la difesa da un potenziale attacco del blocco sovietico, e i rapporti tra Italia e USA all’alba degli anni ‘50. [9][21]
Più in particolare, la legittimazione della presenza americana nello Stato Italiano fu sancita con l’accordo bilaterale Italia – Stati Uniti del 7 gennaio 1952, chiamato “Accordo di mutua sicurezza”, che integrava gli impegni presi con la ratifica del Trattato di Washington e con cui gli Stati Uniti reclamarono delle postazioni in territorio italiano. [10]
Due anni dopo, precisamente il 20 ottobre 1954, un altro accordo tra Italia e USA noto come Bilateral Infrastructure Agreement (B.I.A.) fu stipulato al fine di individuare un certo numero di infrastrutture bilaterali e di fatto costituì il via libera a nuove installazioni militari. [10] Nello stesso accordo si definivano le linee da seguire per ciò che concerneva la gestione delle basi. Sebbene siano passati tanti anni dalla sua sottoscrizione il B.I.A. non è ancora stato desecretato e il suo preciso contenuto non è mai stato reso noto. Di fatto il contenuto segreto è stato in parte svelato, seppur involontariamente, attraverso lo scandalo “Wikileaks.”
A partire dagli anni ’50, la NATO assegnò alla Sardegna il ruolo di piattaforma addestrativa per la sua posizione periferica rispetto alla cosiddetta “soglia di Gorizia”, ovvero il confine nord-orientale italiano con la Jugoslavia, allora parte del blocco sovietico. Risale a quel periodo la nascita delle tre grandi basi addestrative di Teulada, Salto di Quirra e Capo Frasca e il ripristino dell’aeroporto militare di Decimomannu. [9]
La conferma dell’importanza strategica della Sardegna negli interessi statunitensi arriva da un rapporto della Central Intelligence Agency (CIA) degli anni Sessanta [21], dal quale emerge chiaro il criterio di scelta dell’isola come luogo particolarmente adatto agli scopi militari.
L’Italia è una mega portaerei che si affaccia sul Mediterraneo, si sporge a Est e sbircia a Oriente. All’interno di questa mega portaerei c’è la Sardegna, che fa parte della portaerei, ma non ha il fastidioso problema della gente e delle città. Una sorta di ponte libero, ettari ed ettari non cari, quasi spopolati ma comunque abitati dalla gente, i sardi, tenaci e coriacei, ma come risaputo incapaci di costituire movimenti collettivi o iniziative comuni. L’isola è povera, e per questo facilmente comprabile con poche centinaia di posti di lavoro nelle basi militari, da offrire come mangime a qualche compiacente politico nazionale o regionale.
Rapporto della Central Intelligence Agency (CIA), 1960
