sabato 26 agosto 2023

COMMENTO AL BRANO EVANGELICO DI DOMENICA 27 AGOSTO 2023

 

PASTORI, NON GERARCHI

Matteo 16,13-20

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


Questo notissimo brano viene spesso presentato nella predicazione cattolica come la base su cui si fonda il primato di Pietro che tutti i suoi successori avrebbero in eredità.

Le dispute sull'origine del testo, dicono che Gesù riconosce la fede di Pietro, ma qui siamo mille miglia lontani dalla concezione del primato papale, come si andò configurando nei secoli. 

Oggi tale interpretazione è pura ideologia a sostegno del potere, priva di ogni serietà esegetica. La letteratura esegetica e storica documenta ampiamente l'infondatezza di questa lettura dogmatizzante di un linguaggio esortativo e costruttivo.


LA VITA COMUNITARIA CONOSCE GIOIE E CONFLITTI'

Dunque, ancora una volta Gesù vuole riflettere sulla sua missione. Gli interessa sapere che cosa la gente pensa di lui e, soprattutto, che cosa ne pensano i discepoli/e.

Senza gli occhi degli altri, nessuno capisce se stesso. Si vive e si realizza la propria "vocazione" dentro un cammino ed un intreccio di relazioni. . Evidentemente anche in lui i dubbi erano reali e vedeva anche le tensioni interne alla comunità degli anni 90-100.

La gente aveva capito molto di Gesù:lo aveva giustamente collocato tra i profeti. Ma è chiaro che Gesù ha un interesse particolare a conoscere il pensiero dei discepoli e delle discepole. E Pietro, che anche in questo caso è il portavoce del gruppo, non si fa attendere: "Tu sei il Cristo , il figlio del Dio Vivente".

Si tratta, nel linguaggio ebraico di allora, di un aperto riconoscimento della missione di Gesù: per Pietro Gesù è il messia atteso. Lo chiama "Figlio del Dio vivente", cioè colui che ha ricevuto da Dio una missione tutta particolare, che vive con Dio una profonda intimità. Figlio di Dio è un'espressione presa dal linguaggio del

Testamento ebraico e non significa mai Dio, ma un suo "funzionario", l'inviato, l'unto.....

LENTAMENTE NACQUERO LE TENSIONI

Solo quando nel secondo e terzo secolo dell'era cristiana lentamente cominciammo a recidere le nostre radici ebraiche e nacque qua e là una religione che prendeva le distanze dall'ebraismo (cosa mai pensata e progettata da Gesù).

La metafora "Figlio di Dio" cominciò a designare un essere divino: pensiero totalmente estraneo al Gesù storico. Dentro i primi secoli non possiamo sognare dei gruppi in perfetta armonia che esigeva un servizio di guida e di accompagnamento.

Il brano, dunque ci parla di questa profonda fede di Pietro e dei discepoli. Matteo, attraverso le parole di Pietro, invita la sua "comunità" a riconoscere in Gesù l'inviato, il testimone, il messia e, nello stesso tempo, l'esigenza di persone che esercitassero un servizio pastorale.

Oggi la mia fede si ritrova totalmente nelle parole di Pietro. Per me, come cristiano, Gesù è la manifes

tazione di Dio, il Suo testimone per eccellenza. Non è certamente Dio, ma è la creatura che in modo unico, per me come cristiano, mi mette in contatto con Dio, mi svela la strada, la volontà di Dio, mi parla del Suo amore per il creato e per i più deboli in maniera del tutto singolare.


BEATO...SU QUESTA PIETRA...

Gesù loda Pietro per la sua fede e gli promette che, proprio per questa fede, potrà essere pietra di fondamento per i suoi fratelli e le sue sorelle e potrà far fronte a tutte le difficoltà che incontrerà nell'adempimento della sua missione.

Il linguaggio, pieno di citazioni e di metafore ebraiche, va compreso nella sua profonda espressività. Ad una lettura ingenua potremmo pensare che Gesù conferisca a Pietro dei poteri straordinari. Nulla di tutto questo. Gesù rassicura Pietro che, se manterrà salda la sua fede in lui come inviato di Dio, nessuna avversità potrà fermarlo.

E' probabile che Matteo, scrivendo per la sua comunità degli anni 90, in un momento di incertezza e di contrasti, voglia enfatizzare la fede di Pietro che in momenti difficili era stato la pietra, cioè il riferimento evangelicamente autorevole per ritrovare la strada del Vangelo.

Ma in ogni caso questa promessa è fatta a Pietro che più volte si era comportato non da roccia, ma da terra friabile. Pietro non avrà nulla da pavoneggiarsi, ma dovrà semplicemente fidarsi ed affidarsi. 

Infatti tutta la testimonianza delle Scritture ci parla di un Pietro che sbaglia, che fraintende, che merita il duro appellativo di satana, di Pietro che piange, tradisce dando il suo servizio e la sua testimonianza a tutta la comunità....

Ma questo uomo fragile ha buttato tutta la sua vita nella sequela di Gesù. 

Egli, senza mai essere un eroe, è stato una delle “colonne” delle comunità delle origini per la sua fedeltà e perseveranza. 

Le Scritture del Secondo Testamento lasciano tracce evidenti di questa contraddizione.

Le comunità dei primi secoli , non avendo la disgrazia delal gerarchia ma la saggezza del vivere quotidiano, si sono creati dei fratelli e delle sorelle che, per la loro fedeltà al Vangelo potessero essere testimoni vere e guide sagge: pastori che accompagnano il cammino.


UNA PROMESSA PER CIASCUNA E CIASCUNO DI NOI

Non ci è chiesto di essere “persone infrangibili”, eccezionali. 

La fede non mira a creare degli eroi o dei santi, ma dei testimoni del Vangelo dentro una condizione di fragilità.

Non lasciamoci sedurre dall'illusione di diventare persone invulnerabili, inossidabili. Pietro è “grande” proprio per questa sua umanità friabile, da lui totalmente accolta e rimessa nelle mani di Dio .

Ci basti essere quello che siamo, persone comuni che non nascondono i tratti della loro precaria umanità. 

Allora potremo sentire su di noi quel “beato te” che inondò il cuore di Pietro e potremo diventare a nostra volta, secondo il dono di Dio, una pietra di appoggio, un' oasi di riposo, una presenza accogliente ed accompagnatrice per altri uomini e donne come noi.


NON EVITIAMO QUESTO PRBLEMA

Le piccole comunità, prima che il Concilio di Nicea del 325 costruisse una struttura gerarchica, fondata sul potere, dei primi tre secoli, mentre negavano la realtà della gerarchia, erano molto attente a cercare dentro la singola comunità delle persone profetiche che sapessero valorizzare le differenze, sciogliere i conflitti e in qualche modo diventare “pastori” della comunità.

In nessun modo costoro erano sacerdoti, ma persone scelte in comunità per sostenere il cammino e comporre i conflitti. 

Il ruolo di animatore o animatrice era scelto per mantenere unito il cammino. Di pastori le comunità hanno un grande bisogno, ma devono essere animatori scelti dalla comunità stessa per la loro competenza e per la loro disponibilità al servizio.

Penso personalmente, con una riflessione che proviene dagli studi evangelici e dalla mia esperienza di servizio comunitario.

 Forse le comunità di base farebbero bene a dedicare una riflessione a questo punto anche perché le stesse comunità corrono il rischio di spegnersi se non provvedono a darsi dei “pastori” e “pastore” (scelte al loro interno)che accompagnino e non dirigano la comunità.

L'idea del gruppo spontaneo e del fervore intramontabile può diventare un'illusione senza un minimo di organizzazione evangelica fatta con persone che abbiano disponibilità al servizio e un buon grado di preparazione esegetica.

Va da sé che simile servizio può essere ad tempus, e la comunità può scegliere una modalità a rotazione tra i suoi membri.

 Resta il fatto che i ministeri si evolvono e le comunità possono essere creative: che bel dono di Dio!!


Franco Barbero

Pinerolo 26/08/2023