Su Repubblica del 18 agosto si legge "che la chiesa si interroga sulla teologia queer di Michela Murgia".
Sarebbe un'ottima notizia, se ciò avvenisse davvero. Qualche passo si è fatto in questi ultimi anni sulla Rivista Concilium. Ma noi meno giovani abbiamo seguito con molta attenzione le opere della teologa argentina, morta pochi anni fa, lasciandoci due libri "Indecent Theology" (2000) e "Il Dio queer" (Claudiana Ed).
Marcella Althaus-Reid, muore a 57 anni, nel pieno della sua ruicerca.
Queer: Dio non ha paura di contaminarsi con nessuno/a.
Ora nella chiesa italiana, cattolica e protestante, sono state pubblicate una trentina di studi sul Dio queer.
Dunque, non solo il movimento teologico femminista, ma tutta la teologia è coinvolta in qualche ricerca, che pone molti punti interrogativi a questioni aperte, ma apre strade evangeliche nuove che parlano particolarmente al cuore dei semplici ed emarginati/e.
L'Editore presenta il volume italiano con quester parole: "Chi pensasse che il Dio queer sia semplicemente un altro libro sulla fede cristiana e l'omosesssualità, sbaglierebbe: la teologia queer, proposta da Marcella Althaus-Reid, è molto di più e proviene da un universo concettuale e spirituale altro che non cessa di provocare e di stupire". (quarta di copertina)
Per noi occidentali spesso l'ambito e i linguaggi religiosi sono come pietre irremovibili. Qui la teologa esce dal consueto panorama linguistico e concettuale. Ci regala una provocazione che non potremo trascurare nei prossimi decenni.
Franco Barbero