lunedì 11 settembre 2023

Il viaggio papale

Papa Francesco in Mongolia tende la mano anche alla Cina

La Repubblica, 2 settembre 2023

di Iacopo Scaramuzzi


ULAN BATOR — Quando i tre uomini cinesi sentono parlare italiano, esclamano "Papa, Papa!". Se ci sono italiani in giro, deve essere arrivato anche Francesco. I tre sono cristiani, uno di loro mostra orgoglioso una medaglia che porta al collo e che raffigura Gesù. Per arrivare a Ulan Bator hanno dovuto intraprendere un viaggio lungo, ma meno complicato che raggiungere Roma. Il Vaticano aveva confermato che ci sarebbero stati fedeli cinesi ma nelle ultime ore si era diffusa la voce che le autorità di Pechino avessero vietato loro il viaggio. Non ci saranno, è vero, vescovi provenienti dalla Cina continentale, ma i fedeli sono arrivati. «Siamo circa duecento», raccontano i tre pellegrini. Vedere il Papa di persona è un sogno che si realizza: «È l'erede di Pietro, il rappresentante di Cristo in terra, e ci incoraggia nella nostra fede».

Jorge Mario Bergoglio è arrivato in Mongolia per incontrare la minuscola comunità cattolica, 1.500 anime – erano 14 nel 1995 – su tre milioni di abitanti. Ma visitando questo Paese chiuso a nord dalla Russia e a sud dalla Cina guarda anche a Pechino, fin dalla traiettoria. Se all'epoca di Giovanni Paolo II l'aereo del Pontefice non poteva entrare nello spazio aereo cinese, Francesco è il primo Papa a sorvolare la Cina: lo ha fatto nel 2014 diretto a Seoul, e ora di nuovo nel viaggio per Ulan Bator. Come vuole il protocollo, è l'occasione per inviare un messaggio augurale al presidente Xi Jinping: «Assicurandovi le mie preghiere per il benessere della Nazione, invoco su tutti voi le benedizioni divine dell'unità e della pace», ha scritto il Papa. Non scontata la risposta di Pechino: «La Cina è pronta a continuare a lavorare con il Vaticano per impegnarsi in un dialogo costruttivo, migliorare la comprensione, rafforzare la fiducia reciproca», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri.

Ora, però, il Papa si concentra sulla Mongolia. Finita l'era sovietica, riammesse le religioni nello spazio pubblico, il Paese tenta di sganciarsi dalla Cina e dalla Russia. Scoprendo nuovi vicini come la Corea del Sud. O rispolverando l'immagine del grande conquistatore Gengis Khan. La sua statua, oggi, domina la piazza centrale, dove si affacciano grattacieli e insegne in cirillico, dove gli studenti mangiano a uno stand di sudcoreano, e dove sventolano le bandiere mongole accanto a quelle giallo-bianche del Vaticano.